18 dicembre 2018
Aggiornato 11:34

Urso: «La proposta di Fdi per chi è indebitato con le banche»

Il senatore di Fratelli d'Italia presenta ai microfoni del DiariodelWeb.it il suo emendamento sulla pace bancaria: «Per le vittime della crisi e degli scandali»

Adolfo Urso, senatore di Fratelli d'Italia, ieri mattina ha presentato la sua proposta per una pace bancaria. Di che si tratta?
La proposta nasce da un fatto ormai appurato: la crisi e gli scandali bancari, che ormai risalgono a qualche anno fa. Per questo abbiamo presentato un provvedimento che tende a una sorta di pace bancaria. Cioè che consente a famiglie, singoli professionisti e piccole e medie imprese di riscattare il proprio debito, nel momento stesso in cui le banche abbiano deciso di cederlo. Si tratta di un meccanismo ormai piuttosto consolidato: le banche, anche su sollecitazione della Bce, si stanno liberando dei loro crediti deteriorati, cedendoli a soggetti purtroppo molto spesso speculativi.

Le temute società di recupero crediti?
Esatto. Allora noi prevediamo che, nel momento stesso in cui la banca cede, debba comunicarlo al creditore. Quest'ultimo ha tre mesi di tempo per poterlo riscattare, pagando una cifra superiore del 20% rispetto alla somma per la quale la società di recupero crediti ha acquistato questo debito.

Per capirci, rispetto all'ammontare totale del debito, di che ordine di grandezza parliamo?
È molto semplice. Se la cessione è stata stabilita per il 20% del debito complessivo, bisognerà aggiungere il 20% del 20%, ovvero il 4%. Insomma, pagando il 24%, io soggetto debitore, piccola o media impresa o famiglia con il mutuo, me lo riscatto.

Me ne posso liberare pagando meno di un quarto di quanto avrei dovuto versare inizialmente.
Parliamo di piccoli soggetti, perché si presuppone che le grandi imprese abbiano altri livelli contrattuali. Se vado in banca e cerco di riscattare il mio debito, mi chiedono l'80-90%. Se invece ci va una società di recupero crediti, glielo valutano il 15-20%. Quanto ci devono guadagnare?

Di solito molto, aggiungono parecchie spese.
Parliamo del 100, 200, anche 300% di quello che hanno investito. Mi sembra un po' eccessivo.

Indubbiamente.
Quindi noi diciamo: benissimo, ci guadagni pure, ma il 20% di quanto hai investito. Questo riguarda anche retroattivamente ciò che è stato riscosso dall'inizio della crisi ad oggi. Se ho un debito più vecchio che non ho ancora recuperato e c'è ancora una causa in corso, io debitore posso riscattarlo al 40% in più rispetto a quanto la società lo ha acquistato dalla banca. Si paga un po' di più perché si presuppone che ci siano state delle spese legali.

Così ci guadagna sia la banca che il debitore.
La banca guadagna quello che ha ritenuto di guadagnare, perché ha ceduto il debito o lo sta cedendo. A questo punto le banche potrebbero anche cederlo direttamente al debitore, in cambio di quanto è previsto alla legge. La società che lo acquista ci può guadagnare il 20%, o il 40% se ha già iniziato un'azione legale.

Risparmiando anche sulle spese delle pratiche.
La chiamiamo pace bancaria perché permetterebbe di liberare artigiani, piccoli imprenditori e famiglie da un fardello che molto spesso ne ha impedito il proseguimento dell'attività produttiva.

È un caso molto frequente in Italia?
Ne sono coinvolte 1.260.000 persone. Togliendo le grandi imprese e i grandi debiti, perché verosimilmente li hanno ottenuti con un rapporto contrattuale pressoché paritetico con la banca. Ma la famiglia che ha il mutuo o l'artigiano che ha 100 mila euro di debito perché ha comprato un macchinario, invece di chiudere l'azienda può riscattare il debito.

E ripartire. Infatti la chiamate pace bancaria perché ha intenti simili a quelli della pace fiscale proposta dal governo.
Certo. Con la differenza che in questo caso lo Stato non ci deve mettere nulla, né ci rimette nulla. Il rapporto è esclusivamente tra privati.

Lo presenterete come emendamento alla finanziaria?
L'abbiamo presentato come proposta di legge, di cui io sono il primo firmatario. Poi tutte queste proposte, per buona volontà, li presenteremo come emendamento alla finanziaria, sperando che i nostri alleati della Lega innanzitutto, ma in generale anche la maggioranza e tutto il parlamento sfruttino questa occasione.

Avete già ricevuto qualche risposta dalla Lega?
Ho un segnale positivo su un altro provvedimento: la ricostruzione della commissione d'inchiesta sulle banche. Ho presentato la proposta di legge, di cui sono stato primo firmatario al Senato, oggi pomeriggio è iniziato l'iter, abbinato ad un'altra proposta di legge del M5s, e il 18 ottobre andrà in aula.

Questo governo sembra attento a questo tema, come dimostra anche l'incremento del fondo per i truffati dalle banche.
C'è un attenzione. Noi abbiamo presentato delle proposte molto concrete, non ideologiche, che non costano nulla allo Stato e consentono di risolvere l'emergenza sociale e produttiva dovuta ad un fenomeno straordinario, di natura anche scandalistico-giudiziaria, che speriamo si sia chiuso. Tra l'altro la mia commissione d'indagine non intende tanto fare una campagna propagandistica o un tribunale del popolo, ma accertare i fatti, le responsabilità e soprattutto gli strumenti legislativi da proporre al governo, al parlamento e a livello europeo, per evitare che si ripropongano questi fenomeni.

Questione che la precedente commissione Casini non aveva preso in considerazione.
Non poteva farlo in tre mesi. Qui non si tratta di fare campagna elettorale, infatti siamo a inizio legislatura.

Speriamo in questa apertura che sembra esserci da parte della maggioranza.
Il nostro appello è rivolto a tutti: a cominciare dai nostri alleati leghisti, anche al M5s, ma io dico a tutte le forze. Oggi pomeriggio, sulla commissione d'inchiesta, anche le altre opposizioni come Pd e Forza Italia si sono dichiarati d'accordo. Un buon inizio del nuovo rapporto tra banche, imprese e cittadini.