24 febbraio 2020
Aggiornato 16:30
Centrosinistra

Perché Grasso se n'è andato dal Pd

Le parole del presidente del Senato Pietro Grasso, che ha spiegato perché ha preso la decisione di lasciare il Partito democratico

Il presidente del Senato Pietro Grasso
Il presidente del Senato Pietro Grasso ANSA

ROMA - "La verità, in questi giorni, mi è apparsa in tutta la sua evidenza, ormai io non condivido più la linea di questo Pd. Politicamente e umanamente la misura è colma. Io non mi riconosco più nel merito e nel metodo di questo Pd. Assisto a comportamenti che imbarazzano le istituzioni e ne minano la credibilità e l'indipendenza. Non mi riconosco nemmeno nelle sue prospettive future». Lo afferma il presidente del Senato Pietro Grasso. E ancora: "Se non fossi stato il presidente del Senato non avrei votato né la legge elettorale, né tantomeno la fiducia». Quella di lasciare il gruppo Pd "è una scelta sofferta, ma è l'unica che possa certificare la distanza, umana e politica, da una deriva che non condivido", dice la seconda carica dello Stato. "Quando mi sono candidato nel Pd riconoscevo principi, valori e metodi condivisi, che si sono andati disperdendo nel corso degli anni".

"Resto presidente del Senato"
Grasso però rifiuta di anticipare le prossime mosse: "Per il futuro vedremo, non è oggi la giornata giusta per pensarci. In una decisione come la mia non contano certo le poltrone. E per me, non sono mai contate». Alla domanda dell'inviato di Agorà Lorenzo Falco: "C'è un futuro per Lei alla guida di qualcosa a sinistra?", ilui ha risposto: "Domani sono in ufficio, questo è il mio futuro: sono al Senato». "Per tutta la mia vita ho sempre rispettato le istituzioni e l'indipendenza delle istituzioni e continuerò a farlo. Posso rassicurare tutti. Continuerò il mio io ruolo di presidente del Senato. E' stata - ha sottolineato- una scelta molto sofferta. Ho ritenuto di lasciare il Pd perchè non mi riconosco più in quel partito in cui ero entrato: non ne condivido più nè il merito nè il metodo. Ho voluto aspettare l'esame della legge elettorale per rispetto del mio ruolo istituzionaole che mi imponeva di mettere da parte i miei convincimenti e sentimenti personali e rispettare il mio ruolo. Questo è stato fatto. E per questo ho annunciato la mia decisione dopo e non prima la legge elettorale".

Boldrini: "La decisione spetta a lui"
"Valuterà che fare in futuro, sarà a lui deciderlo. Se aprirsi a questa eventualità o meno». Così la presidente della Camera, Laura Boldrini, a chi chiedeva se, dopo l'addio al Pd e l'iscrizione d'ufficio al gruppo misto, Grasso sarà una risorsa a sinistra del Pd. "Conoscendo il presidente Grasso sarà stata una decisione molto ponderata e anche molto sofferta. Quindi - ha proseguito Boldrini - ritengo che vada rispettata e sarà lui decidere per il resto. Una decisione che peraltro ha detto di non avere ancora preso. Vedremo che decisioni verranno prese".

D'Alema: "Lo ammiro"
"Pietro Grasso è il Presidente del Senato. Finché ricopre questo importante incarico istituzionale il dibattito sul suo futuro è prematuro. Io ammiro molto la sua coerenza, ma deciderà lui cosa intende fare, andrà dove vuole lui». Così l'ex premier Massimo D'Alema, arrivando a un convegno Mdp, evita di intervenire sulla futura collocazione dell'ex Capo della Procura di Palermo, dopo il suo addio al gruppo del Pd. "Detto questo - ha aggiunto l'ex premier - stimo molto Grasso, ammiro la sua coerenza dimostrata in ogni passaggio della sua vita, il suo impegno a favore della democrazia e della legalità, e la sua nettezza nel prendere posizioni politiche». Diversa la reazione di Walter Veltroni, che twitta: "Mi dispiace che Grasso sia uscito dal Pd. Il Partito democratico è stato ideato e costruito per persone come lui. Speriamo di ritrovarci uniti. Uniti per i nostri valori comuni che sono altro rispetto alla destra e al populismo".

Di Maio: "Nel Pd restano solo Renzi e i Renzi boys"
Dal canto suo il M5s attacca con Di Maio: "Se anche Pietro Grasso abbandona il Pd, ormai nel Pd restano Renzi e Renzi boys». E risponde a chi lo attacca di essere populista: "Non mi sento chiamato in causa quando sento parlare di populismo. Noi abbiamo affrontato in questi anni tantissimi temi in Parlamento. Siamo stati definiti populisti quando abbiamo rinunciato al vitalizio, siamo l'unica forza politica ad aver rinunciato al vitalizio in Italia. Non mi sento offeso quando vengo definito populista per questo".