15 ottobre 2019
Aggiornato 03:00
Legge elettorale

4 fiducie al Rosatellum: bagarre in Aula, il «sì per la stabilità» di Napolitano e fuori infiamma la protesta M5s

Il Senato ha detto sì anche al quarto voto di fiducia chiesto dal Governo al Rosatellum. Domani sono previste le dichiarazioni di voto e ci sarà il voto finale elettronico del provvedimento

ROMA - Il Senato ha detto sì anche al quarto voto di fiducia chiesto dal Governo al "Rosatellum». Domani sono previste le dichiarazioni di voto e ci sarà il voto finale elettronico del provvedimento, poi verrà convocata la Conferenza dei capigruppo per decidere il calendario della finanziaria. Fuori, intanto, in piazza del Pantheon diverse le azioni di protesta del M5s, con Beppe Grillo che ha invitato i suoi ad abbassare le bandiere: «Qui stiamo facendo una battaglia per tutto il popolo italiano", ha detto. Ci sono state dichiarazioni di voto contrario espresse con le mani sugli occhi o a occhi bendati, e gesti ben più eclatanti. Il presidente Grasso ha più volte richiamato all'ordine i parlamentari coinvolti nelle contestazioni, evocando anche la possibilità di dover sospendere i lavori. Con Pd e Ap hanno votato la fiducia Ala e le minoranze linguistiche, mentre alcuni senatori Pd in dissenso sono rimasti in Aula senza votare in modo da non far mancare il numero legale.

Il "sì per la stabilità" di Napolitano
Nel corso del suo intervento in Aula, l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha giudicato "singolare e sommamente improprio»
il far pesare sul presidente del Consiglio la responsabilità di una fiducia che garantisse l'intangibilità della proposta "in quanto condivisa da un gran numero di partiti". Ma si può far valere l'indubbia esigenza di una capacità di decisione rapida da parte del Parlamento - si chiede Napolitano - fino a comprimerne drasticamente ruolo e diritti sia dell'istituzione sia dei singoli deputati e senatori? L'interrogativo, spiega il presidente emerito, è sorto nelle ultime settimane con la posizione di fiducia su parti sostanziali del testo prima che si aprisse in aula alla Camera il confronto sugli emendamenti all'art.1. «Il dilemma non è fiducia o non fiducia, anche perché non è mai stata affrontata, neppure dinanzi alla Corte, un'obiezione di incostituzionalità della fiducia». C'è però stato, nell'esperienza italiana, ricorso alla fiducia in occasioni e modalità molto diverse tra loro, ricorda Napolitano. «Quali forzature può implicare e produrre il ricorso a una fiducia che sancisca la totale inemendabilità di una proposta di legge estremamente impegnativa e delicata? Mi pronuncio, con tutte le problematicità e le riserve che ho motivato, per la fiducia al governo Gentiloni, per salvaguardare il valore della stabilità, per consentire, anche in questo scorcio di legislatura, continuità dell'azione per le riforme».

De Petris occupa lo scranno di Grasso
La cronaca parlamentare vuole che il governo abbia rotto gli indugi sulla fiducia dopo che i cinque stelle e i senatori di Sinistra italiana avevano respinto l'appello a rinunciare al voto segreto su una quarantina di emendamenti da loro presentati. Immediate le proteste dello schieramento che si oppone al Rosatellum. Anche il presidente del Senato Pietro Grasso ha ricevuto la sua dose di critiche, con tanto di "occupazione" del suo scranno da parte della capogruppo di Sinistra Italiana Loredana De Petris. Il governo aveva fatto conoscere la sua posizione sin dal primo mattino: "Se rinunciano a chiedere i voti segreti ci penseremo seriamente se mettere o meno la fiducia" aveva detto il sottosegretario ai Rapporti con il Parlamento Luciano Pizzetti. Ma M5s e Si non hanno fatto retromarcia. Anzi hanno chiesto lo scrutinio segreto anche sulle pregiudiziali di costituzionalità, negato però dal presidente Grasso in base al Regolamento. Una novità, per M5s, che in passato aveva criticato il voto segreto. Dopo la bocciatura delle pregiudiziali, la ministra Anna Finocchiaro ha immediatamente posto la fiducia su cinque dei sei articoli della legge (escluso solo il 5, che contiene solo la clausola di invarianza finanziaria). 

Mdp fuori dalla maggioranza
L'approvazione del Rosatellum certifica l'uscita di Mdp dalla maggioranza: i capigruppo dei bersaniani sono saliti al Quirinale per informare Mattarella della decisione che arriva dopo settimane di tensioni e continui distinguo con il governo Gentiloni. L'addio di Mdp alla maggioranza non è una buona notizia per il premier in vista della discussione della legge di Bilancio: al Senato i numeri diventano ancora più risicati. Ma su questo fa spallucce il segretario Dem, Matteo Renzi che liquida la vicenda spiegando che "mettere la fiducia è un atto assolutamente legittimo e questa legge elettorale permetterà ai cittadini di scegliere i parlamentari. Il resto è discussione autoreferenziale e lontana dai problemi delle persone»
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Un'altra ferita nel Pd
La fiducia apre poi una nuova ferita nel Pd: quattro senatori (Vannino Chiti, Walter Tocci, Luigi Manconi e Claudio Micheloni) hanno preannunciato che non parteciperanno al voto, in dissenso, mentre Massimo Mucchetti si riserva la decisione. Gli altri gruppi che sostengono il Rosatellum 2.0 (Fi, Ap, Lega, Autonomie, Ala-Sc, Drezione Italia) hanno confermato l'appoggio. Fi , ha detto Paolo Romani, "voterà sì convintamente" anche se non voterà la fiducia. Male invece la manifestazione dei professori del Comitato per il No all'Italicum: solo poche decine di persone davanti al Senato.

I dati delle 4 fiducie
La prima delle cinque fiducie al Rosatellum è passata con 150 sì, 61 no e nessun astenuto. I presenti sono stati 219 e i votanti 211. Al secondo voto di fiducia i sì sono stati 151, 61 i no, nessun astenuto. I presenti sono stati 220, i votanti 212. Al terzo i sì sono stati 148, 61 i no. Nessun astenuto. I presenti sono stati 217, i votanti 209. Al quarto i voti a favore sono stati 150, 60 i no. Nessun astenuto. I presenti sono stati 217, i votanti 210. Determinanti per il numero legale i senatori del gruppo Ala di Denis Verdini. Sono stati inoltre 12 i verdiniani che hanno dato il loro voto al governo per far passare la fiducia sull'articolo 1. Il gruppo al Senato è composto di 14 parlamentari. Tra i 53 assenti invece si contano 21 senatori di Forza Italia, 13 appartenenti al gruppo Misto, 8 di Gal, 6 della Lega, 2 del Movimento cinque stelle 1 di Ap e 3 di FL.