20 maggio 2019
Aggiornato 03:00
Referendum Autonomia

«Big Bang» Lega, Salvini sempre più vicino alla leadership del centrodestra

La sfida dei referendum autonomisti non era per niente facile, ma alla fine in Veneto c'è stato un vero e proprio plebiscito. E a vincere è stato il Carroccio

VENEZIA – La sfida dei referendum autonomisti non era per niente facile, ma alla fine in Veneto c'è stato un vero e proprio plebiscito. Il quorum è stato ampiamente superato – sono andati a votare il 57,2% degli elettori – e il 98% ha scelto l'autonomia. Il governatore Luca Zaia ha definito il risultato elettorale un «Big Bang» e ha parlato di una «pagina storica» per il Paese. In Lombardia l'affluenza è stata più bassa, ma comunque vicina al 40%. La risposta dei cittadini veneti e lombardi al quesito sull'autonomia è stata chiara e decisa. Non era affatto un risultato scontato. Il Partito democratico e la maggior parte del centrosinistra aveva invitato la popolazione a disertare le urne. Perfino dentro la coalizione di centrodestra non erano tutti d'accordo. La presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, aveva preso posizione contro il referendum mentre il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, ha preferito temporeggiare a lungo per poi sposare la causa referendaria solo a pochi giorni dal voto.

La tattica di Berlusconi e le parole di Serracchiani
La tattica di Berlusconi, in realtà, non sorprende. Una vittoria schiacciante del sì avrebbe messo in difficoltà l'ex Cav, così ha preferito scendere in campo solo all'ultimo momento per portare nel bacino di voti leghisti il minor numero possibile di voti azzurri. Neanche questa accortezza, però, ha potuto fare nulla contro l'alta partecipazione popolare alle urne. L'affluenza in Veneto e Lombardia è stata più che convincente e superiore alle aspettative. Berlusconi cercherà di intestarsi una parte della vittoria referendaria, ma la verità è che a vincere ieri è stata la Lega Nord. E questo nonostante la negazione dello status quo arrivata tempestivamente dalla presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, che questa mattina a Rainews24 ha cercato subito di ridimensionare il successo del Carroccio sottolineando che «questa è una vittoria di tutti, anche se qualcuno vorrà metterci la bandiera leghista sopra».

Un successo politico inequivocabilmente leghista
E invece, dati alla mano, si tratta chiaramente e inequivocabilmente di un successo della Lega Nord, che si è fatta promotrice della battaglia referendaria e ci ha messo la faccia con i governatori Roberto Maroni e Luca Zaia, insieme al segretario Matteo Salvini. Proprio il leader leghista si era esposto in prima persona nei giorni scorsi scommettendo sulla vittoria del sì. D'altronde, anche se il Carroccio ha preso le distanze dall'indipendenza catalana, non si può dimenticare che il federalismo e l'autonomia fanno parte del patrimonio genetico di via Bellerio e non certo di quello del Pd. Al di là del grande potere di contrattazione nella trattativa col Governo di cui ora sono stati investiti i rappresentanti della Lega Nord, oggi la vittoria politica di Matteo Salvini è soprattutto interna alla coalizione. La Lega ne esce notevolmente rafforzata e da qui in avanti potrebbe avere la strada spianata per la guida della coalizione. Mentre il ruolo di Silvio Berlusconi è stato notevolmente ridimensionato, proprio come temeva.