17 ottobre 2019
Aggiornato 07:00
Legge elettorale

L. Elettorale: al via Rosatellum 2.0, no alle preferenze resta. Rischio incostituzionalità?

La Commissione Affari costituzionali ha dato il via libera al Rosatellum 2.0, il cui testo approderà nell'Aula di Montecitorio alle 15 di martedì 10 ottobre

Camera dei deputati
Camera dei deputati ANSA

ROMA - La Commissione Affari costituzionali ha dato il via libera al Rosatellum 2.0, il cui testo approderà nell'Aula di Montecitorio alle 15 di martedì 10 ottobre. A favore hanno votato i deputati di Pd, Ap, Lega, Forza Italia, Ala, Civici e Innovatori e Direzione Italia. Contro si sono espressi Fratelli d'Italia, Al, M5s, Mdp e Sinistra italiana. Dopo una giornata di votazioni in commissione Affari costituzionali, i lavori si aggiornano a domani ma quello che rimane certo è il fatto che nessuno dei punti principali della legge sia stato toccato. Resta il no alle preferenze, siano esse facoltative o obbligatorie, punto su cui insisteva Fratelli d'Italia; no anche al voto disgiunto.

Ok all'emendamento sulla lista di Mdp
E' invece passato l'emendamento secondo cui Mdp non dovrà raccogliere le firme per presentare le liste alle prossime elezioni politiche, poiché ha costituito i suoi gruppi parlamentari prima del 15 aprile 2017. 

Cambia il numero di firme
Un altro emendamento approvato dimezza, solo per le prossime elezioni, il numero di firme da raccogliere per quei partiti o nuove formazioni che non sono in Parlamento o non hanno un proprio gruppo. Il numero di firme necessarie passa, dunque, da 1.500-2.000 a circa 750. Sarà possibile, solo per le prossime elezioni, che anche gli avvocati abilitati al patrocinio in Cassazione possano autenticare le firme per la presentazione delle liste elettorali.

Centrosinistra
Secondo Alfredo D'Attorrem questa legge allontana l'ipotesi di unità del centrosinistra. «Abbiamo votato contro perché con questa legge elettorale è impossibile fare vere coalizioni basate sul programma, è un imbroglio che produrrà coalizioni farlocche senza la condivisione di un programma e di un progetto», ha commentato, aggiungendo: «Questa legge allontana l'alleanza di centrosinistra perché rende impossibile la costruzione di un programma e non ci è stato dato nessun chiarimento sull'ipotesi della fiducia in Aula, certo non un segnale di rispetto verso il lavoro della Commissione».

M5S: inciucio
Duro Danilo Toninelli (M5s), secondo cui «E' un inciucio totale contro di noi. Una legge senza preferenze, con le ammucchiate, le liste finte e la Lega che garantirà Berlusconi. Noi andremo in Aula a difendere gli italiani da questa porcheria». Lo ha dichiarato il deputato M5s Danilo Toninelli.

Lupi (Ap): buon compromesso
Secondo il coordinatore nazionale di Ap Maurizio Lupi, «La proposta di legge elettorale ora passa all'Aula di Montecitorio, mi auguro che il metodo di lavoro e di confronto adottato in Commissione non venga meno».  «Non è la legge elettorale che noi avremmo voluto - aggiunge - Alternativa popolare ha sempre detto che la scelta del cittadino è meglio garantita dalle preferenze, ma è un buon compromesso che garantisce la rappresentatività e armonizza le norme di Camera e Senato. Soprattutto è un segno di vitalità della politica e del Parlamento»«È l'ultima possibilità che abbiamo in questa legislatura di assolvere al compito che la Costituzione ci assegna di dare ai cittadini lo strumento con il quale scegliere i loro rappresentanti e non di vedercelo imporre di risulta dalle pur legittime sentenze della Corte costituzionale», conclude Lupi.

Zagrebelsky: a rischio incostituzionalità
Per Gustavo Zagrebelsky, ex presidente della Consulta, il Rosatellum sarebbe però già a rischio incostituzionalità. «Corriamo il rischio, fondatissimo, di avere un'altra legge incostituzionale, contro cui non ci sarà il tempo per ricorrere alla Consulta. Quindi potremmo eleggere un'altra volta il Parlamento con una legge illegittima, dovendo poi digerire la beffa di un'eventuale sentenza della Corte che non servirebbe a nulla». Secondo il costituzionalista infatti non è sano fare una legge elettorale alla vigilia delle urne: «Si dice sempre che se c'è una legge che dev'essere stabile è quella elettorale, proprio per evitare che si confezionino sistemi ad hoc. Esiste, per questo, un codice di buona condotta del Consiglio d'Europa, datato 2003, citato anche da una sentenza della Corte di Strasburgo, che dice che un anno prima delle elezioni non si devono fare leggi elettorali».

ll punto dolente
Perciò «questo è il punto dolente. Non vedo facili rimedi. Immaginiamo che si approvi una nuova legge elettorale in prossimità del voto e che questa legge sia incostituzionalissima, addirittura per contrasto evidente con i precedenti della Corte costituzionale. Le procedure non consentirebbero di rivolgersi a essa in tempo utile. Si voterebbe con quella legge e le nuove Camere resterebbero in carica tranquillamente, ma incostituzionalmente, in virtù del principio di continuità, già evocato in passato. Non ci si è resi conto per tempo di questa assurdità: la Corte costituzionale ha dato la mano per prima, poi sono venuti i commentatori e i politici eletti che, comprensibilmente, avevano tutto l'interesse a terminare il mandato parlamentare. Con la conseguenza aberrante che le sentenze della Corte non hanno sortito effetto e il gioco può essere ripetuto all'infinito: basta votare la legge quando non è più possibile ricorrere contro i suoi vizi». Secondo Zagrebelsky «oggi è troppo tardi ma, forse, il presidente della Repubblica avrebbe potuto dire per tempo: non promulgherò nessuna legge elettorale nell'ultimo anno prima dello scioglimento delle Camere. Cosicché si andrà a votare con le zoppicanti leggi sortite dalla Consulte: zoppicanti ma certo migliori dei pasticci cui stiamo assistendo».