21 ottobre 2019
Aggiornato 17:00
Immigrazione

Migranti, Kyenge detta la roadmap all'Ue: «Ora procedure di infrazione e riforma Dublino»

Cécile Kyenge, europarlamentare PD, commenta positivamente la decisione della Corte di Giustizia Ue, che ha respinto il ricorso presentato da Ungheria e Slovacchia sulle cosiddette relocation di migranti da Italia e Grecia

L'europarlamentare Pd Cecile Kyenge
L'europarlamentare Pd Cecile Kyenge ANSA

ROMA - Cécile Kyenge, europarlamentare PD, commenta positivamente la decisione della Corte di Giustizia Ue, che ha respinto il ricorso presentato da Ungheria e Slovacchia sulle cosiddette relocation di migranti da Italia e Grecia. «La solidarietà è un principio che funziona in due direzioni. Con questa decisione i giudici europei ne danno un'ulteriore conferma» afferma, e aggiunge: «I Governi di questi Paesi - prosegue Kyenge - devono avere chiaro ora che dall'Unione derivano enormi vantaggi, sì, ma vantaggi che si possono ottenere solo se ognuno fa la sua parte. La Corte ha ribadito il carattere obbligatorio in merito alla decisione sulla ricollocazione dei migranti, tutelando così il principio di solidarietà tra gli stati membri».

I prossimi passi
«Il prossimo passo - sottolinea l'europarlamentare - deve essere quello di porre fine alle azioni di quegli Stati che minano le basi dell'Unione, andando avanti con le procedure di infrazione già iniziate. L'Unione deve tornare a parlare una solo lingua - conclude Kyenge - portando a conclusione il processo di riforma del sistema di asilo, scegliendo la via di una gestione centralizzata e unitaria del fenomeno dell'immigrazione. Una riforma che passa necessariamente dalla revisione del Regolamento di Dublino, proprio in questi mesi all'esame del Parlamento europeo».

La decisione della Corte
La Corte di giustizia europea ha infatti rigettato la richiesta di annullamento del sistema di quote di redistribuzione per l’accoglienza dei rifugiati decisa dalla Commissione europea, presentata dall’Ungheria e dalla Slovacchia nei mesi scorsi. «La Corte rigetta le azioni intraprese da Slovacchia e Ungheria contro il meccanismo provvisorio per le ricollocazioni obbligatorie dei richiedenti asilo», ha reso noto il Tribunale che ha sede a Strasburgo. Tale meccanismo contribuisce effettivamente e in modo proporzionato a far sì che la Grecia e l’Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015, secondo la Corte. La Corte europea osserva, in particolare, che il numero poco elevato di ricollocazioni effettuate fino ad ora può spiegarsi con un insieme di elementi che il Consiglio non poteva prevedere al momento dell’adozione della norma, tra cui, «la mancanza di cooperazione di alcuni Stati membri».