23 ottobre 2019
Aggiornato 21:00

Il M5s alla prova della coerenza. Dove si farà il prossimo G7? A Torino

Nel 2006 sul blog di Beppe Grillo si poteva leggere che il G8 dovrebbe essere «organizzato nel deserto dei Gobi». Nel 2009 altro attacco: «Il glande G8». Solo pochi mesi fa, scrivendo sul G8 di Genova, il capo politico del M5s lo definì «sepolcro imbiancato»

Il fondatore del Movimento 5 stelle ha cambiato idea a proposito del G8.
Il fondatore del Movimento 5 stelle ha cambiato idea a proposito del G8. ANSA

TORINO - Non si può che applaudire di fronte alla gestione del potere del M5s, laddove lo ha raggiunto. Si prenda il prossimo G7 di Torino, che si svolgerà a settembre. Al di là di cosa si pensi di questi grandi eventi politici, ma con ampi aspetti commercial-turistici, testimonia al di là di ogni ragionevole dubbio come si muove il Movimento una volta giunto in una posizione intermedia della catena di comando. Intermedia perché al di sopra del potere repubblicano si muovono gli uomini del settore economico finanziario, la zona grigia che muove i fili, e in generale del sistema economico politico sovranazionale. Quello che ha il potere di far cambiare idea, con suadente convinzione, a chiunque. Si può essere favorevoli o contrari ai grandi eventi come il G7, in essi si può vedere un’utile occasione di confronto tra i potenti della terra, una perdita di tempo, una vetrina per fare arrivare i turisti, oppure un buon modo per pagare le vacanze a una specie di dopo lavoro per super vip. Tutto questo è secondario. Il tema di questo riguarda la presunta relazione, ormai sempre di più, tra i programmi politici e la realtà. Riguarda una parola molto pericolosa, da usare con estrema cautela: coerenza. Una parola pericolosa, che il M5s ha sempre usato come una clava - molto spesso a ragione - accusando i suoi avversari politici di "incoerenza" ogni volta possibile. 
 
Credere in qualcosa e non viverla, è disonestà (Mahatma Gandhi)
Il Movimento 5 Stelle, per voce del suo capo politico, che ora tace, è sempre stato contrario ai grandi consessi politici. Beppe Grillo, ha espresso più volte il suo pensiero in merito, tenendo sempre la stessa posizione critica. L’ultimo post pubblicato in merito, solo pochi mesi, fa sosteneva che non è più tempo di contestare questi mega eventi nelle piazze, ma attraverso percorsi culturali e istituzionali. Cambia il metodo quindi, ma non la sostanza: i vertici come il G7 sono avversari. In tempi più «remoti» Beppe Grillo spiegò la ragione di tale avversione. Ecco un post del capo politico del Movimento 5 Stelle inerente il G8, dall’evocativo titolo «Il glande G8». Come è facile immaginare il testo fa pendant con il titolo, e non presenta quindi sostegno per questo tipo di consessi. Undici anni fa, ancora lontano dalle stanze del potere, scrisse invece questo pezzo, in cui auspicava l’organizzazione del G8 nel deserto dei Gobi. Nel post vengono elencate le ragioni di questa posizione. Ecco il testo completo:

I G8 mi ricordano le foto di famiglia di una volta. Grandi tavolate, sorrisi, fotografie di gruppo su due file, dichiarazioni, strette di mano per i fotografi. Le nazioni del G8 rappresentano il 65% dell’economia mondiale. Si può tranquillamente affermare che siano responsabili, almeno in parte, del surriscaldamento globale, della morte dell’Africa, delle disuguaglianze economiche, di un numero imprecisato di guerre e guerriglie e di ingerenze negli affari di altri Stati. Sia ben chiaro: il tutto (quasi sempre) in modo indiretto, tramite le leve economiche, le pressioni diplomatiche, i media. Pulito, bianco che più bianco non si può.
Nel palazzo di Konstatinovskij, residenza estiva degli zar di San Pietroburgo, si è pasteggiato con caviale Beluga, zefiro di aragostine e fragole al pepe nero. Nel frattempo si è amabilmente conversato di energia, clima, povertà e fame nel mondo in un’atmosfera di serenità e di pace. La città è sotto il controllo di 200.000 soldati. Un gruppo di manifestanti contrari al G8 è stato ospitato da Putin nel grande stadio Kirov, fuori città, circondato da boschi secolari e dalla polizia militare. Barboni e senzatetto sono scomparsi da San Pietroburgo e inviati in Siberia in treni piombati ripristinati per l’occasione. Bush non ha mancato di dire una fregnaccia citando l’Iraq come esempio di libertà di stampa e di libertà religiosa, Putin ha replicato con una controfregnaccia specificando che in Russia non vogliono il tipo di democrazia che c’è in Iraq. Lui la democrazia la preferisce alla cecena. I capi di Stato si sono presentati tutti con la consorte, tranne l’unico vero uomo presente, Angela Merkel, che indossava la pelliccia dell’orso Bruno donatale dalla municipalità di Monaco.
I G8 sono sempre più a rischio di partecipazione democratica. La gente presa dall’entusiasmo vuol dire la sua. Il futuro si annuncia perciò difficile per i prossimi incontri. Non sempre si hanno a disposizione Putin, la Santa Madre Russia e l’esercito post sovietico schierato per le strade. I summit potrebbero tenersi nelle Fosse delle Marianne in un grande batiscafo, nel deserto dei Gobi travestiti da cammellieri o sulle cime dell’Himalaya in tende ad ossigeno. Luoghi riservati per persone che discutono in modo riservato dei problemi del mondo. Senza condizionamenti. In privato.

GUARDA L'INTERVISTA AL VICESINDACO DI TORINO GUIDO MONTANARI SUL G7

Una volta al potere si cambia sempre idea?
Solo gli stupidi non cambiano mai idea. Giusto. Ma è sorprendente notare come il cambiamento di idea va sempre nella stessa direzione: da forza anti sistema a forza pro sistema. Vale per il M5s come per tutti gli altri, ovviamente. Un'incidenza statistica imbarazzante, probabilmente prossima al 100%. E’ possibile che oggi, in virtù di non si sa quale processo di democratizzazione dei summit internazionali, Beppe Grillo abbia cambiato idea. Stranamente di fronte all’ossessione con cui il Capo scrive sull’argomento G8: 19900 volte. Ma, ovviamente, è legittimo pensare che così sia. Un processo assolutamente scontato, in virtù dei numerosi esempi che la cultura italiana reca nel suo intimo: una cultura opportunista, che rende la parola malleabile quando si trova al cospetto del potere vero, quello sovra istituzionale. Forse per questa ragione il M5s non proferisce verbo, se non attraverso qualche sparuto e ignorato consigliere comunale torinese, per commentare la decisione secondo cui il prossimo G7 si terrà nella città amministrata da un sindaco M5s e non nel deserto dei Gobi. Si terrà a Torino, nella città di Chiara Appendino. Legittimo anche questo. Però sovvengono alcune riflessioni: il M5s vuole provare a vincere le prossime elezioni politiche. Il centrodestra può anche provarci, Renzi vuole vincere ma non ha i voti, la sinistra - quale? - lasciamo perdere.

Una volta al potere, cosa sarà delle battaglie a cinque stelle sostenute fino ad ora?
Ad esempio, la Torino- Lione. Anche in questo caso non entriamo nel merito della ferrovia più contestata della storia. Ma, si può dire senza tema di smentita, che il M5s nasca dal mondo NoTav: nasca nel lontano 2005 presso il parco della Pellerina a Torino, durante un’oceanica manifestazione che vide sul palco Beppe Grillo, Marco Travaglio e Dario Fo. Il M5s in poco più di dieci anni è diventato immensamente più grande del movimento NoTav, un tempo durante il quale numerosi accordi internazionali sono stati ratificati, tutti volti a blindare la tratta internazionale, ovvero il mega tunnel da venti miliardi di euro. Cosa sarà di quegli accordi? Verranno mantenuti? O verranno stracciati? Il cantiere ovviamente può essere bloccato domani mattina, ma ci sarebbero duri passaggi politici ed economici da superare. Luigi Di Maio bloccherà i cantieri coerentemente con il suo programma? Oppure si sposterà sulla linea «non serve a nulla ma non si può bloccare»? Idem per temi ancora più stringenti. Stracceremo il fiscal compact? Imporremo parametri di bilancio elastici, scontrandoci con la Germania della Merkel? Oppure verrà detto che non c’è nulla da fare? Gli esempi potrebbero essere infiniti. Al momento, escluso il coraggioso no alle Olimpiadi – che per altro dimostra come un movimento politico di rottura sia immediatamente lapidato qualora tenga fede al programma elettorale – il primo anno di governo 5 stelle, soprattutto a Torino dove non si riesce a fermare manco i supermercati, coerentemente con il programma, dimostra che la dittatura del presente non viene intaccata da chi doveva aprire «come una scatoletta di tonno» le stanze del potere. Semplicemente, al momento, il M5s si adegua.