20 febbraio 2020
Aggiornato 23:00
Immigrazione

Migranti, summit a Varsavia. Italia: «Cambiare le regole di Triton». Frontex: «Difficile»

Dopo il fallimento del vertice di Tallinn e del G20 di Amburgo, l'argomento dell'immigrazione è al centro anche del vertice di Varsavia, città sede dell'agenzia per il controllo delle frontiere, Frontex

Navi cariche di migranti
Navi cariche di migranti ANSA

VARSAVIA - Dopo il fallimento del vertice di Tallinn e del G20 di Amburgo, l'argomento dell'immigrazione è al centro anche del vertice di Varsavia, città sede dell'agenzia per il controllo delle frontiere Frontex, dove l'Italia porta le sue richieste di solidarietà e condivisione dell'emergenza agli altri Paesi Ue. Il Belpaese punta infatti a cambiare le regole di Triton, missione che prevede che gli sbarchi dei migranti salvati nel Mediterraneo avvengano nei porti siciliani; i vicini europei, Spagna e Francia su tutti, puntano a che quelle norme vengano conservate. Perché, se così non fosse, dovrebbero aprire anche i loro porti alle imbarcazioni delle Ong che ogni giorno traggono in salvo migliaia di disperati.

Nuovi porti per gli sbarchi?
Prospettiva che, in realtà, non piace neppure alle organizzazioni internazionali, che ritengono che il porto sicuro più vicino previsto dal diritto internazionale sia proprio l'Italia. E che temono, soprattutto, che un'apertura di altri porti più lontani possa allungare le tempistiche e costringere le loro navi ad assentarsi per troppo tempo dalle acque libiche, dove ogni giorno migliaia di persone rischiano il naufragio. Esigenze umanitarie comprensibili, che però non possono mettere in ombra l'innegabile disequilibrio nella gestione della crisi migratoria a svantaggio dell'Italia: anche perché poi il regolamento di Dublino prevede che i migranti facciano richiesta d'asilo nel primo Paese sicuro raggiunto - e quindi l'Italia -, e i meccanismi di redistribuzione nel territorio europeo fanno acqua da tutte le parti. 

Il no di Francia e Spagna
In tale scenario, la portavoce dell'agenzia europea per il controllo delle frontiere ha messo le mani avanti: «Triton è una missione dell'Italia, e cambiarla è complicato». Uno scetticismo a cui si aggiunge il secco no della Francia di Macron, che si dichiara generosa con i rifugiati ma irreprensibile sui cosiddetti 'migranti economici', e della Spagna, altro porto europeo che vuole rimanere chiuso ai migranti. E in proposito dal vertice di Tallinn  sono uscite tre regole: un codice di comportamento per le navi delle ONG, la decisione di aprire un centro di coordinamento migranti in (ed ecco perchè Minniti è in partenza), e una stretta sui visti. Decisioni che non paiono affatto risolutive, soprattutto per quanto riguarda la seconda: è ampiamente noto che le condizioni in cui versa la Libia e gli stessi migranti in Libia (detenzione, torture e quant'altro) renderanno fortemente difficile stabilirvi un hotspot di coordinamento, come nelle intenzioni dell'Ue.

Triton potrà diventare europea?
Per Frontex, la proposta del Belpaese è in ogni caso di difficile realizzazione. Perché Triton è una missione italiana, guidata dalla Guardia Costiera italiana, con ufficiali italiani su tutte le navi e tutti gli elicotteri, con gli italiani che decidono come smistare le imbarcazioni. Difficile pensare di farvi entrare altri Paesi. Ma è anche per trovare una soluzione a tale problema che, parallelamente al vertice di Varsavia, è in corso una missione "ombra" dei pentastellati con il deputato M5S Luigi Di Maio diretto a Bruxelles, dove domani incontrerà il capo dell'agenzia, il francese Fabrice Leggeri, e a seguire incontrerà Marco Bertotto di Medici Senza Frontiere. L'obiettivo dichiarato, capire se quella di Frontex «è una missione che sta dando un aiuto all’Italia o sta facendo gli interessi dei Paesi europei che ci hanno abbandonato»