25 febbraio 2024
Aggiornato 13:00
Conti pubblici

L'affondo di Brunetta: «Fiscal compact? Renzi come Zelig, copia e lo fa male»

Secondo il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, è ridicolo chiedere all'Unione europea più margini di flessibilità senza ridurre il debito pubblico

ROMA - Renzi come Zelig. «Copia gli altri (anche inconsapevolmente). Peccato che lo faccia tardi, male e, ovviamente, senza citare». Così si esprime il presidente dei deputati di Forza Italia, Renato Brunetta, contro il segretario del Partito democratico ed ex premier. La proposta di tenere il deficit al 2,9% per 5 anni in cambio di riforme «è vecchia e ha anche un nome», sottolinea il forzista. Sono gli arcinoti 'Contractual Arrangements', strategia di cui si è a lungo parlato in Europa nel 2014 per cui i singoli Paesi siglano accordi bilaterali con la Commissione Ue per le riforme strutturali in cambio di una deroga alla regola del cosiddetto 'braccio preventivo' che prevede un progressivo avvicinamento al pareggio di bilancio attraverso una riduzione annua del deficit dello 0,5%.

Brunetta a Renzi: Copi male e senza citare
«Strategia - spiega Brunetta - che da presidente del Consiglio Renzi non solo ha sempre snobbato, ma durante i suoi anni di governo ha fatto l'esatto contrario»: zero riforme e tanto deficit, con il conseguente aumento del debito pubblico. Tra l'altro, proprio a questo proposito, «segnaliamo a Renzi che chiedere margini all'Europa per fare più deficit senza impegnarsi nella riduzione del debito è semplicemente folle». Anzi, peggio: «ridicolo». Allo stesso modo, parlare di veto dell'Italia all'inserimento del Fiscal Compact nei Trattati europei «è tutto un bluff, come suo solito. Rinfreschiamo ancora una volta la memoria al giovane statista fiorentino, che non sa di cosa parla e persiste nell'errore».

L'origine del Fiscal Compact
«All'origine - dice ancora Brunetta - il Fiscal Compact avrebbe dovuto essere un atto europeo, si pensava a un regolamento per 'compattare' (copyright Mario Draghi) in un testo unico tutte le normative che erano state adottate nel periodo della grande crisi dell'eurozona (Six Pack, Two Pack)». Ma per il Regno Unito un regolamento avrebbe avuto un'influenza eccessiva anche per i paesi non euro, limitando, per esempio, la libertà di circolazione dei servizi finanziari, e si oppose. Per superare questa impasse si usò la formula dell'accordo internazionale, la stessa utilizzata in precedenza anche per Schengen, e fu inserito l'articolo 16 per cui a 5 anni data dalla firma (quindi nel 2017) si sarebbe valutata la possibilità di recepire l'accordo internazionale nell'ambito dei Trattati europei (come è effettivamente accaduto, in altra sede e con altri tempi, per Schengen).

I vincoli del Six Pack e del Two Pack
«Quindi l'appuntamento dei 5 anni - osserva il presidente dei deputati Fi - non è una scadenza, a cui fa continuo richiamo Renzi per farsi il bello, non è un rinnovo, non è neanche un tagliando/controllo». Al massimo, quello che l'Italia può fare è, come per ogni accordo internazionale, ritirare la firma e uscire dal Fiscal Compact. Restiamo comunque, come Stato dell'Ue, vincolati a tutte le regole del Six Pack e del Two Pack, che rimangono in vigore. L'unico vincolo di cui Renzi si libererebbe sarebbe l'equilibrio di bilancio, se non fosse che lo abbiamo inserito nella nostra Costituzione. Quindi saremmo tenuti a rispettarlo comunque, salvo nuove modifiche costituzionali.

Il monito al segretario del Pd
«Altra cosa è, invece, la necessità che l'Italia apra una riflessione più generale in sede europea per ritornare, come abbiamo avuto occasione di sostenere più volte in Parlamento, al Trattato di Maastricht nella sua versione originale, quella fortemente voluta dall'allora ministro del Tesoro, Guido Carli, sospendendo le successive modifiche, da noi ritenute illegittime, del Six Pack, del Fiscal Compact e del Two Pack - conclude Brunetta - .Sarebbe ora di parlare di Europa con competenza e cognizione di causa. In caso contrario si finisce male: derisi e isolati», conclude.