17 ottobre 2019
Aggiornato 13:01
Immigrazione

Senatore Esposito (Copasir): «I migranti? Un piano per destabilizzare politicamente l'Italia»

Secondo il senatore Udc Giuseppe Esposito, vicepresidente del Copasir, l'Italia corre seri rischi di destabilizzazione per i fatti libici e l'ondata migratoria, che potrebbe essere un piano per mettere in difficoltà il nostro Paese

Sbarco di migranti in un porto italiano
Sbarco di migranti in un porto italiano ANSA

ROMA - Dopo l'ammiraglio della Marina Militare Alessandro Picchio, che in un'intervista al Messaggero ha ventilato, parlando della crisi migratoria, di un «disegno contro l'Italia», il senatore Udc Giuseppe Esposito, membro anziano del Copasir e suo attuale vicepresidente, ha rilasciato un’interessante intervista al Mattino di Napoli nella quale ha lanciato l'allarme: l'Italia, a suo avviso, corre seri «rischi di destabilizzazione» per i fatti in Libia e l'ondata migratoria. Per chi non lo sapesse, il Copasir è una emanazione diretta dei servizi segreti nazionali, pertanto l'allarme lanciato deve essere tenuto in seria considerazione.

Vecchi schemi
«Il fenomeno migratorio mi sembra riproporre vecchi schemi già visti, alcuni Stati europei congiurano contro l'Italia per salvaguardare i propri interessi economici», ha affermato Esposito. E ha aggiunto: «Un flusso verso il nostro Paese che l'Europa sembra favorire invece di scoraggiare come se esistesse un piano per far sbarcare i migranti in Italia e poi lasciarli da noi non accettandone un'equa ripartizione». E al giornalista che gli ha chiesto esplicitamente se la «bomba migratoria» possa costituire un mezzo per destabilizzare anche politicamente l'Italia, Esposito ha risposto: «Non è possibile escluderlo, al momento la solidarietà verso il nostro Paese è stata espressa soltanto a parole e non attraverso azioni concrete. Purtroppo la storia recente ci ha già detto che sono state poste in essere manovre scorrette per indebolirci».

Un piano per destabilizzare l'Italia
Il senatore Esposito torna con la mente alla crisi libica del 2011. «Appena sei anni fa siamo stati messi in un angolo da Francia e Inghilterra che decisero per un intervento militare in Libia per destituire Gheddafi. Il flusso di migranti nel Mediterraneo nasce da quella decisione. Una mossa che creò enormi difficoltà sia all'Italia che alla Turchia». Poi, ha proseguito, «dopo qualche anno, attraverso alcuni leaks abbiamo scoperto i reali motivi di quel gesto che secondo l'intelligence americana era di natura economica e di ostilità al nostro Paese». In particolare, prosegue Esposito, «nelle mail inviate all'allora segretario di Stato americano, Hillary Clinton, veniva spiegato che la Francia aveva interesse ad eliminare Gheddafi perché l'Italia era riuscita a diventare un partner strategico del governo libico. Anche allora, senza conoscere questi retroscena, in Parlamento votai contro ad un intervento militare che destabilizzò tutta quell'area del mondo con le primavere arabe e poi costrinse Berlusconi a cedere il passo al governo tecnico di Mario Monti».

Spiegazioni
A suo avviso, qualcosa di simile starebbe accadendo anche oggi. «Se le navi europee portano i migranti solo in Italia non c'è altra spiegazione che da parte di altri Stati ci sia l'interesse di mettere in difficoltà il nostro Paese soprattutto sul sistema di accoglienza che abbiamo costruito in questi anni. Un sistema che ha consentito anche all'intelligence di svolgere il proprio lavoro con cura, ma è evidente che se i ritmi degli sbarchi resteranno quelli di questi ultimi giorni diventerà molto difficile effettuare controlli seri delle persone che sbarcano nei nostri porti»

Per chiudere la rotta balcanica 6 miliardi, per il traffico di migranti solo qualche milione
Secondo Esposito, sono soprattutto alcune rotte a destare sospetti. «Mi sembra assurdo che l'Ue abbia stanziato quasi 6 miliardi alla Turchia per chiudere la rotta balcanica che interessa più da vicino i Paesi del centro e del nord Europa, invece per il traffico di migranti abbia investito appena qualche milione di euro». E aggiunge: «Tra l'altro attualmente la Turchia è diventato uno snodo cruciale che ha impatto anche sui flussi che arrivano da noi perché dall'Est asiatico, in particolare da Bangladesh e Pakistan, ci sono migliaia di persone che arrivano in aereo a Istanbul e poi da lì, sempre in volo, giungono in Libia e Tunisia dove poi prendono i barconi».