17 ottobre 2019
Aggiornato 11:30

Renzi imita Silvio e promette 1 milione di posti di lavoro (dopo e nonostante il Jobs Act)

Dopo il Ponte sullo Stretto di Messina, Matteo Renzi ci ricasca. E, imitando l'ex premier Silvio Berlusconi, promette agli italiani 1 milione di posti di lavoro , dopo e nonostante il suo fallimentare Jobs Act

Il segretario Pd Matteo Renzi
Il segretario Pd Matteo Renzi ANSA

ROMA - La mania citazionistica di Matteo Renzi nei confronti dell'ex premier Silvio Berlusconi non si limita all'ormai famoso proclamo sul Ponte sullo Stretto di Messina, e a qualche parallelismo qua e là che i commentatori politici amano mettere in evidenza nelle loro analisi. No: ora il segretario del Partito democratico ha deciso di far proprio anche il punto forte del "patto con gli elettori" del fondatore di Forza Italia: la promessa di creare 1 milione di posti di lavoro.

Dopo il Jobs Act, ci riprova
No, non è uno scherzo (purtroppo). Dopo il Jobs Act. che, a 3 anni di distanza, ha avuto risultati a dir poco modesti se non addirittura controproducenti in tema di stabilità e diritti dei lavoratori, Renzi ci riprova. E si lancia consapevolmente nell'imitazione del suo storico predecessore, dal quale tuttavia tiene a marcare una certa distanza. Così, durante il discorso all'assemblea dei circoli del Pd a Milano, ha detto: «Sono convinto che da qui a fine della legislatura rischiamo di arrivare a creare un milione di posti di lavoro. E a quel punto che cosa si dirà, che Renzi ha realizzato il programma di lavoro di Berlusconi? Sì, ma lui non l'ha fatto»

Rivendica i suoi "successi"
Il segretario Pd ha quindi aggiunto: «La nostalgia non può essere il paradigma della lotta politica» e «noi, insieme, abbiamo preso in mano il Paese». Sembra insomma che la debacle elettorale alle amministrative non abbia fiaccato la fiducia e l'orgoglio dell'ex sindaco di Firenze. Che ama rivendicare quelli che considera i propri «successi» politici: "Guardiamo come era il passato - ha detto Renzi -. Tre anni fa l'Italia era in fondo alle graduatorie. L'occupazione aveva il segno meno. I consumi privati ci vedevano agli ultimi posti dei paesi industrializzati. Expo sembrava una sfida impossibile da raggiungere. Investire sulla cultura e i diritti sembrava impossibile. La parola d'ordine in Europa era austerità e fiscal compact. Non io ma noi, insieme, abbiamo preso in mano il Paese». E che è convinto che gli italiani, facendosi ingolosire dalla promessa del milione di posti di lavoro, lo potranno rieleggere. Chissà se però sugli elettori non peserà il triste ricordo del Jobs Act...