18 ottobre 2019
Aggiornato 04:00
Al di là di ogni razionalità

Legge elettorale, Renzi sapeva e adesso gode. Spread su, la Borsa festeggia

La legge elettorale balla tra la morte e il rinvio a martedì: mentre i mercati, ovviamente, iniziano a speculare sul debito pubblico italiano e spingono lo spread oltre quota duecento

ROMA - La più genuina, in questa storia tragica, è Micaela Biancofiore, parlamentare di Forza Italia, che al termine di un mattinata di fuoco dichiara: «Capisco le ragioni del mio gruppo, ma il Parlamento ha posto fine a un’ingiustizia e come mi ha insegnato Berlusconi le ingiustizie vanno combattute. E come ha detto Toninelli quella sul Trentino era un’ingiustizia. Ora non posso pensare che l’accordo salti per un emendamento localistico, se così fosse è il Pd che vuole fare il gioco del cerino o qualcuno che vuole affossare la legge. Io sono orgogliosa di quanto ha fatto oggi il Parlamento». Il solito degradante spettacolo va in scena alla Camera dei Deputati. E non osiamo pensare a cosa potrà accadere quando sarà il momento di passare al Senato, se mai vi arriverà. In un clima da tutti contro tutti si manifesta un nuovo show: i quattro partiti che hanno chiuso un accordo sulla nuova legge elettorale (PD-M5s-Forza Italia e Lega) tentano vicendevolmente di fregarsi, con un gioco al massacro di cui non si capisce la ragione. O meglio, si capisce ma su cui è meglio stendere un velo pietoso tanto è irrazionale. I 5 Stelle giurano che sono stati leali, i democratici idem, quelli di Forza Italia fanno degli scherzi, mentre i leghisti, che dovrebbero rappresentare la parte più ruspante, al momento si ergono per la loro serietà. Accade che i franchi tiratori giochino con la pulsantiera, tra voti fotografati come prova di onestà: così i risultati sono disastrosi, perché l’emendamento Biancofiore che dovrebbe essere bocciato – come da accordo – invece passa, e tutti accusano tutti di tradimento. Questo accade al primo voto segreto.

Spread su, la Borsa festeggia
La legge elettorale balla tra la morte e il rinvio a martedì: mentre i mercati, ovviamente, iniziano a speculare sul debito pubblico italiano e spingono lo spread oltre quota duecento, la Borsa invece festeggia, perché si sa che i giocatori del breve periodo non volevano le urne. La domanda è molto semplice: non era stato raggiunto un faticoso accordo tra i partiti? Perché questo scenario balcanico un attimo prima dell’approvazione alla Camera? Gli scenari possono essere molteplici, e buone ragioni per affossare il modello tedesco, rivisto all’italiana, le hanno sia il Partito Democratico che il Movimento 5 Stelle. I democratici hanno capito che con la nuova legge elettorale dovrebbero imbarcare Verdini, Alfano e un po’ tutta la diaspora berlusconiana. Oltre a fare un’alleanza elettorale direttamente con l’ex Cavaliere. Ma nemmeno questo ardito passaggio darebbe loro la maggioranza dei seggi, minando però una volta per sempre il già stanco morale del popolo del Pd.  Sul fronte M5s il rospo da ingoiare per parlamentari e attivisti, è di quelli indigesti: si tratta di andare al voto con i capolista bloccati, dopo essere statti nominati dalle segreterie, e quindi di mettere la pietra tombale su uno degli architravi morali delle origini: «No al Parlamento dei nominati». Perché, come noto, Beppe Grillo dopo aver blindato con un voto online l’accordo con Renzi che fa carta straccia di antichi valori, è stato subissato da critiche sia interne che esterne.

Renzi è contento?
I movimenti di alcuni capobastone del Partito Democratico potrebbero aver desertificato la collaborazione che si voleva instaurare, sebbene al costo di dure giravolte, soprattutto per il M5s. Non sono passate inosservate le bordate sparate dal senatore a vita Giorgio Napolitano, seguite a ruota da Romano Prodi e Anna Finocchiaro: forse è la ragione per cui circa quaranta deputati del Pd risultavano assenti, e quindi era loro responsabilità far fede agli accordi presi. A metà luglio la riforma elettorale poteva essere varata e il voto sarebbe giunto a settembre: così non è stato, a causa di un voto segreto sullo statuto speciale del Trentino Alto Adige. 
Matteo Renzi nell’intimo non è rattristato dall’esito della prima votazione. Può serenamente addossare la colpa al nemico, e rivendicare le parole espresse solo due giorni fa: "Se qualcuno si tirerà indietro, gli italiani avranno visto la serietà del Pd che ha risposto all'appello del Capo dello Stato». Il segretario del Partito Democratico sapeva, o quanto meno sospettava, che l’accordo non avrebbe tenuto e quindi aveva già in serbo il martellamento mediatico. Per quanto concerne il M5s, che appare spiazzato dalla débacle alla prima votazione, c’è il tentativo di mantenere in piedi il patto elettorale, anche se dal Partito Democratico giungono palesi le voci di Guerini e Fiano, che all’unisono scandiscono: «La legge elettorale è morta».

Scenari futuri
Ma cosa è accaduto realmente? La sciagurata pubblicazione del voto - la presidente della Camera Laura Boldrini dovrebbe dimettersi per decenza istituzionale - che doveva essere segreto, dimostra che i franchi tiratori sono presenti in tutti gli schieramenti. Si apre uno scenario in cui si potrebbe andare al voto con il Consultellum, modificato da un apposito decreto, fatto dal Governo. Il ruolo di Renzi crescerebbe a dismisura. Il M5s dimostra di essere un’organizzazione composita, dove i pragmatici si scontrano con duri e puri, i quali non volevano alcun accordo con Renzi, Berlusconi e Salvini.