24 gennaio 2020
Aggiornato 05:30
Il capo di Cosa nostra fuori dal carcere

Scarcerazione di Riina, Meloni: «Deve pagare fino alla fine, la giustizia viene prima della pietà»

La decisione della Prima Sezione penale della Corte di Cassazione ha scosso l'opinione pubblica e dato vita a una bufera mediatica scatenando le critiche anche della presidente di FdI

La presidente di FdI, Giorgia Meloni.
La presidente di FdI, Giorgia Meloni. ANSA

PALERMO – Per la Prima Sezione penale della Corte di Cassazione, il boss Salvatore Riina ha diritto ad «una morte dignitosa» e per questo potrebbe godere del differimento dell'esecuzione della pena. E' stata infatti annullata l'ordinanza con cui il Tribunale di Sorveglianza di Bologna aveva respinto la richiesta presentata dai legali del padrino corleonese di differimento dell'esecuzione della pena o, in subordine, di detenzione domiciliare a causa delle gravissime condizioni di salute di Riina. La decisione della Prima Sezione penale della Corte di Cassazione ha scatenato la rabbia dei parenti delle vittime e una bufera mediatica. I politici italiani si sono schierati a favore o contro la decisione.

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I delitti di Totò Riina
Arrestato il 15 gennaio del 1993 a Palermo, dopo una latitanza di 24 anni, Salvatore Riina è rinchiuso nel carcere di Parma. Numero uno indiscusso di Cosa nostra, per oltre due decenni ha guidato la criminalità organizzata siciliana, dichiarando apertamente guerra allo Stato in un attacco frontale culminato nella cosiddetta «stagione delle stragi». Nella lunga lista delle sue vittime ci sono anche i due eroici magistrati siciliani, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone, oltre che il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, barbaramente assassinato durante un'azione mafiosa nel 1982 nel cuore di Palermo.

Meloni: Deve pagare fino alla fine
La confessione di Salvatore – detto Totò - Riina era arrivata direttamente dal carcere di Opera, dove era detenuto col regime del 41 bis, mentre parla con il suo compagno di passeggio, Alberto Lorusso. Molti i politici contrari alla decisione della Prima sezione penale della Corte di Cassazione, come la presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni, e il presidente della regione Veneto, Luca Zaia. «Prima della pietà c'è la giustizia. Prima della pietà c'è il rispetto per le vittime e le loro famiglie. Totò Riina è un assassino. Paghi fino alla fine», ha scritto su Facebook la leader di FdI.

Zaia: Verrebbe meno la fiducia nella legge
«Io rispondo come Rita Dalla Chiesa: 'Mio padre non ha avuto una morte dignitosa'. Sono parole che fanno ancora venire i brividi – ha sottolineato invece il governatore -. In un paese dove non c'è la pena di morte l'unica speranza per vittime e parenti vittime è quella dell'ergastolo, se mettiamo mano anche a questo è ovvio che poi i cittadini perdano la fiducia su tutto». Zaia ha commentato così, a margine di un incontro elettorale a Padova, l'ipotesi di scarcerazione del boss mafioso Totò Riina per motivi di salute. «È un fatto di fiducia nei confronti della legge - ha concluso Zaia -, a prescindere dal nome che porta il condannato: la pena va scontata fino alla fine».