La politica estera del Movimento 5 stelle

Grillo: «Né con Putin né con Trump», Di Battista: «M5s è sovranista»

Il fondatore del Movimento 5 stelle e il deputato pentastellato hanno parlato di maggiori temi di politica estera, spiegando la posizione del loro partito a riguardo. L'«Unione europea si sta smantellando da sola»

Il deputato del Movimento 5 stelle, Alessandro Di Battista
Il deputato del Movimento 5 stelle, Alessandro Di Battista (ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI)

ROMA - Ne' con Trump, nè con Putin, pur non negando simpatie per entrambi come ha detto il leader M5s Beppe Grillo intervistato da Avvenire, ma «sovranisti» e quindi non disposti a prendere le armi ogni volta che ce lo chiede la Nato, come ha spiegato il deputato pentastellato Alessandro Di Battista. 

Grillo: "Trump espressione plastica di fine della sinistra frou frou"
«Donald Trump e' l'espressione plastica della fine della sinistra frou frou: la gente si e' stufata degli Obama e dei Clinton, tutto il loro essere di sinistra trova sfogo nel concedere qualche diritto senza costi e sorridere bene davanti alle telecamere», ha detto il comico genovese secondo il quale, a differenza di Trump il presidente russo Vladimir Putin «è invece quello che è: si mostra senza troppi misteri...». Tornando al nuovo presidente Usa, «non importa - dice Grillo ad Avvenire - come la pensi Trump, oppure cosa abbia in comune con gli altri casi di esasperazione alle urne: la sua elezione e' stata una sorpresa perchè l'establishment americano e' molto piu' ottuso di quanto si possa immaginare». E in ogni caso «Bill Clinton e' stato uno dei grandi deregolatori, uno di quei potenti che hanno lasciato libera la finanza di impazzire e buttarci ai piedi del resto del mondo». Mentre «Barack Obama non e' intervenuto in nulla che davvero contasse a Wall Street, non ha fatto si' che il verso delle cose cambiasse ed ha finito per circondarsi degli stessi consulenti economici di Bush».

L'America e' murata dentro se stessa da due decenni
Quanto alle politiche nazionaliste e protezioniste messe in campo da subito dalla nuova Casa Bianca, «di dazi - osserva Grillo- si parla da moltissimo tempo, ma piu' che di dazi parlerei di flussi. Riuscire a controllare i flussi: i flussi di denaro, le transazioni finanziarie, i flussi migratori. Questo sarebbe veramente importante. E poi imporre dei limiti alla liberalizzazione per garantire la competitivita' industriale e nazionale. Quanto ai muri, l'America e' murata dentro se stessa da due decenni. Stesso discorso per la Germania, irrigidita sui tacchetti a spillo dei suoi vantaggi generati dal perdono di tutti i possibili debiti tedeschi, e dall'imputazione come colpa del debito degli altri. E' incredibile che noi diamo ancora retta alla Germania». Grillo, invece, sorvola sul disinteresse di Trump per protezione dell'ambiente e lotta ai cambiamenti climatici. «La natura continua a portare una minima scorta di pazienza - osserva in generale- ma e' quasi finita. Persino piu' della nostra».

Di Battista presenta la politica estera del M5s
Intanto Di Battista ha tenuto a ribadire che il Movimento 5 stelle non è un partito filo-Putin. Attorno a questa insistita, ripetuta rivendicazione di autonomia dalle influenze e dalle simpatie esterne (anche nei confronti di Donald Trump) si è svolta alla Camera la conferenza stampa per la presentazione del programma elettorale sulla politica estera della principale forza dell'opposizione parlamentare. In materia di politica estera, gli attivisti «certificati» hanno potuto votare una gerarchia di priorità, ma i contenuti sono stati formulati attraverso un lavoro che ha lasciato poco spazio alla fantasia collettiva della «base».

Il concetto di sovranità
Le linee programmatiche del M5S, condensate in dieci punti e fondate, rivendica Di Battista, sul concetto di «sovranità» riecheggiano il sogno di una sorta di «terzismo» europeo. Multilateralismo, cooperazione internazionale, rifiuto della guerra e delle missioni militare ad eccezione delle truppe di interposizione Onu. Tradotto in termini di missioni italiane all'estero: Libano sì, Afghanistan no. «Ritireremo le truppe quando saremo al governo», ribadisce Di Battista. «La più grande rivoluzione in politica estera - sostiene  - oggi è osservare in modo pedissequo e preciso la carta delle Nazioni Unite». Netto anche il messaggio sui diritti umani, da non difendere «a giorni alterni»: ne deriva una dura presa di posizione, in netta discontinuità con la trasdizionale linea soft delle cancellerie occidentali, sull'Arabia Saudita «che - ricorda - sta bombardando lo Yemen da due anni».

Una riforma della Nato
Il ripudio della guerra, nel documento in dieci punti che riassume le posizioni del movimento, è al secondo posto dopo la sovranità «Iraq, Somalia, ex Jugoslavia, Afghanistan, Iraq bis, Libia, Ucraina, Siria. L'elenco dei Paesi distrutti dall'unilateralismo occidentale potrebbe essere molto più lungo», si legge. «E' avvilente - spiega Di Battista - che per qualcuno parlare di pace, disarmo, rispetto dell'articolo 11 della Costituzione, sia utopia. Come se potessero governare solo quelli che parlano di guerre, di interventi armati e prove muscolari». Da qui discende anche la richiesta di una «riforma» della Nato, i cui contorni non sono troppo definiti. «Rivedere le modalità di ingaggio, le modalità di interlocuzione, renderle più moderne, per permettere a una Nato migliore di poter affrontare in maniera concreta e moderna le realtà geopolitiche degli ultimi tempi», è la spiegazione di Lucidi. Nel documento programmatico, si annuncia un preavviso di sfratto per i bombardieri atomici statunitensi. «Consideriamo, inoltre, il nostro territorio indisponibile per il deposito e il transito di armi nucleari», si legge.

No sanzioni alla Russia
Quanto all'Unione europea, «si sta smantellando da sola» a giudizio di Di Battista, che ricorda come le istituzioni comunitarie «non coincidono per forza con l'unione monetaria». E comunque critica una «Ue del tutto schiacciata su posizioni filoamericane». Il Movimento 5 stelle critica la politica estera italiana ed europea, rivendica il no alle sanzioni alla Russia e accusa: «Non parliamo con i Brics (Brasile Russia India Cina e Sudafrica, ndr) che rappresentano cinque miliardi su sette totali della popolazione mondiale». Anche sul terrorismo "serve una cooperazione reale delle intelligence, c'è il problema di come farle cooperare senza violazioni reciproche, ma la Russia è un partner in questo campo». In definitiva, se in altri campi - come le politiche economiche e quelle del lavoro - non è facile leggere una linea univoca nelle proposte del M5S, sula politica estera il programma illustrato oggi sembra collocare la creatura di Beppe Grillo in una scelta di netta discontinuità rispetto alla tradizione di rigida fedeltà atlantista dell'Italia. Fino a che punto questa petizione di principio sia in concreto realizzabile, sarà misurabile solo nell'eventualità che i 5 stelle abbiano in futuro un effettivo ruolo di governo.