28 febbraio 2020
Aggiornato 02:30
Politiche europee

Manovra, la lettera-minaccia dell'Ue a Renzi è arrivata

Il premier ha attaccato: «Diamo 20 miliardi, ne riceviamo 12. Se non ci aiutate, non li mettiamo più i soldi»

ROMA – Annunciata da giorni, la lettera di richiesta di chiarimenti della Commissione europea sulla legge di bilancio italiana è arrivata a destinazione. Il governo Renzi ha quindi tempo fino a giovedì per dimostrare di voler tener fede agli impegni presi lo scorso maggio (ridurre il disavanzo nominale all’1,8% nel 2017, ora portato al 2,3%) e non sforare il Patto di stabilità. Nella missiva i commissari dell'Unione europea (Ue) Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, hanno ricordato che Roma «ha ottenuto grande flessibilità di bilancio sia nel 2015 che nel 2016» e per la Ue c'è il rischio di una «significativa deviazione» dai piano di risanamento per il 2017.

I dubbi dell'Ue
Infatti è scritto: «Una valutazione preliminare del Documento Programmatico di Bilancio suggerisce che il cambiamento pianificato nel bilancio strutturale del 2017 è negativo e ben inferiore allo 0,6% del Pil raccomandato dal Consiglio Ecofin a luglio». La Commissione ha quindi chiesto chiarimenti sui motivi che hanno portato alle modifiche del bilancio e ha voluto sapere perché l'Italia ritenga «eccezionali» le spese che dovrà sostenere per la gestione dei profughi e per la ricostruzione post terremoto. Su questi due ultimi punti è arrivata la secca replica da parte del premier, Matteo Renzi, e del ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan, i quali hanno sostenuto che l'Italia il prossimo anno avrebbe potuto avere un deficit al di sotto del 2 per cento, se non avesse dovuto sostenere la crisi dell’immigrazione e la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto.

Renzi: «Se non ci aiutate, non li mettiamo più i soldi»
Renzi ha quindi minacciato il veto italiano sul prossimo bilancio dell'Ue, attaccando la gestione dei richiedenti asilo da parte dei Paesi dell'Est, in particolare Ungheria e Slovacchia, che «tirano su il muro per gli immigrati» ma poi prendono i fondi comunitari (finanziati anche con soldi italiani) per gestire la crisi migratoria. Il premier ha detto: «Se non passano gli immigrati non passano nemmeno i soldi. Siamo ancora in grado di gestire gli sbarchi: arriva l'inverno, le condizioni del mare peggiorano. Ma abbiamo tempo sei mesi massimo. Bisogna bloccarli in partenza. O blocchiamo il flusso entro il 2017 o l'Italia non riesce a reggere un altro anno come quello passato». Poi l'avvertimento: il presidente del Consiglio ha ricordato che per «decisione del governo Monti, dà alla Ue 20 miliardi e ne riceve 12. Ma se Ungheria e Slovacchia ci fanno la morale sui soldi e poi non ci danno una mano sui migranti non va bene. Se non ci aiutate, non li mettiamo più i soldi». Per il premier, intervenuto ieri sera a Porta a Porta, «Non stiamo sforando, ma stiamo rispettando le regole. Io ero anche per una linea più dura, come i ministri Delrio, Calenda e Madia. Ma abbiamo ascoltato l’opinione del più saggio tra noi, cioè Pier Carlo Padoan».

Padoan minimizza: «Tutto normale»
Padoan, dai microfoni di Politics ha minimizzato: la missiva Ue «è assolutamente normale, per noi così come per gli altri Paesi che l’hanno ricevuta», cioè Belgio, Portogallo, Cipro, Finlandia, Spagna e Lituania. Il ministro ha spiegato che la Commissione si è concentrata sulle «spese per il terremoto e per la pressione dei migranti», ma ha sottolineato che l'Italia sta spendendo il suo denaro «per difendere i confini dell'Europa».