24 maggio 2022
Aggiornato 13:00
Un altro grande evento all'italiana

Il «successo Expo» di Renzi? Infiltrazioni mafiose, giallo sui conti e casse a corto di liquidità

«Non si fermano le grandi opere, si fermano i ladri», tuonava Renzi parlando di Roma2024, che spesso paragonava al grande «successo Expo». Ma anche in questo caso, i fatti lo smentiscono

Il premier Matteo Renzi all'Expo 2015
Il premier Matteo Renzi all'Expo 2015 Foto: Shutterstock

MILANO«Expo è stato un grande successo perché ci ha restituito l'orgoglio di compiere l'impresa». Così, lo scorso novembre, a conclusione dell'Esposizione Universale milanese, parlava il premier Matteo Renzi, che, da vari mesi a questa parte, non perde occasione per trasfigurare l'Expo2015 in uno dei grandi successi del proprio esecutivo. Così, l'Esposizione è divenuta, nella narrazione del presidente del Consiglio, il simbolo delle scommesse ambiziose vinte, delle sfide di un'Italia non più imprigionata nella palude dell'immobilismo, l'emblema del cambiamento, addirittura, del nuovo che avanza spazzando via la paura e l'esitazione.

Per Renzi Expo poteva insegnare a Roma2024
Addirittura, Renzi è riuscito a infilare l'Esposizione milanese nella lunga lista delle «promesse mantenute» sciorinata tronfiamente durante la conferenza stampa per la presentazione della Manovra 2017.  Ancora, nella recente assemblea di Assolombarda, Renzi si è appellato agli industriali perché replicassero lo «spirito di Expo». E nel lungo e combattuto dibattito su Roma2024, la Milano di Expo diventava, più o meno esplicitamente, la pietra di paragone per eccellenza: la dimostrazione provata del fatto che «i grandi eventi costituiscono un'occasione di sviluppo», e che quindi anche le Olimpiadi sarebbero state una grande opportunità per Roma. Perché – era il mantra del premier – «non si fermano le grandi opere ma si fermano i ladri». E, sentenziava, «se dici no per paura hai sbagliato mestiere».

La 'ndrangheta nei padiglioni di Cina e Ecuador
Ma siamo sicuri che l'Expo di Beppe Sala, attuale sindaco di Milano, sia stato il grande successo dipinto dal premier? Siamo certi che possa essere portato a esempio di come le famigerate «grandi opere» dovrebbero essere gestite, alla faccia di «ladri» e criminalità organizzata? Le ultime notizie, purtroppo, raccontano tutta un’altra storia. Perché l’Esposizione Universale milanese, ahinoi, non sarebbe stata esente, come da copione tutto italiano, da infiltrazioni mafiose e criminali. L’ultima inchiesta in proposito, condotta dalla Guardia di Finanza calabrese, riguarda un gruppo criminale calabrese riconducibile alla ‘ndrangheta che si sarebbe infiltrato nella realizzazione di opere importanti: in primis, i padiglioni di Cina ed Ecuador.

Oltre 15 milioni di euro sequestrati
Le Fiamme Gialle calabresi hanno sequestrato beni per oltre 15 milioni di euro alle famiglie mafiose Aquino-Coluccio di Marina di Gioiosa Jonica e Piromalli-Bellocco di Rosarno. Il blitz ha coinvolto diverse province d’Italia tra cui Milano, Reggio Calabria, Catanzaro, Catania, Bergamo, Bologna, Brescia e Mantova. I reati contestati sono quelli di associazione mafiosa, riciclaggio, estorsione, induzione alla prostituzione, detenzione illecita di armi da fuoco con l’aggravante del metodo mafioso. E nel decreto di sequestro compaiono alcune «anonime società del nord Italia» che si sarebbero occupate della realizzazione dei padiglioni della Cina e dell’Ecuador, delle opere di urbanizzazione e delle infrastrutture di base nella fiera Expo 2015, del subappalto per la società Ferrovie del Nord, dell’ipermercato di Arese e del consorzio di Bereguardo (Pavia).

Legami con l'inchiesta Underground
Oltretutto, alcuni dei destinatari del provvedimento di sequestro sono stati già coinvolti nell’inchiesta «Underground» della Dda di Milano, che lo scorso 3 ottobre ha arrestato 14 persone che erano riuscite ad ottenere in subappalto i lavori, dal valore di circa 5 milioni di euro, per il collegamento ferroviario tra il Terminal 1 e il Terminal 2 di Malpensa versando laute mazzette a Davide Lonardoni, il dirigente di Nord_Ing che progetta e coordina la realizzazione di tutti gli interventi di potenziamento infrastrutturale e di ammodernamento della rete ferroviaria e degli impianti di Ferrovie Nord.

Gli arresti di luglio: la mafia in Expo è realtà
Non è un caso isolato. Lo scorso luglio, l’incubo della mafia su Expo è diventato realtà. 11 persone sono finite in manette con accuse che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata a favorire gli interessi di Cosa Nostra, in particolare la famiglia Pietrapersa di Enna, a riciclaggio e frode fiscale. La Guardia di Finanza ha sequestrato anche alcuni milioni di euro, una piccola parte dei 20 milioni di euro elargiti in 3 anni dall’Ente Fiera al consorzio Dominus controllato dalla società Nolostand. Nel mirino degli investigatori sono finiti anche i lavori sul Decumano di Expo: dalla costruzione dei padiglioni di Francia e Qatar, a quelli di Guinea, dello sponsor Birra Poretti, del Palazzo Congressi e dell’Auditorium. Oltretutto, con una «censurabile sottovalutazione» e «nessuna riflessione su alcune evidenti anomalie» da parte egli enti pubblici, a carico dei quali non ci sono però responsabilità penali. A seguito delle indagini, lo scorso luglio la Nolostand, controllata al 100% da Fiera Milano, è stata commissariata perché in contatto con il consorzio Dominus, composto da società infiltrate dalla mafia. Ed ora anche la Fiera è parzialmente commissariata, per quanto attiene ai soli rapporti aziendali con la controllata Nolostand.

Siamo davvero più forti dei ladri?
Vicende che sconfessano la retorica renziana del «siamo più forti dei ladri», e che contribuiscono a far crollare il mito di Expo. Il cui «epico successo», come da più classica tradizione italiana, poggia evidentemente su fondamenta di argilla. Ma altri dati concorrono a mandare in frantumi il castello del premier: come quelli che riguardano il bilancio economico dell’Esposizione Universale. E’ stato davvero un grande successo come Renzi va sbandierando?

Dati su visitatori e presenze addizionali
L’obiettivo dei 20 milioni di visitatori è stato raggiunto e superato, secondo i dati, di 1 milione, dati sulla cui trasparenza, però, non sono mancati i dubbi. Ma la proporzione degli stranieri è stata decisamente inferiore di quella prevista (pare un 16% contro il 20-30% delle attese). Senza contare che, nei benefici,  andrebbe contabilizzata solo la componente addizionale della domanda, cioè chi non sarebbe venuto in Italia senza l’Expo (o chi ha prolungato il suo viaggio in Italia per la manifestazione). E secondo lo studio di lavoce.info, solo il 50,5% delle presenze straniere (e l’1% di quelle italiane) appaiono addizionali. Mentre la spesa addizionale sarebbe di 960 milioni di euro per gli stranieri e di non più di 30 milioni per gli italiani, per un totale stimabile in circa 1 miliardo, con effetti indiretti e indotti fino a 1,36 miliardi di valore aggiunto, contro i 4 pronosticati.

Quel rosso da 23,8 milioni
Ma anche senza voler scendere tanto nel dettaglio, a dimostrazione che l’Expo non è stato quel successone di cui si sente parlare ci sono gli stessi documenti pubblicati sul sito della società, che certificano come l’Esposizione milanese abbia chiuso con un rosso di 23,8 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i 7,7 milioni accumulati da inizio anno fino al 18 febbraio. Beppe Sala ha più volte sottolineato che l'unico dato rilevante è che le perdite del 2015, inferiori ai 30,6-32,6 milioni stimati nella relazione del cda discussa dai soci nell’assemblea dello scorso 9 febbraio, portano a un patrimonio netto a fine anno di 30,7 milioni.

Pareggio?
Eppure, come riporta il Fatto Quotidiano, paragonando i nuovi rendiconti con il bilancio del 2014, nella cui relazione lo stesso Sala scriveva che il 2015 si sarebbe chiuso «con un significativo utile, in grado di coprire le perdite cumulate degli anni precedenti e di portare al pareggio gestionale», si nota come le cose non siano andate esattamente come previsto. Perché, anziché coprire le perdite accumulate dal 2008 a fine 2014 (78,1 milioni di euro), il 2015 ha portato a un ulteriore aggravio dei conti, dal momento che i 744,8 milioni di ricavi (di cui 427,1 per vendita dei biglietti) non sono stati in grado di generare utili come previsto in precedenza.

Casse vuote
Ma attualmente, il più grande problema ancora da sciogliere sarebbero i conti salatissimi da pagare ai fornitori. Perché, al di là del bilancio, oggi Expo avrebbe un sostanziale problema di liquidità: non avrebbe cioè abbastanza soldi in cassa per pagare quei fornitori. Al punto da costringere il commissario all’Esposizione Universale Gianni Confalonieri a presentare un vero e proprio appello alle banche. Confalonieri ha spiegato che la società Expo «non ha debiti», ma «i danari che Expo ha in pancia sono oltre 100 milioni, ma arriveranno da dicembre a giugno 2017, mentre le transazioni vanno pagate subito».

I grandi eventi restano occasioni d'oro... per la criminalità
Insomma, sui conti Expo è un vero e proprio giallo. Ma se, come si dice, si uniscono i puntini, e si mettono in fila le indagini, gli arresti, le infiltrazioni della criminalità organizzata, il punto di domanda sul bilancio e la mancanza di liquidità, non sarà difficile scardinare la retorica renziana sul «mantra Expo» e sui «grandi eventi». Che purtroppo, più che grandi opportunità per i cittadini, qui in Italia rimangono enormi opportunità per la criminalità organizzata.