19 ottobre 2019
Aggiornato 17:00
E il Ponte sullo Stretto non è (più) una priorità

Renzi: «Chi ha tre vitalizi rinunci a qualcosa». E sul referendum: «Non ricapiterà, è per i nostri figli»

Prosegue la campagna elettorale in vista del referendum del premier. Che è tornato sui "risparmi" che garantirebbe la riforma e ha rivolto un appello alla «generazione dei supervitalizi»

ROMA - «Ci sono persone che hanno tre vitalizi. Io vorrei chiedere a questi di rinunciare, nel momento in cui io sta facendo fatica a trovare i fondi per le pensioni minime». Matteo Renzi, ai microfoni di Radio Popolare, è tornato a parlare di risparmi dei costi della politica, e soprattutto in merito al referendum costituzionale. Perché il premier, a proposito dei risparmi che si otterrebbero con la riforma, ha dichiarato che è incredibile «che questa generazione che ha prodotto i supervitalizi ora ci stia facendo una riflessione molto puntigliosa sui nostri risparmi».

Il ponte sullo Stretto non è una priorità... 
Quanto alla promessa che ha fatto scalpore negli ultimi giorni, quella della costruzione del Ponte sullo Stretto, Renzi ha usato toni meno entusiastici della scorsa settimana, ribadendo che «non è una priorità». Il «sì» netto che è emerso ultimamente, dunque, dopo le polemiche è tornato ad essere un "ni", con la puntualizzazione, però, che «il dire di no perché l’ha detto Berlusconi mi fa scappare un sorriso».

... ma si farà
Quindi, il collegamento con il referendum: «Fatico a cogliere il legame tra il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari e il ponte sullo stretto. Per me prima vengono la banda larga, l’edilizia scolastica, la Salerno-Reggio Calabria, le ferrovie in Sicilia, i viadotti in Sicilia, tutti gli interventi sul dissesto idrogeologico. Quando si è chiuso questo pacchetto», ha spiegato il presidente del Consiglio, «mi dovete spiegare perché un collegamento che permette di avere l’alta velocità da Napoli a Palermo non si possa fare, un’opera che costa 3 miliardi di euro e invece si possa fare il tunnel del Brennero, la Torino-Lione».

Sul referendum la partita è aperta
Quanto al referendum, per Renzi è una «partita aperta». I sondaggi, ha sottolineato, «si assomigliano tutti: il 50% ha deciso, il 50 no». Ma i margini per vincere ci sono, soprattutto guardando a quel «50% di indecisi» che a suo avviso «è un dato pazzesco». Quindi, Renzi ha fatto riferimento al confronto con il professore Zagrebelsky, che si è svolto negli studi di La7, condotto da Enrico Mentana. «Totale rispetto per il professore Zagrebelsky, dopo di che la matematica si stava rivoltando contro Zagrebelsky». Perché, spiega, per eleggere il presidente della Repubblica «se oggi serve il 50 per cento più uno» dei voti «e domani i tre quinti, è il 60 per cento».

E quel referendum sulle trivelle... 
Senza contare che, per Renzi, con la riforma costituzionale «il referendum sulle trivelle sarebbe passato». Il premier ha ammesso il suo errore iniziale, quello di «personalizzare il referendum» ma oggi è «qualcun altro» che «persevera», visto che «è interesse di altri buttarla sul Governo». Ed è invece, a suo avviso, un'occasione da non perdere, visto che questo referendum, «non ricapita tutti i giorni e riguarda il futuro dei nostri figli».

Sull’Italicum aperto a modifiche 
All'Italicum, che il premier ha ribadito di considerare un'ottima legge, i giochi sono ancora aperti: «Per me l'Italicum è una ottima legge ma se tutti pensano che si debba riaprire una discussione sulla legge elettorale, il Pd è pronto», ha detto Renzi. Che però non ha esitato a «dividere» le questioni - referendum da una parte e legge elettorale dall'altra -, come ha fatto per l'intera campagna.Così, Renzi ha ribadito che «la legge elettorale è meno importante della riforma costituzionale, per cui se bisogna cambiarla si cambia, ma non presentando un'altra proposta, altrimenti fai come il carciofo, con gli altri che dicono solo no. Siamo disponibili veramente ad andare a vedere le carte e a confrontarci».