16 ottobre 2019
Aggiornato 14:31
Le opposizioni non si fidano più

Italicum, Renzi: proposta entro ottobre, comunque la legge resta ottima

Matteo Renzi ribadisce la sua disponibilità a cambiare l'Italicum prima del voto, e sta preparando una proposta in tal senso. Forse raccogliendo i consigli del Presidente emerito

ROMA - Lo va ripetendo ogni giorno, negli ultimi tempi, anche per rassicurare chi, al referendum costituzionale del 4 dicembre, voterà "no" perché convinto che il combinato disposto della riforma con la nuova legge elettorale dia origine a un Parlamento in gran parte di nominati. Così, Matteo Renzi lo ribadisce: l'Italicum è «una legge elettorale ottima che ricalca quella dei sindaci» ma «si può modificare»

Rammarico
E lo fa con un po' di rammarico, perché per lui - non lo nasconde - quella legge "è la migliore che c'è». Tuttavia, aggiunge, «siamo pronti a discutere». Così, il presidente del Consiglio presenterà una proposta di riforma entro ottobre, e attualmente starebbe vagliando varie possibilità, dalle preferenze ai collegi uninominali, dal premio alla coalizione e non più alla lista.

«La sera delle elezioni si sappia chi ha vinto»
Su una cosa, però, Renzi non retrocede: il fatto che «la sera stessa delle elezioni» si debba sapere chi ha vinto. Quello stesso punto su cui il premier si è fortemente scontrato, nel duello televisivo da Mentana, con il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, che riteneva la promessa del risultato immediato un primo segnale della deriva anti-democratica che apporteranno riforma costituzionale e legge elettorale insieme.

Nodo ballottaggio
In discussione c'è anche l'ipotesi Violante, che prevede che il ballottaggio sia valido solo se vi partecipano il 50 per cento più uno degli aventi diritto. Altra opzione, il ritorno fino alla versione originaria dell'Italicum, che non prevedeva il secondo turno ma assegnava un congruo premio di maggioranza alla coalizione vincente. Quanto al ballottaggio, per il premier è però un punto qualificante per garantire la governabilità e dare agli elettori la possibilità di scegliere da quale maggioranza essere governati. Tuttavia, «se questi obiettivi possono essere raggiunti anche in qualche altro modo, noi siamo disponibili a ragionarci e a confrontarci».

L'analisi di Napolitano
Proprio sul ballottaggio si è espresso il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, dichiarando, a margine di una lectio magistralis alla Scuola di formazione politica del Pd: "A me non risulta che il ballottaggio sia un punto dirimente per il governo. Renzi ha detto che indicherà alcune ipotesi e che poi si andrà al confronto». Nel corso della lezione, Napolitano aveva spiegato che «è probabile che in vista delle elezioni del 2018 si arriverà con tre raggruppamenti: se poi si tratterà di tre partiti o tre raggruppamenti elettorali è difficile a dirsi, ritengo si possa essere primi senza avere la maggioranza assoluta. Non si può considerare una bestemmia cercare alleati per governare».

Nessuno più si fida di Renzi
Nelle scorse ore proprio Napolitano aveva «bacchettato» il premier per aver troppo personalizzato il referendum costituzionale, osservando però che, in seguito, Renzi ha corretto il tiro. Ma al di là di tale personalizzazione, l'ulteriore problema del premier è che, al momento, nessuno crede alla sua buona fede nel voler modificare l'Italicum. Del resto, il processo politico che ha portato al suo scranno a Palazzo Chigi, alla nuova legge elettorale e alla riforma costituzionale è stato costellato da manovre controverse e audaci, che di certo non depongono a favore dell'affidabilità del premier: da quell'«#enricostaisereno» che si è concluso con la più clamorosa delle pugnalate alle spalle, al nuovo Nazareno con Berlusconi (anche qui) con tradimento finale, fino ai numerosi cambiamenti unilaterali del primo testo della riforma votati anche da Forza Italia. E sull'Italicum in particolare, viene molto difficile immaginare che si possa trovare una maggioranza per cambiarlo in corsa.

Il suggerimento del Presidente emerito
Riuscirà il premier nell'ardua impresa di partorire entro la fine del mese una proposta di modifica capace di mettere tutti d'accordo? C'è chi pensa che proprio per questo Renzi stia cercando di raccogliere i suggerimenti offerti da Giorgio Napolitano, che, tra le altre cose, durante la sua lectio magistralis ha detto che «i governi di coalizione non sono una bestemmia». Le strade, dunque, sarebbero due: o aprire il secondo turno alla possibilità di fare coalizioni di liste, oppure eliminare proprio il ballottaggio, con la conseguenza, però, che il premio di maggioranza potrebbe non bastare per raggiungere la soglia fatidica del 51%. 

Dove sta la sinistra
Checché ne dica Napolitano, al ballottaggio il premier appare particolarmente affezionato, quindi Renzi opterebbe per la prima via, magari unitamente ai capilista bloccati. Di certo, le prossime settimane saranno cruciali: in caso di mancato accordo, il fronte del «no» potrebbe avere gioco libero. Anche perché, quando il premier ha dichiarato che «il referendum si vince da destra», ha detto una cosa vera e una cosa falsa: è vero, cioè, che i voti della destra sono fondamentali; è falso, però, che la sinistra è in larga parte con lui. Anzi: è proprio l’emorrargia di consenso dalla propria area di riferimento (per così dire...) che potrebbe essergli fatale.