15 ottobre 2019
Aggiornato 10:30

L'uomo del Ponte ha detto «sì». Ma ecco tutte le volte che Renzi aveva giurato «no»

C'è chi si è chiesto se il premier stesse scherzando. Perché Renzi, sulla questione del ponte sullo stretto, si era già pronunciato, e in tutt'altri termini. Ma tranquilli: è solo in campagna elettorale

ROMA - Piena e tormentata campagna per il referendum costituzionale. Il premier Matteo Renzi, è, naturalmente, in vena di grandi promesse. Ma pensioni, Ires, Iri, sanità, 80 euro non bastano. Ci vuole qualcosa di più forte. Ed ecco che il premier rispolvera l'eterna oasi nel deserto all'italiana, quella del Berlusconi dei tempi d'oro: «Bisogna completare il collegamento tra Napoli e Palermo, un'operazione che porti 100mila posti di lavoro e serva a togliere la Calabria dall'isolamento e ad avere la Sicilia più vicina». E riecco a voi il ponte sullo stretto di Messina (LEGGI ANCHE «Renzi e il Ponte sullo Stretto: un'altra promessa impossibile per portarsi a casa il 'sì' al referendum»).

La promessa (con moltiplicazione dei posti di lavoro annessa)
Una promessa non a caso fatta durante la celebrazione dei 110 anni del Gruppo Salini, capofila del consorzio che si aggiudicò la gara d'appalto. E il cui ad Pietro Salini, nel 2014, cercò di convincere il premier a riaprire il dossier, parlando di 40.000 posti di lavoro. Due anni dopo, nelle parole di Renzi, le opportunità di impiego si sono più che raddoppiate. Ma non è soltanto questo ciò che ci lascia perplessi. Perché l'ex sindaco di Firenze del ponte sullo stretto ha parlate altre volte. E non ci è sembrato così entusiasta.

2010
Era il 2010, quando il «rottamatore» Matteo Renzi lanciava, nella Carta di Firenze, l'idea di rottamare, appunto, tutti i dirigenti di lungo corso del Pd, per rilanciare una sinistra capace di guidare l'Italia. In quel manifesto, però, Renzi non mandava in pensione solo i (vecchi) pezzi grossi del partito: ma anche idee vetuste della politica di quegli anni, come - indovinate un po' - il famigerato ponte. Un ponte ormai divenuto il simbolo degli strilli elettorali tutto fumo e niente arrosto, delle promesse irrealizzabili da imbonitori di piazza: tutto quello da cui Matteo voleva dissociarsi.  «Ci accomuna il bisogno di cambiare questo Paese (...) un Paese che preferisca la banda larga al Ponte sullo Stretto», scriveva allora insieme a Civati.

2012
Anno 2012, a Sulmona, durante il suo tour in vista delle primarie. Anche in quell'occasione Renzi parlava del ponte in termini non proprio positivi: «Continuano a parlare dello Stretto di Messina», dichiarava, «ma io ritengo che gli otto miliardi a disposizione per questa opera dovrebbero essere dirottati sulla scuola pubblica per la realizzazione di nuovi edifici e per rendere più moderne e sicure». Progetto bocciato, insomma, la seconda volta.

2015
Poi qualcosa è cambiato. La rottamazione ha fatto il suo corso, Renzi ha conquistato Palazzo Chigi, e ha iniziato a fare i conti con la realpolitik. Quello stile di far politica che tanto lo disgustava (o almeno così diceva), fatto di promesse elettorali, di vere e proprie sparate nel tentativo di accaparrasi qualche voto in più, quello stile che in tempi lontani imputava schizzinosamente alla casta, è divenuto in breve tempo il suo affezionato pane quotidiano. Così, il «no» è diventato progressivamente un «ni»«Certo che si farà, il problema è quando. Ora, prima di discutere del ponte, sistemiamo l'acqua di Messina, i depuratori e le bonifiche. Investiamo 2 miliardi nei prossimi cinque anni in Sicilia per le strade e le ferrovie. E poi faremo anche il ponte»: queste, le parole riportate dal libro di Bruno Vespa Donne d'Italia del 2015. 

Marzo 2016
Stessa linea, all'incirca, nel marzo 2016: «Sicuramente il ponte verrà fatto, basta con questo derby», diceva. «L'importante è che prima portiamo a casa i risultati delle opere incompiute. Io non ho niente contro il ponte, anzi, sarà utile. Ma bisogna capire la tempistica, così come il fatto che il collegamento ci vuole anche per i treni, perché il ponte dovrà essere una della struttura dell'alta velocità del Paese». E poi, il classico slogan: «Io sono per portare a casa i risultati, poi si potrà parlare giustamente di come realizzare il ponte per macchine e treni, sicuramente si fa ma 'primum vivere, deinde philosophari». Con quel tocco di classicismo che, in questi casi, non guasta mai.

E ora è un sì
Dal «no» al «ni», dunque. Poche ore fa, la svolta: Renzi è passato al «sì». Il ponte si farà, punto. Nessun riferimento alla tempistica, nessuna incertezza, nessun «ma». Un bel cambio di direzione, insomma. Che non a torto ha lasciato basito il sindaco di Messina Renato Accorinti, il quale, intervistato dal Fatto Quotidiano, si è chiesto se il premier stesse scherzando. Perché lui, con Renzi, ci ha parlato da poco, in occasione dell’inaugurazione dell’elettrodotto Terna. Era quindi lo scorso maggio: e solo 4 mesi fa, il presidente del Consiglio raccontava un'altra storia: «diceva che non era totalmente contrario al Ponte ma che prima ci volevano le infrastrutture. Quindi o quella di oggi è una battuta, o ci prende in giro». Voi che dite?