25 giugno 2019
Aggiornato 05:00
Sospetta manipolazione di mercato

Ponte sullo Stretto, esposto M5s contro Renzi. Ricorso al Tar sul quesito del referendum

I 5 stelle mai così agguerriti. Dopo le dichiarazioni del premier sulla riapertura del cantiere messinese, è partito un esposto per sospetta manipolazione di mercato. Ma anche sul referendum i pentastellati (e non solo) hanno fatto ricorso al Tar

ROMA -  Le dichiarazioni di Matteo Renzi in merito alla riapertura del «dossier Ponte sullo Stretto» hanno fatto decisamente scalpore. Anche noi del Diario ne abbiamo parlato, raccontandovi peraltro tutte le volte che il premier, in proposito, ha cambiato idea (LEGGI ANCHE «L'uomo del Ponte ha detto 'sì'. Ma ecco tutte le volte che aveva detto 'no'»). Ma ora la questione è finita sul tavolo della procura di Roma, per un esposto depositato dai parlamentari del Movimento Cinque Stelle.

Sospetta manipolazione di mercato
I quali ritengono che le dichiarazioni di Renzi in merito alla riapertura dell'eterno cantiere di Messina abbiano avuto come diretta e sola conseguenza un forte aumento percentuale, il giorno successivo, delle azioni della Salini Impregilo. Per questo, ipotizzano una «manipolazione del mercato». «Non abbiamo noi i mezzi per verificare questa ipotesi, quindi tocca alla procura e alla Consob capire se ci sono stati acquisti e vendite anomale sul titolo in questione. Per questo motivo oggi depositeremo un esposto presso la procura di Roma", hanno scritto in una nota.

La Salini è (casualmente) per il sì
Il deputato M5S Andrea Colletti che ha redatto la denuncia, con la capogruppo M5S alla Camera dei deputati Giulia Grillo, si sono recati in Procura a piazzale Clodio a Roma in mattinata. «E' interessante notare come nei giorni successivi Salini abbia manifestato l'intenzione di abbandonare l'Italia in caso di vittoria del No al referendum costituzionale - ha osservato Colletti -, inoltre sempre Salini è tra i finanziatori nell'ipotetica fusione delle agenzie di stampa AdnKronos e Agi. Ci sono veramente molti elementi che devono essere considerati a questo punto e crediamo che solo la magistratura possa farlo».

Ricorso al Tar per il quesito referendario
Ma i pentastellati si mostrano agguerritissimi anche su un altro fronte, quello del referendum. Perché il fronte del no ha deciso di interpellare la magistratura sulla legalità del testo del quesito che, recependo la denominazione della legge Boschi del governo Renzi approvata dal Parlamento, chiede ai cittadini di dire sì o no a «superamento del bicameralismo, riduzione del numero dei parlamentari, revisione del Titolo V sui rapporti fra Stato e Regioni, abolizione del Cnel». Contro tale dicitura, accusata di essere eccessivamente propagandistica delle ragioni del «sì», è stato presentato ricorso da diversi legali incaricati da alcuni dei comitati per il no che sono stati istituiti. 

Truffa
L'iniziativa è stata resa nota dal capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Affari Costituzionali del Senato Vito Crimi. «Il testo del referendum - ha dichiarato - è una truffa, una propaganda ingannevole, l'ennesima trovata di Renzi per prendere in giro gli italiani. Per questo anche il M5S ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro il testo del quesito in quanto scritto in violazione della legge». A suo avviso, contrariamente a quanto previsto dall'art. 16 della Legge n. 352 del 1970 non specifica l'indicazione degli articoli oggetto di revisione e di ciò che essi concernono e risulta, pertanto, palesemente ingannevole per i cittadini".

Un imbroglio
«Vista la delicatezza della materia oggetto del referendum, ovvero la nostra Costituzione ed i nostri diritti fondamentali - ha aggiunto Crimi - è necessario modificare il testo inserito sulla scheda di votazione che è totalmente fuorviante dalla realtà e rappresenta per i cittadini una vera e propria truffa». Per i Cinque Stelle, insomma, il quesito «imbroglia i cittadini perché non dice cosa cambierà realmente».