18 gennaio 2021
Aggiornato 01:30
Patto per il Sud

Renzi: «Il Mezzogiorno riparta con il Paese»

Il Presidente del Consiglio: «I cittadini si aspettano risposte dalle istituzioni. Non credo in un sud deindustrializzato, non si può pensare che il Mezzogiorno sia solo un posto dove si viene a fare una bella vacanza».

CATANIA - I Patti per il Sud siglati dal governo nazionale con le regioni del Mezzogiorno e l'intesa tra Roma e la Regione Siciliana archiviano «la stagione di soldi a pioggia per mettere in campo una strategia diversa e più efficace: impegni precisi, puntuali, verificabili nel corso del tempo, con tempistiche chiare. Governo e istituzioni locali collaborano e si controllano vicendevolmente, con i cittadini che possono verificare se gli impegni presi vengono mantenuti. Massima trasparenza, tempi certi e investimenti che ripartono». E' quanto dichiarato dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, che in una lunga intervista al quotidiano La Sicilia fa il punto sul piano d'azione e le strategie che il governo nazionale sta pianificando nei confronti del Mezzogiorno.

«La prima scommessa che dobbiamo vincere però - ha detto Renzi - è quella di restituire fiducia alle donne e agli uomini del Sud. Le potenzialità che vanta questa terra non riesce a eguagliarle nessuno. Con i patti vogliamo finalmente mettere ordine al lavoro che c'è da fare».
«Non mi stancherò mai di ripetere - ha aggiunto -: non credo in un sud deindustrializzato, non si può pensare che il Mezzogiorno sia solo un posto dove si viene a fare una bella vacanza. Ovviamente vale per tutto il tutto compresa la Sicilia».

Il premier, volato ieri in Sicilia per siglare ad Agrigento il Patto, e che oggi chiuderà la festa de L'Unità a Catania, ha poi affrontato il tema dell'accoglienza dei migranti rivolgendo un «sentito ringraziamento ai siciliani che hanno dimostrato di essere campioni del mondo della solidarietà e difficoltà. Un comportamento che fa onore all'isola e a tutto il nostro Paese. Sui migranti - ha osservato Renzi dalle colonne del quotidiano siciliano - l'Europa si gioca la faccia e il suo futuro. O è in grado di mettere in campo una strategia comune realmente efficace, oppure rischia di perdere in modo irreversibile la fiducia degli europei. In questi due anni abbiamo fatto importanti passi avanti. Il nostro Migration Compact è diventato la base delle discussione, ma non basta. Sulla redistribuzione non arretriamo di un centimetro».

Sul rapporto poi tra la Regione Siciliana e Roma, Renzi ha spiegato: «Credo che il siciliani dalle istituzioni non vogliano polemiche, ma soluzioni. E il nostro approccio è semplice, basta parole. Lavoriamo tutti insieme per invertire la rotta e far ripartire la Sicilia, come il resto del Paese. Ogni euro dei contribuenti che viene impegnato deve essere speso nei tempi e secondo la destinazione decisa. Su questo i controlli sono una garanzia per tutti».

Altro nodo affrontato da Renzi è stato quello del referendum, e in particolare quello sulla campagna a favore del no annunciato dalla Cgil. «Rispetto il parere espresso dall'assemblea della Cgil - ha detto il presidente del Consiglio -, così come rispetto le diverse posizioni all'interno del sindacato. Nella stessa Cgil, come in altri casi, c'è chi già ha annunciato di voler votare sì. Agli scritti delle organizzazioni sindacali, però, così come a tutti gli italiani, lancio il mio appello a informarsi direttamente, a giudicare il merito della riforma, a leggere i contenuti del quesito. I lavoratori e pensionati vogliono ridurre le poltrone dei parlamentari, semplificare la politica e ridurre i poteri alle Regioni oppure preferiscono lasciare tutto com'è? Si vota su questo».

Infine, sugli applausi ricevuti proprio a Catania da D'Alema e Bersani, Renzi ha osservato: «E' la migliore conferma che il nostro è un partito vivo, aperto, la più grande comunità democratica nella scena della politica italiana. Andando in giro per le feste dell'Unità, però, io ho sentito un altro applausometro, quello a sostegno delle riforme».

(con fonte Askanews)