21 maggio 2024
Aggiornato 06:00
Il premier sulla riforma costituzionale

Renzi: Per cambiare l'Italia basta un «sì» (al referendum)

Basta un sì per ridurre il numero dei politici delle province, abolire il Senato, abbassare il quorum del referendum, introdurre il referendum propositivo, abolire enti «inutili» come il CNEL e rivedere le competenze regionali

ROMA – Matteo Renzi torna a scrivere la sua e-news e lo fa, stavolta, concentrandosi, tra le altre cose, sul referendum costituzionale di autunno. Il sito «Basta un sì» – scrive il premier – è sempre di più la «casa di tutti i cittadini, comitati, amici che vogliono dare una mano in vista del referendum costituzionale». In tanti chiedono al premier di non personalizzare la «sfida» del voto. «Vero», dice Renzi, questa, infatti, è la sfida di milioni di persone che vogliono ridurre gli sprechi della politica, rendere più semplici le istituzioni, evitare enti inutili e mantenere tutte le garanzie di pesi e contrappesi già presenti nella nostra Costituzione: «Un'Italia più semplice e più forte sarà possibile se i cittadini lo vorranno».

Il perché del referendum
Nel corso della e-news, il premier affronta la questione nel merito, rispondendo ai tanti cittadini che chiedono spiegazioni più dettagliate al riguardo. Il quesito – spiega Renzi – non riguarda la legge elettorale o i poteri del Governo, argomenti che non sono minimamente toccati dalla legge costituzionale, ma riguarda, invece, il numero dei politici, il tetto allo stipendio dei consiglieri regionali, il voto di fiducia, il Senato, il quorum per il referendum che viene abbassato, l'introduzione del referendum propositivo, l'abolizione degli enti inutili come il CNEL, le competenze delle Regioni.

Basta un sì
Come scrive ancora il premier, per vincere il referendum di autunno è sufficiente entrare nel merito, quindi leggere attentamente il quesito, e, soprattutto, – precisa Renzi – «chiedere agli italiani se davvero vogliono continuare con la classe politica più numerosa e più pagata dell'Occidente o se invece vogliono ridurre i costi e i posti dei parlamentari. Per Renzi è sufficiente chiedere agli italiani se vogliono continuare con le Regioni che fanno promozioni turistiche e missioni in autonomia o se invece vogliamo cambiare, con un progetto turismo Italia. E ancora: basta chiedere agli italiani se hanno intenzione di avere ancora un sistema di scrittura delle leggi che «fa fare a Camera e Senato esattamente la stessa cosa, il che succede solo in Italia, o se invece vogliono lasciare a una sola Camera il rapporto fiduciario con il Governo». E per cambiare – ripete come un mantra il premier – «basta un sì».

L'Italia che merita di essere ascoltata e amata
Renzi si concentra anche sull'idea di un'Italia che crede nelle proprie possibilità e che ce la fa, c'è un'Italia «che ci prova, ogni giorno. Che non si fa bloccare dalla paura. Che porta il proprio contributo perché il futuro sia migliore. Questa Italia è bella», scrive il premier. La «semplice morale» di cui parla Renzi arriva nel pieno dell'estate, dopo che il presidente del Consiglio ha avuto modo di girare il Paese in lungo e in largo, con maggiore determinazione dopo i fatti della Francia e della Germania, ma anche di Baghdad e Kabul. Una reazione, però, ci vuole – avverte il premier. È per questo che è necessario, in questo momento, coltivare la fiducia, il buon senso e il coraggio attraverso gesti concreti. È nell'economia di questo discorso che si inserisce il «tour» del premier: le tappe italiane, per Renzi, sono «preziose» perché danno la possibilità di «incrociare storie autentiche che – anche in mezzo alle difficoltà – regalano speranza e coraggio». C'è un'Italia che ci prova, si sveglia la mattina e dà il meglio di sé per cambiare qualcosa. Questa è l'Italia che, secondo il premier, merita di essere «ascoltata, mostrata, incontrata, amata».

L'audacia della speranza necessaria per guidare un Paese
Questo, d'altronde, – specifica il premier – è il ruolo del capo del Governo: «Lavorare perché il Paese vada ancora meglio, si metta in gioco, sia capace di vincere le difficoltà». E farlo contro i soliti gufi, contro i disfattisti, contro chi vive «nella lamentazione costante». Si richiama a Barack Obama, Renzi, che, in occasione della convention dei democratici di Philadelphia, avrebbe dato largo spazio al concetto di speranza: «Per chi guida un governo l'audacia della speranza è la priorità numero uno», scrive Renzi.