16 gennaio 2021
Aggiornato 04:00
Il leader della Lega sull'operazione antiterrorismo a Genova

Salvini: Siriano arrestato per terrorismo, ne restano da espellere altri 500mila

Un 23enne siriano è stato arrestato perché intenzionato ad arruolarsi in Siria nelle fila del gruppo salafita Al-Nusra. Insieme a lui sono stati indagati tre imam. Dura la reazione del segretario del Carroccio

ROMA«Un siriano arrestato, 3 imam indagati, un pakistano espulso. Ma quante belle persone stiamo ospitando in Italia. Ne rimangono da espellere altri 500.000, e siamo tranquilli». Il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, commenta così la notizia dell'arresto, a Genova, nell'ambito di un'operazione antiterrorismo di un cittadino siriano di 23 anni, in procinto, secondo le indagini, di arruolarsi in Siria alle milizie di Al-Nusra.

Indagati anche tre imam
Tra gli indagati nell'inchiesta che ha fatto scattare le manette ai polsi di Mahmoud Jrad ci sarebbero anche tre imam. Sei gli indagati in totale: oltre al 23enne e ai tre imam, anche il fratello e altre due persone che erano solite frequentare le moschee genovesi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il ragazzo starebbe in Italia da quattro anni e a Genova sarebbe arrivato nel 2015, quando avrebbe iniziato a frequentare alcuni luoghi di culto islamici situati nel centro storico della città. Il giovane era già stato in Siria, circa un anno fa, ma il suo nome non compariva nella lista dei 110 foreign fighters ricollegabili all'Italia. Negli ultimi giorni, però, il giovane aveva palesato la volontà di tornare a combattere in Siria, nelle fila del gruppo Jabat Al Nursa. Secondo gli inquirenti, il 23enne avrebbe avuto dei problemi con la comunità musulmana di Varese per le proprie idee particolarmente ortodosse. Solo dopo essesi avvicinato ad esponenti salafiti, il giovane avrebbe deciso di spostarsi nel capoluogo ligure, dove avrebbe incontrato i tre imam, uno albanese e due marocchini, sui quali gli inquirenti indagano.

Orlando: 345 detenuti a rischio radicalizzazione
Alla notizia si aggiunge il dato preoccupante rivelato dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, secondo cui, nelle carceri italiane, ci sarebbero circa 345 detenuti «interessati dal fenomeno della radicalizzazione, di cui è possibile fornire una distinzione in base al grado di pericolosità». Il Guardasigilli precisa che il monitoraggio in corso nelle carceri dimostra che la situazione in Italia non è così allarmante come quella di altri Paesi europei. Dei 345 detenuti, 153 sono quelli classificati come a forte rischio di radicalizzazione e 39 di questi sono sottoposti al regime di Alta Sicurezza, perché imputati proprio per terrorismo. Il dicastero di Via Arenula sottolinea che, per quanto la situazione sia sotto controllo, non ci si può permettere di sottovalutare nulla, «perchè il carcere è un luogo dove si realizzano forme di radicalizzazione rapida e perché si tratta di soggetti vulnerabili. In carcere è alto il rischio che si diffondano forme di esclusione e isolamento. Sono queste le condizioni su cui il radicalismo fa leva per trasformare l'isolamento in senso di vendetta e odio contro la società».

Strumenti adeguati
Come precisa il Guardasigilli, sia la magistratura che le strutture investigative che da essa dipendono, hanno maturato una lunga esperienza nel contrasto al terrorismo e «gli strumenti a nostra disposizione sono adeguati». L'intervento legislativo dal 2015 ha previsto la possibilità anche di azioni «offensive» in grado di contrastare l'utilizzo del web da parte delle organizzazioni terroristiche, afferma il ministro, che continua affermando che «il profilo che deve ricevere massima attenzione è, ora, quello della condivisione delle informazioni, in modo da ridurre le ancora profonde divergenze tra i vari ordinamenti europei».