17 luglio 2019
Aggiornato 09:00
'Parlamento può modificare Italicum, non vedo però una maggioranza'

Referendum, Renzi: «No allo spacchettamento. Decideranno le Corti»

Il premier Matteo Renzi dice la sua sulle ipotesi circolate in questi giorni sul referendum costituzionale. In particolare, sulla prospettiva di spacchettarlo in più quesiti

ROMA - Matteo Renzi ha ben chiaro che l'esecutivo da lui guidato sta entrando in una fase cruciale, e ribadisce pubblicamente quanto gli uomini a lui più vicini ripetono da giorni. L'Italicum «è una buona legge», il fatto che altre forze politiche rispetto al Pd possano vincere il ballottaggio «fa parte del gioco democratico». E comunque se si vuole cambiare la possibilità «è nella disponibilità del Parlmento», in cui «a me pare di non vedere una maggioranza» per una diversa legge elettorale. Tanto meno il Mattarellum, sul quale quando Roberto Giachetti condusse la sua battaglia «non c'erano i numeri»

Il premier ha paura?
L'occasione la dà l'intervista di Carlo De Benedetti al Corriere della Sera, in cui il presidente del Gruppo L'Espresso esprime tutti i suoi dubbi sul combinato disposto di riforme istituzionali e legge elettorale, chiedendo di sostituire l'Italicum con il Mattarellum per «non trovarmi costretto a votare No al referendum». Una connessione che Renzi nega alla radice: «La legge elettorale con il referendum non c'entra niente». Gli italiani saranno chiamati a decidere «sul numero dei parlamentari, sulla fine del bicameralismo perfetto, non sull'Italicum». Un'occasione irripetibile, per il premier, visto che con una vittoria del No «sarà molto difficile per qualche decennio poter mettere le mani» su queste materie.

Ipotesi
Ma più che porre veti, Renzi sembra chiamarsi fuori dalle varie ipotesi circolate in questi giorni. Lo fa ad esempio sullo spacchettamento in più quesiti del referendum sul ddl Boschi: «Non dipende da noi» ma «se la Corte di Cassazione, o la Consulta se sarà investita, daranno altro un altro giudizio non abbiamo nessun problema, l'importante è che il dibattito sia sul merito della riforma». E lo fa a suo modo anche sulle modifiche all'Italicum: «Non apro più bocca su questo, è nella disponibilità del Parlamento», dice senza dunque stroncare del tutto le aperture dei giorni scorsi di vari esponenti Pd, da Dario Franceschini fino a Lorenzo Guerini. Ma rimarcando ancora una volta la difficoltà di varare una legge diversa: «Ho letto di 'sondaggi' sui parlamentari che vorrebbero cambiare l'Italicum, ma la domanda è 'come?'». E rifiutando l'argomento principale adottato da chi vorrebbe modificare la legge elettorale, ovvero la possibilità concreta - evocata anche da De Benedetti - che al ballottaggio possano vincere i Cinque Stelle: «E' un rischio che fa parte del gioco democratico».

Discussione sul merito
Insomma Renzi, per vincere il referendum sulle riforme, sembra volersi affidare alla discussione sul merito più che su strategie politiche: «Adesso questa partita non dipende tanto da me, non è che posso fare molto. Io posso solo dire agli italiani di decidere: il popolo ha ragione sempre se vota sì oppure no». Certo «il referendum può dare risultati sorprendenti ma io conto molto sul buon senso e sulla capacità degli italiani di sapere su cosa si vota». Ovvero «chi vota no tiene le cose come stanno, chi vota sì vuole cambiare». Con un monito basato su un parallelismo con la Brexit. «Non vorrei che alla fine anche in Italia ci fosse qualcuno che convinto di votare un'altra cosa si sveglia poi con un risultato dal quale non si può tornare indietro».

Il Parlamento più costoso dei Paesi Nato
Renzi è cristallino: il referendum sulle riforme «è cruciale per il futuro del nostro Paese». Soprattutto perché "noi abbiamo il Parlamento più costoso dei Paesi che fanno parte della Nato». E a suo avviso, con un «sì» le cose cambieranno. 

(Fonte Askanews)