20 gennaio 2020
Aggiornato 07:00
Il deputato grillini contro il premier

Di Battista: italiani stanchi della «dittatura dell'ottimismo» di Renzi e del suo servilismo alle lobby

L'esponente del Movimento 5 Stelle attacca la politica del governo Renzi e spiega che le contestazioni al premier all'assemblea generale di Confcommercio sono la risposta di un Paese che non accetta più la «dittatura dell'ottimismo»

ROMA - «Mentre Renzi viene giustamente fischiato per i suoi provvedimenti fallimentari in materia economica il microcredito per le piccole e medie imprese continua. E continuerà sempre». È Alessandro Di Battista a dirlo sulla sua pagina Facebook. Ogni tre mesi il fondo riceverà nuove entrate provenienti dagli stipendi tagliati dei parlamentari del M5S, spiega il deputato. «Siamo già oltre i 17 milioni di euro che arrivano dalle nostre restituzioni. Ebbene ad oggi oltre 2000 imprese hanno ottenuto il finanziamento. Quando il M5S sarà al governo il microcredito per le imprese sarà ancor di più implementato. Metteteci alla prova!», scrive il deputato.

Paese stanco delle menzogne
Di Battista commenta l'intervento del premier all'assemblea generale di Confcommercio, durante la quale Renzi è stato contestato in merito al famoso bonus di ottanta euro. Per il deputato grillino, «i fischi che si è beccato oggi Renzi all'assemblea di Confcommercio sono i fischi di un paese che non accetta più le sue menzogne». Quello che non accettano gli italiani, secondo il deputato, è «il suo servilismo di fronte alle lobby. Non accetta più la "dittatura dell'ottimismo" suo unico punto programmatico. Non accetta più i bonus in cambio dei diritti. Non accetta più i condannati per corruzione come padri costituenti. Non accetta più i salvataggi delle banche mentre i cittadini vengono abbandonati. Non accetta più oscene pensioni d'oro. Non accetta più la vergognosa tassazione per le imprese». Come spiega Di Battista, quelli sono i fischi di «un popolo che dice basta alla sua arroganza. È arrogante. Non ha umiltà. Non conosce le esigenze del Paese. Abbiamo una grande possibilità ai ballottaggi. Votiamoli via!».

Il fallimento del Jobs Act e del bonus 80 euro
Nei giorni scorsi, il deputato a 5 stelle non aveva mancato di criticare il governo Renzi sotto diversi punti di vista. Partendo dalla riforma del lavoro, Di Battista afferma che «il jobsact è un fallimento totale. I francesi lo sanno bene, noi, lentamente (forse troppo) lo stiamo capendo sulla nostra pelle». Le tutele crescenti di cui il governo parla non sono – come spiega il deputato – «contratti a tempo indeterminato e una volta tolti gli incentivi (sempre soldi nostri) crollano i nuovi contratti. Nuovi contratti, non nuovi posti di lavoro». Per quanto concerne gli 80 euro, questi non avrebbero, secondo il grillino, rilanciato l'economia «ma la cosa drammatica è che ora Renzi li toglie a 1,4 milioni di italiani».

«Garanzia giovani» come voto di scambio
Di Battista spende un pensiero anche per il programma «Garanzia giovani»: questo avrebbe prodotto pochi posti come tirocinanti. «Eppure è costata 1,5 miliardi. C'è da dire una cosa però. Ieri i carabinieri hanno perquisito due comitati elettorali PD a Napoli. L'ipotesi di reato è corruzione elettorale. Pare che alcuni candidati del PD abbiano promesso l'inserimento in «garanzia giovani» in cambio di voti». «Oltre ad essere incapaci – spiega Di Battista – (hanno speso 24 miliardi degli italiani per rilanciare il lavoro e l'Italia è sempre il fanalino di coda d'Europa) questi signori fanno parte di un sistema marcio, che ha radici nel voto di scambio e nella corruzione elettorale».

«Cercano di spaventarci perché ci temono»
La proposta del deputato pentastellato è una soltanto: «Abbiamo una grande occasione: quella di votarli via. In questi ultimi giorni gli attacchi di un intero sistema contro il M5S si intensificheranno», perché, spiega ancora Di Battista, «ci sono palazzinari che temono la trasparenza. Ci sono lobbisti delle discariche che temono la raccolta differenziata. Ci sono le frattaglie di mafia capitale che temono appalti regolari. Ci sono proprietari di sedi del PD che temono che qualcuno gli faccia pagare i debiti. Ci sono inquilini d'oro delle case comunali che temono affitti a prezzo di mercato. Ve lo dico da mesi. Cercheranno di spaventarvi ma solo perché sono terribilmente spaventati», conclude.