19 novembre 2019
Aggiornato 18:00

A Giachetti le primarie di Roma: «Per il PD è l'ultima occasione»

È Roberto Giachetti il vincitore delle primarie del centrosinistra. Sarà lui il candidato sindaco PD per il Campidoglio, con la benedizione del premier Renzi che lo aveva indicato come il profilo ideale per la difficile battaglia dopo il disastro Mafia Capitale e l'affaire Marino. Polemiche affluenza, Orfini: «Nel 2013 c'erano truppe cammellate».

Roberto Giachetti, candidato sindaco per il PD a Roma
Roberto Giachetti, candidato sindaco per il PD a Roma ANSA

ROMA - La cornice è da primarie americane: all'ex Dogana di San Lorenzo, luogo di movida pensierosa, il candidato sindaco di Roma del centrosinistra, Roberto Giachetti, si fa aiutare dalla canzone «Jump» dei Van Halen per entrare nella sala dove di solito si beve e si balla e dove, saltando il muro di stampa che lo aspetta, pronuncia il discorso della vittoria del «Super Sunday» del centrosinistra della Capitale. Ci vuole tutta l'energia della canzone, perché il suo risultato è «grandioso»: almeno così lo definisce verso mezzanotte la presidente del suo Comitato elettorale, Ileana Argentin, che per prima incontra la stampa per dare i numeri della vittoria. Le preferenze che lo hanno fatto prevalere sugli altri 5 partecipanti sfiorano il 70% e a poco più del 20% sta, a due terzi dei seggi scrutinati, il suo principale competitor, Roberto Morassut. La partecipazione dei romani alle primarie, però, non è stata brillante: erano 30mila alle 19, a urne chiude saranno meno di 43mila, fanno sapere dal comitato Morassut. Ben sotto l'asticella fittada da Giachetti stesso, nelle settimane scorse, ad almeno 50mila elettori.

«Siamo a 50mila voti circa e sono voti nuovi - rivendica Argentin - perché ai gazebo non ci sono andati soprattutto i militanti». Il commissario del Pd romano Matteo Orfini, spiega a chi gli chiede il perché di quei numeri risicati, che «la volta scorsa c'era il Pd delle truppe cammellate di quelli che sono stati arrestati, delle file dei rom», mentre questi «sono dati veri, di un partito vero che per fortuna ha ancora tanto lavoro da fare e sta rinascendo». Ciò non toglie che la metà dei romani che avevano partecipato alle consultazioni che avevano incoronato candidato sindaco Ignazio Marino è rimasta a casa, e che su Twitter per tutta la giornata i militanti che sostengono la candidatura a sindaco di Massimo Bray, l'ex ministro di Monti alla cultura, erano andati gazebo per gazebo a fotografare la sconsolata solitudine dei volontari che, dopo le code viste in mattinata, complice il maltempo, non avevano avuto più persone da registrare per il resto della giornata.

Dal dj set dell'ex dogana Roberto Giachetti, dove nel frattempo l'hanno raggiunto, oltre ad Orfini anche Morassut, Domenico Rossi, Stefano Pedica e Gianfranco Mascia con l'immancabile orso, fa i conti dopo i duemila chilometri del tour d'ascolto che lo ha portato in tutta la città, dalle periferie al centro: «Oggi abbiamo giocato un'amichevole, ma io intendo vincere le elezioni a Roma e non è così scontato - spiega a cronisti e sostenitori -. Noi siamo in campo per vincere e io voglio vincere a modo mio restando una persona onesta e libera soprattutto. Così, libera e onesta sarà la mia campagna elettorale da qui al 5 giugno».

La prima stoccata è per il M5S: «Se qualcuno vuol far gara a chi è più onesto si accomodi - sottolinea - ma oltre che su questo, che per me è di default, vorrei anche un confronto sui contenuti e sulle idee per la città. Sono stato accusato di non avere un programma, ma il mio programma lo trovate nelle aspettative, nelle proposte e nelle idee di tante persone - continua -. Il mio programma è nato tra la gente e non in uno studio a Milano della Casaleggio Associati. Io risponderò ai romani e non alla Casaleggio Associati». Il secondo affondo è per il Pd: «Voglio parlare forte e chiaro anche al mio partito - spiega - : fate una lista di persone pulite, belle e al di sopra di ogni sospetto, una lista di persone di cui tutti saremo orgogliosi in campagna elettorale, perché Roma e i romani un'altra occasione non ce la daranno. E hanno ragione loro: ora è il Pd che deve dimostrare di aver capito gli elettori».

A chi fino ad oggi lo ha contrastato, dedica il terzo affondo: «Sempre in tema di libertà voglio dire una cosa molto chiaramente. Come sapete io giro in scooter: il carro del vincitore è quello lì, e quindi anche per evidenti motivi di spazio non vi affannate perché non ci sale nessuno», taglia corto. «Niente ricatti, niente spartizioni di poltrone: in giunta con me porterò solo persone competenti e appassionate che presenterò alla città 15 giorni prima del voto. Lo dico con tre mesi di anticipo così lancio subito un messaggio: se a qualcuno non va bene il metodo la porta è quella là». Giachetti ne ha anche per i media: «Lasciatemi sognare: voglio che questa sia una campagna elettorale utile, utile alla città. Noi dobbiamo trasformare questi tre mesi nel più grande ragionamento collettivo su Roma e sul suo destino, quindi meno polemiche coi candidati e più dialogo coi cittadini. Lo chiedo apertamente anche ai media, oscurate le polemiche e incalzateci sui programmi, fatelo per la nostra città».

Dopo la foto-ricordo con gli altri candidati, Giachetti lascia la sala in fretta: «Questo ora lo prendo io, che mi serve», dice scherzando a Mascia facendo finta di sottrargli Orso. Passa a portargli i saluti del premier il portavoce Filippo Sensi, e poi molto personale politico locale, tra cui ex consiglieri e minisindaci. Giachetti porta a casa il sostegno, almeno verbale, dell'altro Roberto: «Lui ha avuto un sostegno atomico, io ho fatto una battaglia abbastanza con le mie forze di cui sono fiero», lamenta Morassut, ma conferma di aver detto «che avrei collaborato dal giorno dopo, e collaboreremo per far vincere il Centrosinistra e dare alla Capitale un governo serio. C'è molto da fare», aggiunge. Ed è vero.

Parlando di «fuoco amico», Sel col portavoce Paolo Cento liquida la consultazione come «inutile» data la scarsa affluenza, e Stefano Fassina fa sapere a chi gli suggeriva di fare un passo indietro, che dopo l'assemblea di sabato al teatro Quirino, è in corsa più che mai per il Campidoglio. Sempre a sinistra, in mattinata nel Palazzetto dello sport Flaminio prende forma la lista civica Contaci, che raggiunge il traguardo degli oltre mille sostenitori coinvolti tra civatiani, base Pd, professionisti, intellettuali, terzo settore e pezzi della ex lista Marino. «Nessuno può decidere un candidato imponendolo dall'alto e anche fuori dal contesto in cui stiamo lavorando - avvisa però Luca Bergamo, uno degli ideatori - denunciando tentativi di 'cooptazione' dell'iniziativa -. La cattiva politica deve fare un passo indietro». Nel tardo pomeriggio ricompare in città anche l'ex sindaco Ignazio in persona: intervenendo al Centro scout ad una festa organizzata dai suoi sostenitori, ci tiene a far sapere, a chi gli chiede dove avesse votato, di non averlo fatto «per le ragioni ho già spiegato».

Butta lì, a mo' di monito, una notizia: «Mi scuso se non riuscirò a stare tutto il tempo con voi - spiega ai suoi sostenitori -. Sto terminando il mio libro. Lo devo consegnare domani alla casa editrice per andare in stampa nei prossimi giorni. E chi ha lavorato con me o mi conosce lo sa, sono pignolo: sto controllando parola per parola, virgola per virgola, nome per nome, cognome per cognome». Poi il contrattacco «Questa città è una città straordinaria e in questo momento dalle forze della società civile può arrivare il cambiamento - sottolinea - . Il desiderio di cambiamento non si ferma, siete voi, siamo noi».

Per Giachetti, insomma, la salita verso il Campidoglio si preannuncia fin dai primi passi ripida e piena di insidie.

(con fonte Askanews)