13 dicembre 2019
Aggiornato 21:30
Ddl Cirinnà

Sacconi: «Né similmatrimoni né similadozioni per i gay»

Il Senatore dell'NCD avvisa la maggioranza: «E' possibile solo un voto unanime sui diritti dei conviventi». Più morbido Cicchitto: «Evitare chiusure ideologiche». Della Vedova: «Sì a stepchild adoption per i gay, no a compromessi»

ROMA - «Il confronto sul ddl Cirinnà continua ad essere viziato da pretese ideologiche sostanziali come il similmatrimonio o la genitorialità e 'pro creativita" omosessuale e dall'illusione di mediazioni nel segno del formalismo causidico come le similadozioni dell'affido rafforzato». Lo ha dichiarato in una nota il senatore Maurizio Sacconi (Ap-Ncd), presidente della commissione Lavoro di palazzo Madama.

No all'implicito incentivo all'utero in affitto
«Eppure i nodi divisivi e il comun denominatore tra le opposte visioni antropologiche - ha aggiunto - sono chiari. E' possibile un voto unanime sui diritti dei conviventi e, nel solo caso di premorienza del genitore del figlio biologico, come ha proposto Schifani, sulla tutela della continuità affettiva del minore. Ma non sono mediabili la persistente sovrapposizione delle unioni con i matrimoni, lo stravolgimento del nobile istituto dell'affido, per definizione sussidiario rispetto a difficoltà transitorie dei genitori, l'implicito incentivo all'utero in affitto che chiediamo di qualificare come reato universale. Hic Rhodus, hic salta», ha concluso Sacconi.

Cicchitto: Sulle unioni civili evitare chiusure ideologiche
«Sulle unioni civili bisogna evitare chiusure ideologiche e pensare fondamentalmente alla vita delle persone». Lo ha dichiarato in una nota Fabrizio Cicchitto, deputato di Ncd.
«Occorre far prevalere - ha aggiunto - uno spirito costruttivo non cedendo a una visione ideologica che rischia di falsificare, oltre che di vanificare, un risultato di base che deve essere perseguito in termini di riconoscimento di diritti a chi oggi non li ha. Serve una discussione franca e seria, priva di rigurgiti ideologici», ha concluso Cicchitto.

Della Vedova: Sì a stepchild adoption per i gay, no a compromessi
«Il mio timore è che sulle unioni civili si cerchi di combattere battaglie ideologiche che prescindono dai principi costituzionali, dalla realtà delle cose e dalla libertà e responsabilità delle persone». Lo ha scrito su Facebook il senatore e sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova.
«Come per la legge 40, se non si tiene conto di tutto questo - dice Della Vedova - si apre la strada a normative di fatto classiste: chi ha denaro, conoscenze e relazioni alla fine ottiene comunque quello che vuole, al di là di divieti proclamati ma inapplicabili destinati poi a cadere di fronte ai ricorsi. Il tema della maternità surrogata, comunque vietata dalla legge, merita probabilmente qualche riflessione in più. Ma pretendere di espungere dal testo di legge l'adozione del figlio del partner nelle coppie omosessuali sembra nascondere una preclusione di fondo, ideologica al riconoscimento giuridico pieno delle coppie gay. Su questo non ci possono essere compromessi: o è un si o è un no».

Non saborare le maggioranze parlamentari
A giudizio del sottosegretario Della Vedova, «come per il divorzio e l'aborto, non bisogna decidere se una cosa è auspicabile o se la si ritiene moralmente alta o bassa, ma bisogna scegliere se vietare o regolamentare su basi realistiche e considerando quanto accade nella società».
«La Dc della prima repubblica - ha sottolineato Della Vedova - ebbe l'indubbio merito, ad un certo punto, di fare i conti con la realtà e non sabotare le maggioranze parlamentari sui diritti civili: sarebbe singolare se le forze politiche che oggi si rifanno ad un'ispirazione cattolica derogassero da questo principio di laicità delle istituzioni».