28 febbraio 2020
Aggiornato 06:30
Il tempo della «sobrietà istituzionale» è finito

Renzi all'attacco sul decreto salva-banche: «Il Governo merita un monumento»

Alle accuse delle opposizioni, con Silvio Berlusconi che chiede siano «pubblicati i nomi di chi ha ricevuto soldi da queste banche e non li ha restituiti, provocando il dissesto: così si vede se ci sono vicinanze tra queste persone e la politica», il Premier Renzi risponde: «Non temiamo la verità».

ROMA - Il tempo della «sobrietà istituzionale» è finito, è ora di «passare all'attacco». Matteo Renzi lo dice sul tema delle banche, ma lo stesso schema vale anche per la Consulta: scaricata Forza Italia, il premier tenta l'accordo con i Cinque Stelle e i centristi. Non una novità, perchè già l'ultimo giudice eletto alla Consulta, Silvana Sciarra, fu in virtù dei voti del M5s. Ma di sicuro un salto notevole dopo che per 32 votazioni il Pd ha provato a far vivere l'intesa con gli azzurri.

Lo stesso cambio di passo il premier lo tenta anche sulle banche. Alle accuse delle opposizioni, con Silvio Berlusconi che chiede siano «pubblicati i nomi di chi ha ricevuto soldi da queste banche e non li ha restituiti, provocando il dissesto: così si vede se ci sono vicinanze tra queste persone e la politica», Renzi risponde che «non temiamo la verità». Ribadisce anzi che il governo «meriterebbe un monumento» per aver varato il decreto che ha impedito «a un milione di correntisti di non trovare nè la banca nè i soldi». E ribalta le accuse: alla Lega per il crack di CrediEuroNord, e ai governi precedenti «per non essere intervenuti quando le regole lo consentivano». Un atteggiamento minimamente scalfito dalle mozioni di sfiducia, anzi: «Meglio accelerare e chiuderla subito», è il ragionamento Dem.

Sperando al tempo stesso di chiudere anche la partita Consulta. «Una figura di m.», riconosce lo stesso Renzi stimolato da un conduttore radiofonico. Che rischiava peraltro di ridare fiato alla minoranza interna nel tentativo di affossare Augusto Barbera. Anche per questo la decisione di cambio di passo. Senza contare che un'intesa con i grillini potrebbe essere la chiave anche per sbloccare l'approvazione della legge sulle unioni civili e superare i veti dei centristi. Resta quindi il dubbio se l'alterco in Aula con Brunetta - indicato da fonti Dem come la causa della decisione di mollare Fi - sia stato in realtà cercato da Renzi.

Il premier cerca dunque di rilanciare l'immagine di un governo operativo, fuori da quella «palude» più volte evocata da Renzi per descrivere l'Italia prima del suo governo. E lo fa nel giorno in cui i dubbi sull'effettiva portata della crescita economica arrivano fino al ministero dell'Economia, con Padoan che riconosce la «debolezza» della ripresa. Un quadro che - ed è la paura del premier - potrebbe aggravarsi se l'affaire banche minasse quella fiducia dei consumatori da sempre indicata come decisiva per la crescita.

Come suo costume, il premier rilancia: «Spero che il prossimo anno raddoppieremo il +0,8 di quest'anno». Di sicuro, già adesso «l'attuale governo può rivendicare di aver riportato finalmente la media della crescita al livello degli altri Paesi europei». Una notazione «anche rispetto ad alcune voci dal sen fuggite».

(con fonte Askanews)