21 aprile 2021
Aggiornato 11:00
Democratici allo sbando

Renzi, sicuro che il vero «incapace» fosse Letta?

Governo a parte, Matteo non sta riuscendo nemmeno a tenere in piedi il partito di cui è segretario. In tutta Italia le amministrazioni locali affondano, insieme ai consensi nei sondaggi. Sarà lui a dare il colpo di grazia al Pd?

ROMA – Almeno un pregio, fino ad oggi, Matteo Renzi aveva dimostrato di averlo: vinceva. Lasciate perdere che gli elettori gli chiedessero di cambiare l'Italia. Ai vecchi arnesi del Partito democratico, in fondo, bastava quello: un leader che finalmente li portasse al successo, dopo decenni di continue umiliazioni nelle urne. Anche a costo di sostituire il proprio programma con quello di Forza Italia. Il problema è che, oggi, a Renzi non riesce più nemmeno questo. Alle ultime regionali è riuscito almeno a salvare lo stesso numero di amministrazioni con cui era uscito, al successivo ballottaggio delle amministrative non ha più vinto in nessuno dei grandi Comuni e nelle ultime settimane sta ulteriormente crollando nei sondaggi, con il concreto rischio di essere scavalcato da Salvini e magari anche da Grillo. E meno male che l'«incapace», come lo stesso bulletto fiorentino lo aveva definito nelle ormai celebri intercettazioni rese note dal Fatto quotidiano, era Enrico Letta.

Strategia sbagliata
Le continue promesse mai mantenute dal suo governo non bastano a spiegare questa inarrestabile emorragia di consensi. C'è un errore più profondo, che ha a che fare con la strategia politica. Come ha spiegato bene il cronista politico de L'Espresso, Marco Damilano, nella recente intervista che ha concesso al sottoscritto per il DiariodelWeb.it, il segretario del Pd ha perso la sua sconfitta: abbandonare l'elettorato storico di sinistra (condannato al minoritarismo), per sfondare nel centrodestra. Non ci è riuscito: a destra gli preferiscono il leader della Lega, mentre a sinistra ormai a forza di prenderli a schiaffi si è giocato lo zoccolo duro degli ex Pci-Pds-Ds. Così, ora si ritrova stretto in una tenaglia, all'angolo, senza sapere come muoversi. Nel frattempo che se ne rende conto, però, questa situazione sta avendo delle conseguenze disastrose dentro al suo partito. Tra le fughe dei sinistroidi e di quelli abituati sempre a salire sul carro del vincitore (che ora non pare più il suo), è partito un grande esodo di fronte al quale le code in autostrada per il mare impallidiscono. A cercare di arginarle, per giunta, ci sono dei vice-Renzi, rivelatisi ancora più inadatti al ruolo del loro capo. Mentre il premier si interessava solo alla conquista e al mantenimento del suo personale potere, attorno a lui (dentro il governo e soprattutto dentro il partito), sceglieva collaboratori senza esperienza né carisma, fedeli «yes men» invece di capaci luogotenenti.

In Italia è lo sfacelo
Così, senza un deciso cocchiere che ne tenga le redini, i cavalli delle varie correnti e dei vari ras locali del Pd hanno preso a correre ciascuno per conto suo. Con il risultato che sta venendo giù tutto. In Liguria la componente di sinistra si è staccata e ha fatto perdere la candidata presidente democratica. In Campania nessuno è riuscito a gestire le velleità di potere di Vincenzo De Luca e così il partito ha vinto la Regione, ma ha fatto una figuraccia nazionale. Nel Lazio i maggiorenti dem sono stati travolti da Mafia capitale e l'unica risposta di Renzi è stata togliere la fiducia al sindaco Ignazio Marino, ovvero colui che aveva tentato (magari in modo inefficace, ma senza aiuto dai suoi) di contrastare il malaffare. In Trentino la segreteria locale è sull'orlo del commissariamento a causa delle lotte interne e delle dimissioni di massa. In Piemonte il presidente Pd Sergio Chiamparino ha sfiorato le dimissioni per l'ennesimo scandalo firme false e minaccia di ricandidarsi, ma stavolta senza il suo partito. E a livello nazionale, il partito renziano del 40% è sceso alle ultime elezioni alle percentuali di Bersani e oggi, stando ai sondaggi, addirittura a quelle di Veltroni. Lo salva solo l'inconsistenza dei suoi avversari interni, che non sono ancora riusciti ad individuare un leader alternativo credibile e votabile. Ma per quanto durerà, prima che Renzi passi alla storia come il segretario che ha distrutto il Partito democratico?