11 luglio 2020
Aggiornato 02:30
Riusciremo mai a cambiare metodi e contenuti?

La scuola che vorrei (presa in prestito dalla Finlandia)

La Finlandia ha deciso di abolire dalla scuola l'insegnamento delle materie tradizionalmente intese. Niente più teoremi di matematica a memoria o storia studiata per singole date. Tutto è collegato e collegabile, e gli studenti imparano a capire, da soli, il mondo

ROMA - Odio il freddo ma in questo momento vorrei vivere in Finlandia. Continuiamo da settimane a discutere di scuola, di riforma della scuola, di presidi-sceriffi, di concorsi. Io la scuola italiana la vorrei come quella finlandese. Non parlo di burocrazia e organizzazione interna, ma di contenuti, di metodo, tutti argomenti che a quanto pare interessano a pochi. Notizia di qualche giorno fa, il Paese da appena 6 milioni di abitanti che si affaccia sul Mar Baltico ha deciso che basta, a bambini e ragazzi non verranno più insegnate le classiche materie come le abbiamo sempre intese: la formazione passerà attraverso macro-temi, argomenti approcciati in maniera trasversale, pratica, ragionata. Mappe concettuali che guidano lo studente. Insomma, un multitasking a 360 gradi per capire il mondo, imparare a leggerlo criticamente e analizzarlo con strumenti accessibili a tutti.

Parola d'ordine: problem solving
Tablet e pc, ovvio dirlo, sono parte integrante del nuovo sistema. I banchi non sono disposti frontalmente alla cattedra, i ragazzi non sono costretti a stare ore e ore seduti ad ascoltare muti assuefatti dalla noia e possono dare sfogo alla loro creatività (o anche solo alla voglia di provare, che non sempre dà grandi risultati, ma perlomeno è farina del loro sacco). La parola d'ordine è problem solving, dove tutto è collegato e collegabile. La scienza diventa un esperimento empirico: provi e vedi cosa succede. La storia la racconti con mappe alla mano per capire anche qualcosa di geografia, il problema di matematica lo affronti ragionando, non applicando una formuletta magica stampata in testa a memoria. A Helsinki una scuola così esiste già: è la Siltamaki primary. Qui insegnanti e studenti interagiscono, lavorano insieme, si confrontano. Imparano senza studiare.

Ha senso studiare ancora il greco e i teoremi di matematica a memoria?
Dall’ultimo rapporto OCSE sull’istruzione emerge che l’Italia – ultimo di tantissimi tristi primati – è al quart’ultimo posto dei paesi OCSE e del G20 per numero di laureati. Un laureato italiano in matematica ha competenze equivalenti a quelle di un diplomato finlandese o giapponese. Qualcosa significherà pure? Non voglio dire che lo studio sia inutile, perché senz'altro aiuta a memorizzare, però una riforma sensata della scuola, della nostra scuola, a mio avviso non può prescindere da queste considerazioni. Ha ancora senso studiare latino? E vogliamo parlare del greco? Ha senso conoscere passo per passo la storia degli egizi e non nominare nemmeno (quasi sempre per mancanza di tempo) Tangentopoli e l'11 settembre? Ha senso studiare a memoria un teorema di matematica di cui non si capisce il significato pratico? Provocazioni da ex liceale classica che ha studiato tantissimo? Non solo. A scuola avrei preferito capire qualcosa di economia, anche domestica, sapere come funziona lo Stato in cui vivo, approfondire i grossi problemi che il mondo in cui vivo sta affrontando. Di tutto questo mi è arrivato poco o niente. Spero che mio figlio parli finlandese. O, più seriamente, che parli italiano capendo chi e cosa gli sta intorno.

Sapete dire quanti quadrati ci sono in questa immagine?
Solo il 2% degli italiani indovina... La risposta la trovate qui. Buon divertimento!