4 dicembre 2021
Aggiornato 02:00
La politica delle urla

Grillo come Salvini: solo chiacchiere e distintivo

L'accusa ad Umberto Veronesi sulle mammografie non è un errore comunicativo, ma un'autentica sparata elettorale. Che dimostra come lo stile del leader M5s non sia poi così diverso da quello dei vecchi partiti

ROMA – Diciamocelo chiaramente: sulle mammografie, Beppe Grillo ha detto una ca...ata. Non che avesse torto nel merito, anzi. È vero, come molte inchieste giornalistiche (e perfino giudiziarie) hanno svelato negli ultimi decenni, che nel ventre molle della sanità si è sviluppato un enorme bubbone di corruzione tra alcuni medici ed alcune case farmaceutiche. E rendere pubbliche tutte le regalie che intercorrono tra di loro sarebbe un buon modo di combattere questa diffusa abitudine criminale: la trasparenza, del resto, è sempre benvenuta, in ogni ambito. Eppure la frase di Beppe Grillo resta comunque una ca...ata.

ACCUSE GRATUITE – Il motivo è che, in politica, anche la forma è sostanza. Come si dice una cosa conta tanto quanto ciò che si dice. Ecco, testualmente, la frase pronunciata da Grillo durante la marcia Perugia-Assisi (per essere sicuri, la citiamo dal Fatto Quotidiano, testata certamente non imputabile di antipatie verso i pentastellati): «Veronesi pubblicizza le mammografie, ripete di continuo alle donne di farle. Probabilmente parla così per avere sovvenzioni per il suo istituto». Di tutto il suo lungo discorso, questa è la frase finita nei titoli di tutti i giornali e i telegiornali. E non perché i giornalisti ce l'abbiano con il Movimento 5 stelle, ma perché è oggettivamente la notizia. Purtroppo, in questa frase, Grillo non menziona la collusione tra medici corrotti e case farmaceutiche senza scrupoli. Piuttosto, attribuisce un fatto ben specifico (pubblicizzare le mammografie, come se poi la prevenzione fosse un crimine) ad una persona ben specifica. Peggio, lo fa senza averne le prove: e lo sa, visto che si premura di aggiungere l'avverbio «probabilmente». Una dichiarazione per la quale Umberto Veronesi potrebbe anche pensare di querelarlo per diffamazione. E ne otterrebbe un lauto risarcimento, «probabilmente».

TONI INFUOCATI – Se si trattasse di una dichiarazione sfuggita all'ultimo arrivato, potremmo credere ad un errore comunicativo. Ma Beppe Grillo, che lavora nei media da quasi quarant'anni, non può essere stato così ingenuo. È evidente che, da qualche settimana a questa parte, il genovese abbia consapevolmente scelto di tornare ad esprimersi con i toni forti che lo hanno portato al successo, come comico prima e come leader politico poi. Uno stile che Grillo ha in comune con Salvini: alzare i toni, attirare l'attenzione con sparate sempre più roboanti, scagliarsi contro i nemici comuni che compattano il proprio elettorato (rom e immigrati nel caso del leghista, multinazionali ed ex politici per il pentastellato). E, non a caso, da quando ha ripreso ad urlare, proprio alla vigilia delle elezioni regionali, il Movimento 5 stelle è tornato a risalire nei sondaggi, dopo il crollo subìto per la sua manifesta incapacità ad incidere concretamente in parlamento. Esattamente come la Lega Nord.

RETROMARCIA FINALE – Rispetto a Salvini, però, Grillo compie un passo in più. Scoppiata la gazzarra intorno alle sue dichiarazioni, già la sera stessa ha fatto marcia indietro: «Ce l'avevo con la cattiva informazione che fa credere che facendo questo esame non venga il tumore». Insomma, è stato frainteso, non ha detto quello che ha detto. Come il Silvio Berlusconi dei tempi d'oro o il Matteo Renzi dei tempi d'oggi. Così facendo, il messaggio all'elettorato estremista arriva comunque, mentre quello più moderato è rassicurato dal fatto che il suo leader non intendeva davvero dire una ca...ata, è stata colpa dei soliti giornalisti di regime (un altro dei suddetti nemici comuni). Troppo facile. È la politica ad essere responsabile del linguaggio che usa, studiato più per stordire i cittadini con urla sempre più forti che per invitarli a riflettere sulle vere soluzioni ai problemi del Paese. Ed è affinando questo metodo che, nel corso degli anni, si è consolidata una classe dirigente bravissima a vincere le elezioni, ma totalmente inadatta a governare. Grillo compreso. Finché non spezzerà questo circolo vizioso, dunque, ogni suo tentativo di differenziarsi da Renzi, Berlusconi o Salvini sarà solo l'ennesimo espediente da campagna elettorale.