26 maggio 2020
Aggiornato 06:30
352 voti favorevoli

Renzi: «Grazie per la fiducia, andiamo avanti»

«Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga ma questa è la volta buona». Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi scrive su Twitter dopo che con 352 voti favorevoli, 207 contrari e un astenuto il governo ha ottenuto alla Camera la prima fiducia sulle tre previste, quella sull'articolo 1 della riforma della legge elettorale.

ROMA - «Grazie di cuore ai deputati che hanno votato la prima fiducia. La strada è ancora lunga ma questa è la volta buona». Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi scrive su Twitter dopo che con 352 voti favorevoli, 207 contrari e un astenuto il governo ha ottenuto alla Camera la prima fiducia (su tre), quella sull'articolo 1 della riforma della legge elettorale.

38 del Pd non votano la fiducia
Sono 44 i voti mancanti alla maggioranza di Matteo Renzi, ma vanno considerate le assenze giustificate. 38, invece, i deputati del Partito democratico di Area riformista che hanno scelto di non votare. Il numero si avvicina a quello dello scorso novembre quando una parte del partito decise di non votare alla Camera il Jobs Act. In quel caso furono in 29 a non votare, e tra questi Gianni Cuperlo, Stefano Fassina e Rosy Bindi, con i voti contrari del dissidente Pippo Civati e Luca Pastorino.

Boschi soddisfatta
Con il voto di fiducia sulla legge elettorale e con la scelta di non votare di una parte della minoranza, si conferma la rottura nel partito guidato dal premier. Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi, si dice, però, soddisfatta: «Sono soddisfatta, siamo in linea con gli altri voti di fiducia, il maggiore era stato con 354 sì. Ovviamente è solo il primo passo». D'accordo con la Boschi è sicuramente il vicesegretario del Partito democratico, Lorenzo Guerini, che manifesta il successo ammettendo che «dal punto di vista dei numeri, la seconda miglior fiducia del governo».

La frattura nel Pd
La situazione nel partito sembra quindi sempre più critica. Diversi i «big» del Pd che hanno scelto di non appoggiare il segretario e presidente del Consiglio in questo percorso di legge. L'ex premier Enrico Letta, ad esempio, che esprime il disappunto nei confronti del predecessore e non vota la fiducia. Insieme a lui anche l'ex presidente del Partito democratico, Rosy Bindi, oltre ai due ex segretari di partito Guglielmo Epifani e Pierluigi Bersani. Confermano la volontà di non votare la fiducia all'Italicum anche i dissidenti Gianni Cuperlo e Pippo Civati. In ogni caso, mentre Pippo Civati ieri, al momento dell'annuncio della fiducia, spiegava che probabilmente non ci sarà spazio per lui nel partito, Gianni Cuperlo e Pierluigi Bersani si dicono sicuri che bisogna restare nel Partito democratico: «Io non esco dal Pd, bisogna tornare al Pd. Il gesto improprio di mettere la fiducia lo ha fatto Renzi, non io», afferma Bersani.

La protesta del M5s
Oltre al Partito democratico, anche le opposizioni si fanno sentire e manifestano il forte dissenso rispetto all'azione considerata autoritaria del presidente del Consiglio Renzi. Prima fra tutti, come sempre, i membri del Movimento 5 Stelle, che, dal momento in cui il ministro Boschi ha annunciato la fiducia sulla legge elettorale, reclamano una risposta da parte del Presidnete della Repubblica, Sergio Mattarella. Oggi, subito dopo la votazione, la parlamentare grillina Carla Ruocco scrive in un tweet: «Italicum continua. Spero che il nostro presidente si esprima al più presto!», in cui vi è una foto del Capo di Stato Mattarella con un cerotto nero apposto sulla bocca. Sulla foto, la scritta «La Costituzione calpestata, il Parlamento umiliato. Parla!», indirizzata proprio al presidente della Repubblica.

Il dissenso di Brunetta
Sinistra ecologia e Libertà si presenta in Aula a votare con una fascia nera al braccio, in segno di lutto nei confronti della democrazia. Forza Italia, dal canto suo, si esprime attraverso il capogruppo dei deputati alla Camera, Renato Brunetta, che in un tweet scrive: «In 38 nel Pd contro deriva autoritaria. Forza Italia compatta nel ribadire il 'no' ad una cattiva e pericolosa legge elettorale». Ribadisce quindi la posizione del partito di Silvio Berlusconi e il dissenso nei confronti di una mossa considerata più volte estremista e pericolosa per la democrazia.

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