25 febbraio 2020
Aggiornato 01:00
Dopo l'Aventino

Lupi: «Né voti segreti, né fiducia»

Niente fiducia e, in cambio, niente voti segreti. È la proposta che Maurizio Lupi, nuovo capogruppo di Area popolare, rivolge a tutte le forze politiche in vista del passaggio in aula dell'Italicum. Napolitano e Mattarella nel 1993 fecero proprio così.

Roma (askanews) - La commissione Affari costituzionali della Camera ha ripreso ieri l'esame dell'Italicum. La pausa di riflessione concessa dal presidente Francesco Paolo Sisto non ha fatto cambiare idea alle opposizioni che non hanno partecipato più alla riunione. Si è andati avanti quindi con il voto e la bocciatura degli emendamenti rimasti sul testo della riforma elettorale.  L'Italicum andrà in aula a Montecitorio lunedì 27.

La proposta di Lupi: Niente fiducia e niente voti segreti
Niente fiducia e, in cambio, niente voti segreti. È la proposta che Maurizio Lupi, nuovo capogruppo di Area popolare, rivolge a tutte le forze politiche in vista del passaggio in aula dell'Italicum. In una intervista a Repubblica, spiega: «Ho lanciato l'idea in commissione Affari costituzionali. E ho trovato ascolto nel ministro Boschi e nel Pd. Se ci fosse un patto politico tra tutte le forze politiche per non chiedere voti segreti, non ci sarebbe bisogno di mettere la fiducia». Secondo l'ex ministro la decisione delle opposizioni di fare un'Aventino rappresenta «una forma di protesta sbagliata e del tutto sproporzionata rispetto a quello che è successo. Siamo ormai al terzo passaggio parlamentare della legge ed è normale, potrei citare mille precedenti, che la maggioranza intenda portare in aula un testo blindato». Quanto alle sostituzioni dei componenti della minoranza Pd in commissione, osserva: «Il tema del parlamentare che agisce senza vincolo di mandato riguarda l'aula, in commissione si rappresenta il gruppo di appartenenza. Le sostituzioni le abbiamo fatte tutti».

Prendiamo esempio dal passato
«La fiducia - sottolinea Lupi - è un atto legittimo ma speriamo fino all'ultimo che non ce ne sia bisogno e lavoriamo per evitarla. Sarebbe l'extrema ratio. Per questo rivolgo un appello alla minoranza del Pd e a tutti i gruppi per evitare richieste di voto segreto. Dovremmo fare come i nostri predecessori. Nel 1993, in un analogo passaggio di sistema dalla prima alla seconda Repubblica, dopo il referendum tutte le forze politiche concordarono di non ricorrere al voto segreto sulla legge elettorale. Presidente della Camera era Giorgio Napolitano, il relatore della legge Sergio Mattarella. Prendiamo esempio da loro». Alle sue parole fanno eco quelle di un altro esponente di Area Popolare: «Procedere a colpi di Aventino reciproci, come sta accadendo, è uno spettacolo poco edificante. Non dimentichiamo che stiamo riscrivendo la legge elettorale, ovvero la regola base della nostra democrazia e lo stiamo facendo nell'interesse del Paese». Lo dichiara Dorina Bianchi, vicepresidente dei deputati di Area Popolare (Ncd-Udc) alla Camera, aggiungendo: «Per questo, rivolgiamo un doppio appello: alle opposizioni, perché rinuncino al voto segreto, e al Governo perché non ricorra al voto di fiducia. Nel 1993, quando il nostro Paese attraversava una grave crisi istituzionale e politica, il Parlamento evitò il voto segreto. Prevalga, dunque, oggi come allora, il buon senso».