18 settembre 2019
Aggiornato 01:30
Dopo la sostituzione dei componenti della minoranza dem in Commissione

Civati: «Renzi ha violato la Costituzione»

Sostituire dalla commissione Affari Costituzionali della Camera tutti i componenti della minoranza Pd contrari all'Italicum è "fuori dalla Costituzione". Lo scrive il deputato del Pd Pippo Civati sul suo blog. Un fatto gravissimo che non può essere ignorato.

Roma, 20 apr. (askanews) - Sostituire dalla commissione Affari Costituzionali della Camera tutti i componenti della minoranza Pd contrari all'Italicum è «fuori dalla Costituzione».Lo scrive il deputato del Pd Pippo Civati sul suo blog. «L'Italicum - sottolinea - è già stato approvato?Pare che il Pd intenda sostituire i parlamentari in disaccordo con la linea del segretario e poi mettere la fiducia sul provvedimento in aula. Lo spirito dell'Italicum è già dentro di noi, diciamo così. Pazienza se esiste l'articolo 67 della Costituzione, che impone che non ci sia alcun mandato imperativo dei parlamentari: un articolo sbaragliato da queste due decisioni. La sostituzione di massa non ha precedenti nella storia repubblicana, la fiducia sulla legge elettorale è collegata a un episodio del 1953, quando si votò la legge truffa».

Ora le minoranze sono solo un fastidio
«Pazienza - osserva - se il programma elettorale (a proposito di mandato) con cui ci siamo presentati nel 2013 diceva: 'Dobbiamo sconfiggere l'ideologia della fine della politica e delle virtù prodigiose di un uomo solo al comando. E' una strada che l'Italia ha già percorso, e sempre con esiti disastrosi'. Ricordo a tutti che su questo abbiamo chiesto e preso i voti, non su altro. E così l'Italicum entra in noi prima che accada, potremmo dire: ci si conforma già all'idea di un Parlamento eletto solo in funzione del premier, largamente composto da nominati senza autonomia, in cui le minoranze non rappresentano più nessuno: rappresentano soltanto un fastidio».

Sostituire quelli che non sono d'accordo è stato un fatto gravissimo
«Dal punto di vista parlamentare - sottolinea Civati - sostituire tutti coloro che non sono d'accordo, sulla base delle loro intenzioni di voto, significa cancellare la funzione politica e istituzionale del lavoro in Commissione. Se voti bene, partecipi. Se no, stai a casa, che mettiamo uno che vota bene. Se potesse, insomma, li sostituirebbe anche in aula. E certamente lo farà con le liste elettorali, una volta che si andrà al voto. Sorprende che nessuno abbia nulla da obiettare e che tutto ciò passi tutto sommato in cavalleria. Quando capitò in Senato con Vannino Chiti e Corradino Mineo, furono pochissime le voci che si levarono per chiedere conto di una decisione grave. Ora da due sostituzioni siamo passati a dieci. Si può fare? Si può - spiega - per la sostituzione di un parlamentare a favore di un altro, così dice il regolamento. Ma è del tutto evidente che sostituire in massa i componenti delle minoranze è altra cosa: è l'affermazione dell'imperativo di mandato, peraltro travisato rispetto al programma elettorale, al patto sancito con gli elettori. Una cosa che è fuori da ogni consuetudine e anche fuori dalla Costituzione. Ma tanto stiamo cambiando la forma di governo senza dirlo, rovesciando la democrazia parlamentare. Che cosa volete che sia la sostituzione di tutti i parlamentari che denunciano il problema?».