16 ottobre 2019
Aggiornato 01:30
Il premier sulla legge elettorale

Renzi: non si torna indietro, niente scambi su riforme

Fonti di Palazzo Chigi ribadiscono che la posizione del Presidente del Consiglio sulle riforme è quella chiaramente espressa nel discorso al gruppo del Pd e ribadita con nettezza ieri a Georgetown: e cioè che non si torna indietro, che la legge elettorale va approvata come è uscita dal Senato e che nessuno può bloccare le riforme.

ROMA (askanews) - Fonti di Palazzo Chigi ribadiscono che la posizione del Presidente del Consiglio sulle riforme è quella chiaramente espressa nel discorso al gruppo del Pd e ribadita con nettezza ieri a Georgetown: e cioè che non si torna indietro, che la legge elettorale va approvata come è uscita dal Senato e che nessuno può bloccare le riforme.

Niente scambi o concessioni
Il Pd - spiegano - ha votato la propria linea sulla legge elettorale alle primarie, in direzione più volte e in assemblea di gruppo con maggioranze schiaccianti o addirittura all'unanimità. Quindi ribadiscono che sulla riforma costituzionale si va avanti, con un confronto parlamentare di merito, ma senza nessuno scambio o concessione. Parlare di «offerta ai ribelli» sulla carta costituzionale è fuori dalla realtà, sottolineano le fonti, precisando che Renzi ha invece ribadito la propria disponibilità a un confronto nel merito, nel corso del suo intervento al gruppo del Pd dell'altra sera.

Magorno: minoranza Pd ridicola
Il deputato del Partito democratico e segretario del Pd Calabria, Ernesto Magorno, replicando alle dichiarazioni di Alfredo D'Attorre per il quale la minaccia di Renzi di tornare alle urne in caso di bocciatura dell'Italicum è «ridicola»«Se c'è qualcosa di veramente ridicolo è il penoso balletto di ieri sera di Alfredo D'Attorre durante la riunione del gruppo Pd: prima ha fatto per andarsene, poi visto che Bersani, Epifani ed altri esponenti di primo piano della minoranza sono rimasti e sono anche intervenuti, allora è rimasto anche lui. Salvo, infine ripensarci e abbandonare la riunione, per non misurarsi con la prova democratica del voto. Questa è la scena cui si è assistito, che chiunque faticherebbe a spiegare ai nostri militanti ed elettori»