17 settembre 2019
Aggiornato 00:30

Renzi: «Nessun aumento di tasse per il 2015»

Al termine del Consiglio dei Ministri sul primo esame del Documento di Economia e Finanza, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, tira le somme e esprime ottimismo in merito alla situazione economico-finanziaria del Paese. Nel 2015 tasse ridotte di 21 miliardi di euro, annuncia il premier, che rassicura anche per il 2016.

ROMA - «Non ci sono tagli e non c'è aumento delle tasse. Da quando siamo al governo l'operazione costante è di riduzione delle tasse». Dopo un'ora e quarantacinque minuti di Consiglio dei Ministri, il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha annunciato così l'esito dell'incontro concernente il primo esame del Documento di Economia e Finanza. Esame che, come comunica il premier, terminerà venerdì con l'approvazione del documento in questione.

TASSE RIDOTTE PER 18 MILIARDI - «È falso dire che aumentiamo le tasse», afferma Renzi, che spiega come per quest'anno sia previsto un forte taglio alla tassazione, invece: «Nel 2015 abbiamo ridotto le tasse per 18 miliardi di euro più 3 miliardi di clausole di salvaguardia che abbiamo disattivato. Quindi non sono 18, ma 21. Il Def prosegue su questa linea: non avendo ulteriori riduzioni di tasse, le tasse non aumenteranno e la discussione su un'eventuale riduzione delle tasse proseguirà con la legge di stabilità del 2016», spiega il premier. Per il 2016, «se saremo nelle condizioni, ridurremo le tasse», continua il presidente del Consiglio in occasione della conferenza stampa a Palazzo Chigi.

BASTA CHIEDERE SACRIFICI AI CITTADINI - Il premier, rispondendo ai giornalisti al termine del CdM, afferma che d'ora in poi il governo non chiederà più restrizioni ai cittadini, ma al massimo cercherà di stringere sui politici: «E' finito il tempo in cui i politici chiedevano sacrifici ai cittadini. I cittadini oggi sanno che dal governo non vengono richieste di nuove tasse. Continueremo con la detassazione delle misure che serviranno per creare crescita e occupazione». E continua, ancora, il premier Renzi: «Se saltano delle poltrone nelle società partecipate non lo considero un sacrificio ma un vantaggio per i cittadini. C'è bisogno che la macchina pubblica dimagrisca un po'», spiega Matteo Renzi.

LA RIVALSA DEGLI 80 EURO - Il presidente del Consiglio torna a toccare il nodo tanto discusso degli 80 euro in più in busta paga, spiegando che, al contrario di quanto pronosticato da molti, il governo è riuscito a vincere questa sfida: «La misura degli 80 euro, ci veniva detto, non avrebbe trovato le coperture per il 2015. Tutte previsioni negative e di sventura, che sono state prontamente smentite», spiega il premier. Ci sono cinque fattori che influiscono sui cambiamenti economici e finanziari del Paese, quattro dei quali dipendono direttamente dall'azione del governo attuale: «Questi fattori sono il piano di investimento di Juncker, la semplificazione della fiscalità, il QE e il deprezzamento dollaro euro. Quattro fattori esogeni, merito di chi ha combattuto per cambiare l'Europa e continuerà a farlo», continua Matteo Renzi.

RISCHIO AUMENTO IVA E ACCISE SUPERATO - Ottimismo, quindi, da parte del premier che presenta il Documento di economia e finanza che contiene i dati relativi alla ripresa del Paese. La crescita del Prodotto interno lordo per il 2015 viene stimata in un +0,7% – «Siamo stati molto prudenti sulla previsione della crescita» –, prevede che dallo sforzo di revisione della spesa a cui stanno lavorando Yoram Gutgeld e Roberto Perotti, i nuovi commissari, derivino almeno 10 miliardi di euro, «ma c’è spazio per tagliarne 20», sottolinea il premier. Da palazzo Chigi, il presidente del Consiglio fa sapere che le tanto chiacchierate clausole di salvaguardia che per il 2016 avrebbero potuto determinare un aumento dell'Iva e delle accise della portata di 17 miliardi, «saranno superate. Abbiamo disattivato quelle da 3 miliardi che avevano previsto i governi precedenti. Nel complesso, nel 2015 abbiamo ridotto le tasse per 18 miliardi di euro: 10 dagli 80 euro e 8 dai provvedimenti sul lavoro. E ora dobbiamo aggiungerci anche i 3 miliardi di clausole di salvaguardia. Poi possiamo fare di più, diminuirle. Se saremo nelle condizioni le ridurremo nel 2016. Ma nessuno dica che aumentano», spiega Matteo Renzi.

NIENTE TAGLI AI COMUNI - In conferenza stampa, Renzi tocca anche il nodo delicato dei Comuni. Dall'Associazione nazionale comuni italiani arrivano infatti forti critiche rispetto ai tagli indirizzati proprio agli enti locali, ma il premier nega e rassicura: «Incontriamo prima di venerdì i Comuni e se c’è bisogno anche le Regioni, ma ribadisco: non ci sono tagli per il 2015. Punto. Che poi nel 2016, 2017 e 2018 la revisione della spesa debba continuare è un dato di fatto. In ogni caso la discussione con i sindaci è su 600 milioni contro 18 miliardi di tagli di tasse». Per quanto concerne invece le grandi città, Renzi precisa che è necessario che ora si cambi mentalità rispetto a province, fondi e rapporti con le città: «È chiaro che hanno dei tagli se si ragiona sul budget della provincia. Con la nuova legge la città metropolitana non è l’istituzione che prende ‘tout court’ i soldi che avevano le province, si deve cambiare mentalità».