22 gennaio 2022
Aggiornato 03:00
Per M5S il progetto «Garanzia giovani» è un flop clamoroso

Chimienti: Poletti sta buttando dalla finestra un miliardo e mezzo

A dieci mesi dall'inizio, secondo tutti i dati Garanzia Giovani è un vero flop. Al DiariodelWeb.it, Silvia Chimienti spiega tutti i meccanismi del programma che si sono inceppati, per i quali rischiamo di dover restituire parte dei fondi stanziati dall'Europa. E sottolinea la necessità di migliorare i centri per l'impiego, il dialogo tra pubblico e privato e la lotta alla dispersione scolastica.

ROMA – Dovevano essere 900.000, i giovani che, nell’arco di 24, mesi avrebbero ricevuto un’opportunità di inserimento lavorativo. Le stime di Poletti, però, sembrano essere state ora troppo ottimistiche. Già, perché le cifre effettive di Garanzia Giovani, programma partito lo scorso primo maggio, sono decisamente ridimensionate: secondo il rapporto Adapt, «su un bacino stimato dal governo di 2.254.000 giovani italiani che non studiano e che non lavorano, 1.565.000 se consideriamo il target scelto per il piano, solo 412.015 hanno infatti aderito al piano ‘Garanzia Giovani'». Tra questi, «solo 160.178 risultano essere stati effettivamente contattati per un primo colloquio». Ma «solo 12.273 hanno poi effettivamente ricevuto un’offerta di lavoro, di stage o di formazione». L’unica cifra che spicca è quel 1,5 miliardi riservati all’Italia su un totale di 6 che l’Europa ha stanziato per l’emergenza dei senza lavoro. Della questione si è occupata di recente, con un’interrogazione parlamentare, la deputata del Movimento Cinque Stelle Silvia Chimienti, che, al DiariodelWeb.it, spiega che cosa, del progetto, è andato storto. «Nonostante le molte iscrizioni da parte dei giovani Neet ('Not in Education, Employment or Training' - 2,4 milioni i possibili beneficiari) al portale dedicato alla garanzia giovani, dopo più di un anno dalla partenza del progetto, solo l’1% di loro ha ricevuto un’offerta di lavoro oppure uno stage in azienda, offerte che non vanno quasi mai oltre i 6 mesi di tempo», riporta la Chimienti.

CHIMIENTI: POCHE AZIENDE ISCRITTE, ALCUNI RAGAZZI IMPIEGATI GRATIS - «Inoltre, il 90% delle offerte pubblicate sul sito è stato caricato dalle agenzie interinali per il lavoro e si riferisce a figure non in linea con il programma della raccomandazione europea. Le aziende vere e proprie iscritte sono pochissime», riporta la deputata. Che denuncia come Garanzia Giovani, pur con 1,5 miliardi europei, non riesca nemmeno «a garantire ai giovani un primo contatto entro i famosi 4 mesi dall'uscita dal sistema di istruzione o dall'inizio della disoccupazione, come invece richiesto dalla Raccomandazione del Consiglio dell'Unione Europea del 22 aprile 2013». Peraltro, la Chimienti testimonia di essere a conoscenza «di situazioni assurde in cui i tirocini e gli stage sono partiti, ma i soldi sono rimasti bloccati a livello regionale con la conseguenza che i ragazzi lavorano senza ricevere alcun compenso».

RISCHIAMO DI DOVER RESTITUIRE I SOLDI ALL’EUROPA - Insomma, pare proprio che quel preziosissimo miliardo e mezzo stanziato dall’Ue non abbia sortito alcun effetto. Secondo la deputata pentastellata, una delle cause è da individuarsi nelle evidenti differenze regionali: «In alcune regioni i centri per l'impiego funzionano, in altre no. Per questo siamo scettici circa l'aumento del pre-finanziamento (dal 5 al 30%) dal fondo sociale europeo di cui si sta discutendo in questi giorni in Commissione Lavoro: qualora non riuscissimo ad utilizzare almeno la metà del prefinanziamento entro tempi brevi, dovremmo restituire tutti i soldi all'Europa». Insomma, stiamo rischiando davvero di gettare al vento un’opportunità importante per i nostri giovani.

E’ NECESSARIO RIVEDERE IL SISTEMA - Come fare, dunque, per usare al meglio il fondo destinatoci dall’Ue? «Principalmente», risponde, «sarebbe utile impiegare le risorse per aumentare le competenze professionali dei centri per l’impiego, facendo in modo che entro 60 giorni dalla registrazione questi siano in grado di fissare almeno un primo colloquio orientativo. È necessario, inoltre», prosegue, «rendere più visibili ai giovani i sistemi di monitoraggio e follow-up con lo scopo di dettagliare periodicamente i posti di lavoro realmente disponibili e soprattutto conformi a quanto ci richiede l’UE, oltre ad avviare una riforma delle politiche attive che possa valorizzare il raccordo tra pubblico e privato attraverso delle partnership, stipulando delle convenzioni, al fine di dare una più capillare diffusione della Garanzia Giovani e promuovere azioni concrete a sostegno dell'occupazione giovanile». Infine, per la Chimienti «una quota del fondo andrebbe poi destinata alla lotta alla dispersione scolastica (la nostra è la più alta d'Europa) e a programmi scolastici di orientamento e inserimento nel mondo del lavoro, perché è evidente che c'è una stretta correlazione tra il precoce abbandono scolastico e la futura difficoltà di impiego e di successo lavorativo».

SCARSO COORDINAMENTO E TROPPI MALFUNZIONAMENTI - Non c’è dubbio, insomma, che molti ingranaggi di quel meccanismo che avrebbe dovuto fare, della Garanzia Giovani, il programma «svolta» per gli under-30 si siano inceppati. Un ulteriore problema, infatti, pare sia il fatto che, contrariamente a quanto indicato dalla Raccomandazione Ue, l’Italia non abbia creato un’autorità pubblica di coordinamento del sistema. Per non parlare, poi, del fatto che in molte regioni, soprattutto in quelle con i più alti tassi di disoccupazione e dispersione giovanile, la Garanzia Giovani non è ancora neppure partita: l’Adapt segnala come in molti casi essa si sia rivelata al più «occasione per convegni e per l’apertura di nuovi siti internet pubblici che non funzionano e non mettono in contatto domanda e offerta di lavoro». Insomma, a 10 mesi dall’inizio del programma e a fronte di tali, sconcertanti dati, ci si può forse sbilanciare: Garanzia Giovani è l’ennesimo triste esempio di «flop» all’italiana.