25 settembre 2020
Aggiornato 08:00
Garanzia giovani e «verybello.it»: flop e gaff a peso d'oro

Occupazione giovanile poca. Milioni per i siti molti

L'UE e il Governo hanno messo sul piatto 1,5 miliardi di euro per combattere il fenomeno dei Neet, ragazzi tra i 15 e 24 anni che non studiano, non lavorano e non cercano di uscire dalla disoccupazione. Il piano si chiama Garanzia giovani, ma i risultati finora sono più che deludenti. Qualcuno però ci guadagna eccome

ROMA – Più di 2 milioni di giovani italiani non studiano, non lavorano e non cercano un'occupazione. Sono i cosiddetti Neet (not engaged in Education, Employment or Training) e compongono il 43,9% dei residenti in Italia tra i 15 e i 24 anni. Un problema di cui si è fatto carico il piano Garanzia giovani (esteso fino ai 29enni) finanziato soprattutto dall'Unione europea, che ha stanziato 567 milioni di euro con l'iniziativa Youth Employment Initiative (Yei), e altri 567 attraverso il Fondo sociale europeo (Fse). L'Italia invece ne ha messi sul piatto 379. In totale quindi sono arrivate risorse per 1 miliardo e 513 milioni di euro (una cifra importante, quasi lo 0,1% del Pil), ma il dato della disoccupazione giovanile sta continuando a crescere e non sembra destinato a diminuire. Mentre le tasche di qualcuno hanno incominciato a gonfiarsi. Ma andiamo con ordine.

I NUMERI - Per accedere al programma i giovani disoccupati devono per prima cosa registrarsi attraverso il portale appositamente dedicato, garanziagioavni.gov.it, oppure sulla pagina web «gemella» cliclavoro.gov.it, i siti attivati dalle Regioni, comunque collegati in rete fra loro, o ancora recandosi presso un Centro per l'impiego. La scadenza è prevista per il 31 dicembre 2015. Ad oggi però solo 383mila giovani, il 19,1%, hanno fatto quello che è solo il primo passo, mentre in 43mila 920 (11%) hanno già perso fiducia nel programma e hanno deciso di ritirare la propria adesione. Per quelli che «continuano a crederci» sono stati avviati 141mila 641 procedimenti di «presa in carico» (41,7%) da parte delle Regioni che sono le responsabili operative del sistema. Solo l'8,3% del totale, 11mila 755 giovani, hanno ricevuto una proposta confacente al proprio profilo. Dal lato delle aziende invece sono state pubblicate 29mila 426 opportunità di lavoro, per impiegare 42mila 513 persone.  ​

100 MILIONI PER IL SITO WEB - Numeri alla mano quindi il piano Garanzia giovani non sembra ottenere grandi risultati, e in molti stanno incominciando a chiedere conto al governo Renzi di come vengono spesi i fondi stanziati. Sì perché dal lato «trasparenza» il piano è veramente lacunoso. Partiamo dal portale web garanziagiovani.gov.it. Come già detto è un «doppione» di cliclavoro.gov.it, che costa qualcosa come 2 milioni l'anno, e solo per lo sviluppo del nuovo sito ne è stato speso 1, come ha riferito il ministro del Lavoro Giuliano Poletti all'interrogazione parlamentare dell'onorevole Lia Qartapelle Procopio (Pd) e altri. Poca cosa in confronto ai 5 milioni stanziati per la discussa pagina verybello.it, ma il diavolo sta nei dettagli. Alla stessa interrogazione Poletti ha fatto sapere che sono stati messi a disposizione «100 milioni per l'assistenza tecnica». Insomma, il 6 per cento del miliardo e 567 milioni di euro messi sul piatto per far diminuire la disoccupazione giovanile viene speso per una pagina Internet. Sarà perfetta, vista la spesa. No, la pagina risponde, e non completamente, a uno solo dei 72 criteri previsti dal Decreto legislativo n.33/2013 in materia di trasparenza nella pubblica amministrazione, come si evince controllando sul sito http://www.magellanopa.it/bussola/. Bontà sua contiene la presenza della sezione Privacy, ma anche qui con alcune lacune: rispetta i requisiti sintattici ma non quelli semantici.

LA LEGA ALL'ATTACCO, PARTORITO UN TOPOLINO - Altri poi, con un'interrogazione a prima firma di Emanuele Prataviera (Lega Nord) hanno posto ulteriori questioni al governo sottolineando come «nell'applicazione concreta italiana più che uno strumento efficace di concrete opportunità lavorative a centinaia di migliaia di giovani italiani (garanzia giovani, ndr) si è rivelata finora - secondo le conclusioni di una ricerca del Centro Studi 'Impresa Lavoro - un labirinto burocratico che non porta ad alcuna prospettiva occupazionale». Gli onorevoli del Carroccio hanno ricordato che secondo la ricerca di «Impresa Lavoro» «trattasi di una montagna di denaro pubblico che ha partorito un costosissimo topolino: al programma comunitario hanno, infatti, aderito 250.770 giovani, di cui solo 59.150 sono stati poi effettivamente presi in carico dal programma 'Garanzia giovani'; complessivamente, dall'inizio del programma, sono stati offerti ai Neet 25.747 posti di lavoro, il che significa che ogni ragazzo preso in carico è costato sinora 25.600 euro e che ogni offerta di lavoro è costata ad oggi la tutt'altro che irrisoria somma di 58.700 euro; forse perché nell'anno di avvio (2014) il piano non ha avuto la risposta che il governo si aspettava, in occasione delle festività natalizie il ministero del lavoro e delle politiche sociali ha avviato una campagna pubblicitaria nelle principali sale cinematografiche del Paese». I leghisti quindi hanno domandato: «Quanto sia costata la campagna pubblicitaria richiamata in premessa e se le conclusioni della ricerca di 'Impresa Lavoro' sopracitata trovino conferma nei dati in possesso del ministro interrogato».

AI CREATIVI SOLO 16MILA EURO - La questione «comunicazione» è certamente centrale per la buona riuscita del piano, perché più giovani sono informati della sua esistenza, più possibilità ci sono che si iscrivano e magari cerchino un'occupazione. Anche su questo versante però sono emerse alcune criticità. Il 27 novembre del 2013 è stato pubblicato un comunicato stampa del ministero del Lavoro che annunciava il via «a una gara sul web per l'ideazione dello spot e della linea grafica che caratterizzeranno la campagna di comunicazione che accompagnerà l'attuazione della Garanzia giovani in Italia». Per il dicastero guidato da Poletti l'idea di affidare a un contest on-line «la creazione dei principali strumenti di comunicazione della Garanzia giovani nasce dal desiderio far partecipare il più ampio numero possibile di giovani ad un progetto rivolto proprio a loro, coinvolgendoli in esso fin dall'inizio e stimolando l'avvio di un dibattito 'virale', che faccia circolare idee e proposte creative per sviluppare messaggi e prodotti adatti ai giovani elaborati dai giovani stessi. Questa iniziativa di crowdsourcing utilizzerà la piattaforma di Zooppa, start up italiana guidata da giovani manager, e coinvolgerà una community potenziale di oltre 214.000 creativi, di cui 75.000 italiani». Un'opportunità quindi anche per i giovani disoccupati. Non proprio. In palio è stata messa la misera cifra di 16mila euro, che sarà suddivisa in 8mila euro di premio per il realizzatore del miglior video e 4mila 500 all'ideatore della grafica più accattivante. I restanti 3mila 500 sono destinati a menzioni d'onore. C'è da chiedersi quanto la Zooppa Europe srl abbia incassato per ospitare la campagna ministeriale e perché sia stata scelta proprio questa società, ma non abbiamo ricevuto risposte a riguardo.

AMICI DEGLI AMICI ? - Domande simili se le era poste Ornella De Zordo, capogruppo di perUnaltracittà in consiglio comunale di Firenze, quando la sua città lanciò un contest sul web per «rifarsi» il logo. La consigliera di minoranza aveva detto «la scelta della 'piattaforma specializzata nello sviluppo, organizzazione e gestione di contest on line per la raccolta di contenuti creativi grafici', legittimamente ma altrettanto discutibilmente, è stata fatta senza alcuna gara e guarda caso ha privilegiato la Zooppa Europe srl, società di Renzo Rosso sostenitore e finanziatore di Renzi alle primarie del 2012. Lo affermano i Comitati Renzi del Veneto, che qualche mese fa scrivevano: 'Accogliamo con grande piacere il sostegno di un illustre bassanese come Renzo Rosso alla corsa di Matteo Renzi verso le Primarie 2012'. E' bastata invece la delibera di giunta n.158 del 6/6/2013, nella quale si afferma di avvalersi dell’utilizzo quale strumento per la realizzazione del contest di una piattaforma specializzata nello sviluppo, organizzazione e gestione di contest on line per la raccolta di contenuti creativi grafici per agevolare lo svolgimento delle procedure e in grado di coinvolgere una community di soggetti specializzati operanti nel settore ampia e già attiva che poi, guarda caso, con successiva determina dirigenziale n.5560 del 18/7/2013, è risultata la Zooppa Europe srl». A De Zordo aveva replicato l’assessore allo sviluppo economico del comune di Firenze, Sara Biagiotti, con queste parole: «Renzo Rosso non è, come dice lei, un finanziatore di Renzi e neppure il titolare di Zooppa. Inoltre, non è vero che la scelta di questa società è stata fatta senza alcuna gara perché abbiamo seguito una procedura di evidenza pubblica, che si è espletata attraverso una gara sul mercato elettronico come di prassi in queste circostanze». La capogruppo di perUnaltracittà però aveva ancora ribadito: «Che Renzo Rosso abbia un ruolo importante in Zooppa lo dicono i fatti: Rosso è il socio azionista numero due dell'incubatore veneto di H-Farm di cui Zooppa è una ramificazione. Che sia stato sostenitore di Renzi alle primarie del 2012 lo dicono gli stessi Comitati Renzi del Veneto, che qualche mese fa scrivevano: 'Accogliamo con grande piacere il sostegno di un illustre bassanese come Renzo Rosso alla corsa di Matteo Renzi verso le Primarie 2012'. Suona strano che non abbia donato nulla per sostenere il suo candidato alle primarie, ma sia o no il finanziatore in senso letterale è difficile dirlo, e anche negarlo, visto che, come é ben noto, Renzi non ha potuto dichiarare tutti i nomi dei suoi finanziatori perché non aveva pensato a chiedere loro la liberatoria. Ma su questo sono stati versati fiumi di inchiostro».