29 marzo 2020
Aggiornato 20:00
La Lega denuncia l'inesorabile discesa del nostro sistema industriale

Borghesi: a Brescia 700 lavoratori a spasso, e la Guidi si volta dall'altra parte

Stefano Borghesi (LN) denuncia l'indifferenza del Ministro Guidi di fronte al dramma di 700 famiglie, coinvolte nella crisi della Stefana Spa. Ma la vicenda della storica azienda bresciana di acciaierie è solo l'ultima di una lunghissima serie, se si considera che, tra il 2008 e il 2012, 9mila imprese storiche hanno chiuso. E che tra il 2008 e il 2014 830 sono passate in mani straniere.

ROMA – La vicenda Pirelli ha riaperto drammaticamente il dibattito sulla qualità dell’industria italiana. Il fatto che importanti investitori cinesi siano diventati soci di maggioranza di un’azienda storica per il made in Italy, infatti, ha diviso l’opinione pubblica: c’è chi ha ritenuto l’arrivo degli orientali segno positivo di una nuova appetibilità dell’Italia sui mercati internazionali, e chi invece ha letto la vicenda come l’ennesima testimonianza della debolezza strutturale delle imprese italiane, che, per tenersi in piedi, finiscono per svendersi pezzo per pezzo, rischiando di perdere brevetti e storia. Senza dubbio, la crisi ha avuto risvolti drammatici sulle aziende del Belpaese, e spesso lo Stato non si è dimostrato all’altezza di far fronte alla situazione, perdendo importanti pezzi di storia e produttività. Sembra sia questo il caso della Stefana Spa, storica azienda di acciaierie e ferriere con quattro stabilimenti nella provincia di Brescia. «C’è un’azienda in crisi che rischia di lasciare senza posto di lavoro settecento dipendenti e il ministro Federica Guidi non solo non fa nulla, ma non si degna neanche di darci una risposta su cosa intende fare il governo per affrontare questa situazione», denuncia Stefano Borghesi, deputato della Lega Nord.

BORGHESI: DEBITI E PROBLEMI DI LIQUIDITÀ PER LA STEFANA - Una forza lavoro di 700 dipendenti, oggi a concreto rischio disoccupazione. «L’azienda ha da tempo problemi di liquidità, come testimoniano una serie di episodi relativi alla sospensione del gas in tutti e quattro i centri produttivi a inizio novembre 2014 o, da ultimo, la sospensione dell’energia elettrica da parte dell’Enel nello stabilimento di via Brescia a Nave il 7 gennaio 2014», ha spiegato Borghesi nell’interrogazione da lui presentata qualche giorno fa sulla vicenda. La storia della Stefana Spa, del resto, sembra un copione già visto: l’attesa di una ripresa annunciata ma non pervenuta, un indebitamento di 288,61 milioni, in gran parte verso fornitori e banche. In più, interessi passivi pari al 54 per cento del margine operativo lordo. Da qui, la disperazione dei dipendenti: «sia perché il 31 dicembre è scaduto il contratto di solidarietà dei lavoratori dello stabilimento di via Brescia a Nave e di Montirone, e sia perché ad oggi i vertici aziendali non hanno ancora chiarito le strategie future al di là delle dichiarazioni di voler mantenere la continuità aziendale», ha sottolineato l’interrogante.

9MILA IMPRESE STORICHE CHIUSE TRA IL 2008 E IL 2012 - Una vicenda che, se inquadrata nell’orizzonte complessivo, conferma la tendenza drammatica degli ultimi anni. Secondo i dati dell’ Ufficio Studi della Camera di commercio di Monza e Brianza, per la crisi, tra il 2008 e il 2012, hanno chiuso circa 9mila imprese storiche, con più di 50 anni di attività. Si tratta di 1 impresa storica su 4. Anche i dati Cerved relativi al secondo trimestre del 2014 confermano il quadro: i fallimenti sono aumentati, rispetto al medesimo periodo del 2013, del 14,3%, riguardando indistintamente tutto il Paese.  I tassi di crescita di fallimenti sono ovunque a doppia cifra, ad eccezione del Nord Est, in cui si registra un incremento del 5,5%, il livello più basso di tutto lo stivale. In crescita del 14% rispetto al primo semestre 2013 i fallimenti nel Mezzogiorno e nelle Isole, del 10,7% nel Nord Ovest e del 10,4% nel Centro. Per quanto riguarda i singoli settori, la maglia nera ha riguardato nel 2014 i servizi, che contano un aumento del 15,7%, in netta accelerazione rispetto al primo semestre del 2013. Continuano, anche se con dei ritmi più lenti, le procedure nelle costruzioni e nella manifattura: i fallimenti di imprese edili crescono nei primi sei mesi del 2014 dell'8,2% (+12,8% nel 2013), mentre per le imprese manifatturiere l'aumento è del 4,5% (+10,5% nel primo semestre del 2013).

TRA IL 2008 E IL 2014, 830 AZIENDE PASSATE IN MANI STRANIERE - Inoltre, secondo i dati diffusi da Libero, tra il 2008 e il 2014 circa 830 aziende sono passate in mano straniera, dalla Germania, alla Francia, alla Corea del Sud. Per mancanza di liquidità, insomma, il Belpaese ha messo sul mercato svariate centinaia di aziende, creando un mercato di circa 101 miliardi di euro – che se sommati agli importi non dichiarati nelle cessione delle piccole aziende sfiora i 115 miliardi –. E mentre gli acquisti da parte di società straniere si moltiplicano, quelli da parte degli stessi italiani faticano ad arrivare. L'investimento Italia su Italia, cioè, avviene sempre meno, per colpa della crisi e della mancanza di liquidità.

BORGHESI: LA GUIDI SE NE FREGA - In questo quadro, ben si può interpretare la crescente presenza straniera nelle aziende italiane, e la vicenda della Stefana Spa. Per la quale si è levata la denuncia del leghista Borghesi: «Tutto ciò è vergognoso, ed è inaccettabile l’arroganza con cui il ministro Federica Guidi se ne freghi di lasciare a casa settecento dipendenti con le loro famiglie.  Del caso Stefana Spa al ministero non interessa nulla, non hanno intenzione di muovere un dito e con il loro menefreghismo offendono la dignità di chi oggi si trova in una situazione di difficoltà», ha detto il deputato. Concludendo con una promessa: «Non capisco perché in altre occasioni si siano aperti tavoli concertativi o si siano applicate misure straordinarie per garantire la continuità aziendale ed i livelli occupazionali, mentre in questo caso vi è un totale disinteresse. Ma la questione non si chiude di certo così: la Lega Nord chiederà al ministro Guidi di rispondere direttamente ad un question-time e di assumersi le proprie responsabilità davanti ad una situazione di crisi così grave».

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