19 gennaio 2020
Aggiornato 09:30
Un decreto «all'acqua di rose»

Molteni: dl antiterrorismo distrugge la privacy? L'ultimo dei problemi

Alla denuncia del M5s, secondo cui il dl antiterrorismo mette a rischio la privacy delle nostre comunicazioni, risponde il leghista Nicola Molteni: di fronte alla minaccia dell'Is, afferma il deputato, la privacy è l'ultimo dei problemi. E spiega tutti i motivi per i quali la Lega, i cui emendamenti sono stati bocciati in Aula, considera la norma troppo blanda e poco coraggiosa.

ROMA – Il dl antiterrorismo non cessa di far discutere. Era stato il Vicepresidente dell’Associazione Difesa della Privacy Alfredo Visconti a spiegare, al DiariodelWeb.it, alcune rigidità del provvedimento: in particolare, Visconti si riferiva a quell’«agevolazione delle attività delle forze di polizia» prevista dal dl «nella raccolta e nel trattamento dei dati personali al fine di prevenire fenomeni di terrorismo e reati contro la sicurezza pubblica», in contrasto con l’art. 53 del Codice della Privacy. Ora, invece, è il Movimento Cinque Stelle a contestare il decreto, specialmente in merito all’emendamento 2.100 lettera A comma 1 ter. Quest’ultimo, infatti, disegnerebbe, per i pentastellati, «uno scenario da incubo», perchè estende la disciplina delle intercettazioni previste in materia di reati gravi e mafia anche a casistiche decisamente meno «impellenti». In pratica, la legge «legittima il Governo a controllare come e quando vuole, senza presupposti, le comunicazioni di tutti noi» avvenute mediante strumenti informatici, anche «senza che alla base ci sia la commissione di un reato». Si tratterebbe, dunque, di un «controllo preventivo» che rappresenterebbe, secondo il Movimento di Beppe Grillo, una grave intromissione nella privacy dei cittadini. Non è di questo avviso Nicola Molteni, esponente della Lega in Commissione Giustizia alla Camera, secondo cui quello della privacy è «l'ultimo dei problemi».«Io credo che oggi la priorità del nostro Paese sia la sicurezza. Noi siamo quelli che chiedono la sospensione di Schengen, di riprenderci il controllo delle frontiere, di controllare chi entra e chi esce», spiega il deputato del Carroccio.

MOLTENI: LA PRIVACY? PER LA SICUREZZA POSSIAMO RINUNCIARCI - "Abbiamo molti immigrati clandestini potenziali terroristi, e altri potenziali terroristi sulle coste libiche pronti ad arrivare sul nostro territorio. Ad una situazione straordinaria si dà una risposta straordinaria. Io sono disponibile a cedere un pezzettino piccolissimo della mia libertà, per avere un pezzo di sicurezza in più». Per Molteni, la situazione è ai limiti dell'emergenza: «Siamo sotto una vera e propria minaccia di una guerra, una guerra alla nostra cultura e al nostro mondo. Quindi, di fronte a tale rischio, le risposte devono essere emergenziali e straordinarie: chiusura delle frontiere, sospensione di Schengen, difesa dei nostri territori». Per tali scopi, sottolinea Molteni, «io cedo volentieri un po' della mia libertà, per avere in cambio più sicurezza. Perché», aggiunge, «se sono sicuro, sono anche libero». Insomma: per la Lega, quello della privacy, «che pure è un tema importante, ci mancherebbe altro», è oggi un problema del tutto secondario: «noi ora siamo a rischio, il nostro Paese è sotto minaccia. Abbiamo qualcosa come 65 foreign fighters, 400 lupi solitari, l'intelligence dice che il rischio è altissimo, e il problema è un po' di privacy in più? Non scherziamo», conclude perentoriamente Molteni.

IL GOVERNO SI DIMOSTRA TROPPO DEBOLE - In ogni caso, il dl antiterrorismo, oltre ad aver scontentato il M5s e l'Associazione Difesa della Privacy, è riuscito a sollevare anche l'ira della Lega. «Il governo non dimostra di avere le palle, di fronte al problema del terrorismo. Fa il minimo sindacale. Ci sono degli emendamenti della Lega, non ancora votati, che chiedono l'immediata sospensione di Mare Nostrum, Triton e di tutte le missioni umanitarie che stanno portando sul nostro territorio migliaia di clandestini non identificati, potenziali terroristi. Nel 2014 ci siamo portati in casa qualcosa come 101.000 immigrati clandestini, che nessuno sa chi siano e sono sparsi per il territorio. Quindi, regola numero uno: stop all'immigrazione clandestina, e chiudiamo le frontiere». Eppure, altri emendamenti della Lega sono già stati discussi, e bocciati da governo e opposizioni: motivo per cui Molteni, senza giri di parole, si definisce «incazzato nero. Hanno bocciato gli emendamenti della Lega in cui chiedevamo di mettere più soldi per le forze dell'ordine, più soldi per la sicurezza. Io stesso ho chiesto al governo di bloccare il piano di chiusura di 250 presidi di sicurezza della polizia postale, ferroviaria, stradale e di frontiera, e l'esecutivo, con il M5s, hanno votato contro», spiega Molteni. «Abbiamo chiesto di poter assumere nuovi agenti di sicurezza, giovani che hanno partecipato ai concorsi pubblici e sono risultati idonei; abbiamo chiesto di assumerli e ci hanno bocciato la richiesta. Sono profondamente incazzato», prosegue il deputato del Carroccio, «anche perché abbiamo chiesto una moratoria sulle moschee, che non sono luoghi di culto, ma luoghi di odio, intolleranza e reclutamento. E le richieste della Lega di controllo degli imam e di attuazione di una tracciabilità dei flussi finanziari per capire da dove arrivano i soldi che finanziano le moschee sono state bocciate».

UN CARROCCIO FURIOSO - Insomma, «la Lega tutta è incazzata nera», riassume Molteni. «Perché ci hanno bocciato emendamenti che erano di tre tipi: lotta all'immigrazione di clandestina come fonte di finanziamento e di infiltrazione sul nostro territorio, più risorse alla sicurezza e alle forze dell'ordine e contrasto alla diffusione delle moschee sul nostro territorio»: tutti temi su cui il Carroccio è stata isolato, in Parlamento, dalla maggioranza e dalle altre forze politiche. «Ecco perché sono critico nei confronti del dl antiterrorismo: tutto ciò dimostra come il governo sia troppo tiepido nei confronti al contrasto del terrorismo. Quel decreto è all'acqua di rose, serviva più coraggio, un coraggio che la maggioranza avrebbe potuto dimostrare approvando i nostri emendamenti».Quindi, «se il M5s si concentra su un problema come quello della privacy e delle intercettazioni, noi riteniamo che siano altri i temi di cui preoccuparsi. Temi che noi abbiamo messo sul tavolo, e su cui il governo e la maggioranza, anche alla luce di quanto accaduto in Tunisia l'altro giorno, si sono dimostrati profondamente deboli. In particolare, il Ministro Alfano avrebbe dovuto percepire che con i nostri emendamenti si sarebbe rafforzata la lotta al terrorismo, ma probabilmente è occupato a pensare ad altro». Insomma, un Carroccio furioso, è il caso di dirlo. E non certo perché il dl antiterrorismo sembra fare troppi «strappi alla regola» in materia di privacy, ma soprattutto perché, per i leghisti, il provvedimento fornisce una risposta troppo blanda a quella che essi considerano un'emergenza straordinaria, e che per loro richiederebbe, come più volte ha sottolineato Molteni, interventi parimenti straordinari.