19 gennaio 2020
Aggiornato 19:00
Un emendamento di Sc elimina la babele che serviva ai burocrati

Il govero ci ripensa, ora c'è un linguaggio digitale di Stato

Stefano Quintarelli (Scelta Civica) è fiero: il suo emendamento all'articolo 117.r della Costituzione, che prevede la possibilità di realizzare una piattaforma informatica comune per le pubbliche amministrazioni, è stato approvato all'unanimità. Nonostante l'iniziale parere contrario dell'esecutivo. Il deputato spiega, al DiariodelWeb.it, perché il provvedimento è tanto importante.

ROMA – Una nota positiva nell’ormai famosa e vituperata «seduta fiume» pare ci sia stata. E riguarda, in particolare, l’approvazione dell’emendamento al comma 117.r della Costituzione, comma che sancisce la competenza dello Stato nel coordinamento dei soli dati a disposizione della Pubblica Amministrazione, ma non dei processi e delle piattaforme informatiche utilizzate dai vari enti. Una situazione che ha portato a una parziale incomunicabilità tra le p.a., oltre che a un minor risparmio e a cospicuo allungamento dei tempi. Ora, con l'approvazione dell'emendamento, la svolta sembra vicina: è arrivata, finalmente, l'epoca in cui tutti gli enti pubblici potranno parlare una sola lingua, quella digitale, utilizzando piattaforme comuni e tagliando inutili lungaggini burocratiche e sprechi di risorse. Un’approvazione, oltretutto, a sorpresa, visto il parere negativo inizialmente dato dall’esecutivo, che, in un primo momento, pareva inappellabile. E’ allora che Stefano Quintarelli – deputato di Scelta Civica e autore dell’emendamento – ha stupito tutti, dichiarando di voler ritirare la proposta per «rispetto del Governo». Un colpo di scena sufficiente a convincere l’intera aula della ragionevolezza del provvedimento, che, a partire dall’on. Palmieri di Forza Italia, ha ricevuto, a cascata, il sostegno di tutti i gruppi. Rendendo, così, Quintarelli, come lui stesso ha ironicamente scritto sul suo blog, «quasi costituente».

COORDINAMENTO DEI PROCESSI INFORMATICI DELLA P.A. - L’emendamento in questione propone, in pratica, di riportare allo Stato non solo la competenza sul formato dei dati che la Pubblica Amministrazione deve adottare, ma anche dei «processi e delle relative infrastrutture e piattaforme informatiche». «Internet è il più grande sistema coordinato centralmente», spiega al DiariodelWeb.it il deputato di Scelta Civica; «in internet, ci sono milioni di dati, di software, di oggetti: una vera e propria organizzazione coordinata centralmente e distribuita viralmente. Ma noi, in Costituzione, avevamo un ‘tappo’», afferma Quintarelli, «che diceva che il coordinamento informatico era dei soli dati: quindi, potevamo metterci d’accordo sui dati stessi, ma non su come questi venissero comunicati». Questo, naturalmente, rallentava tutti i processi della Pubblica Amministrazione, basandola sul «canale di comunicazione cittadino, che va in un’amministrazione, prende dei dati da un database e poi messi su una carta, va da un’altra amministrazione, li dà a un funzionario, che prende questi dati e li scrive all’interno di un altro sistema informativo», illustra Quintarelli. «Per cui, i dati sono standardizzati, ma la modalità con cui questi possono comunicare no. E questo perchè manca un potere di coordinamento centrale, perchè la Costituzione non lo consente».

QUINTARELLI: E’ SALTATO IL «TAPPO» - Un «tappo», quello fino ad ora previsto dalla Costituzione, che, per forza di cose, impedisce un flusso di comunicazione e scambio continuo e automatico. «Poteva capitare che due amministrazioni si accordassero, ma ciò avveniva su base prettamente volontaria, per cui ci sono regioni che cooperano su alcune cose, ma altre no; questo, perché non si mettono d’accordo: e soprattutto perché il coordinamento avviene dopo che i sistemi vengono fatti e pensati, e non mentre», spiega il deputato di Scelta Civica. «Questo emendamento, dunque, non tocca il fatto che le amministrazioni facciano le loro cose; semplicemente, consentirà di fare delle leggi che dicano come queste cose devono interoperare. Abbiamo tolto un tappo in questo senso: prima c’era un vincolo Costituzionale per cui non poteva esistere un coordinamento; invece, diventerà ora possibile fare delle leggi che consentano di coordinare non solo i dati, ma anche i processi, le architetture e le piattaforme della Pubblica amministrazione. Il tutto, a vantaggio di tempi più brevi e dell’eliminazione degli sprechi», conclude Quintarelli.

STORICO RISULTATO POLITICO E DI DEMOCRAZIA - D’altronde, il valore di una piattaforma informatica comune è inestimabile, sia per il risparmio che ne consegue, sia per la velocità di interscambio e incrocio dei dati, che è sempre più indispensabile per rendere la burocrazia dello Stato meno ingessata. Deve essersene accorto anche il Governo, quando, per bocca del Ministro Boschi, ha fatto retromarcia e ha appoggiato l’emendamento, approvato con un vero e proprio plebiscito. Un plebiscito quasi «storico», dove la sensatezza della proposta ha scavalcato schieramenti e schemi politici. Dal suo blog, Quintarelli fa sapere che ci sono stati «0 contrari e 4 astenuti. Mi dice un amico giurista che persino quando ci fu l’eliminazione della pena di morte ci fu 1 voto contrario e che per ritrovare una modifica costituzionale con 0 contrari bisogna risalire al 1948»: insomma, un bel risultato tanto dal punto di vista tecnologico, quanto da quello politico e democratico.

SCONFITTA LA BUROCRAZIA? - D’altra parte, il comma r dell’articolo 117 della Costituzione, che prevede una competenza centrale dello Stato nel coordinamento informatico solamente dei dati, nasceva in un’epoca, di fatto, pre-internet, quando ci si scambiava i dati con stampe, nastri e dischi. Un’assurdità, mantenerlo in un’epoca in cui, come ha affermato lo stesso Quintarelli nel suo intervento in aula, «internet rende il mondo un punto»:  rinunciare al coordinamento informatico equivale, di fatto, a eliminare ogni speranza di rendere più efficace la macchina amministrativa, che in Italia, si sa, spesso si intoppa in una catasta di burocrazia. Burocrazia che, per troppo tempo, è stata il sinonimo più rappresentativo di «pubblica amministrazione», per la lentezza, la cavillosità, e la supremazia di quest’ultima nei confronti del cittadino. Emblematico, rimane l’episodio del film del 1965 «Made in Italy», intitolato «Il certificato», in cui campeggiano le peripezie del cittadino-tipo (Nino Manfredi) che, per ottenere un certificato presso gli uffici anagrafici della Capitale, si avventura tra una pluralità di uscieri, sportelli e code chilometriche, in un labirinto di corridoi immensi ed iperaffollati. E, all’alba del 2015, noi tutti ci auguriamo che quell’episodio sia destinato a diventare, da uno spaccato rappresentativo della situazione attuale (davvero poco cambiata in un cinquantennio), a un ironico ricordo del passato del nostro ente pubblico. Che forse, con l’emendamento Quintarelli, ha finalmente ricevuto la spinta che gli serviva per diventare più efficiente.