23 ottobre 2019
Aggiornato 04:00
Da martedì forcing sulle riforme

Boschi: «Avanti anche senza Berlusconi»

Ora si capirà se il ddl che modifica la composizione del Senato, il procedimento legislativo e la ripartizione di competenze tra Stato e Regioni reggerà alla rottura del patto del Nazareno tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi avvenuta proprio in seguito all'elezione del nuovo capo dello Stato.

ROMA - Riprenderà martedì prossimo 10 febbraio l'esame delle riforme costituzionali in Aula alla Camera. Dopo la pausa di due settimane (l'ultima seduta sul tema c'è stata il 27 gennaio scorso) in cui il Parlamento ha scelto il nuovo presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, si capirà se il ddl che modifica la composizione del Senato, il procedimento legislativo e la ripartizione di competenze tra Stato e Regioni reggerà alla rottura del patto del Nazareno tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi avvenuta proprio in seguito all'elezione del nuovo capo dello Stato.

Non teme nulla il ministro delle Riforme e dei Rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi. Oggi ha osservato che «i numeri per andare avanti ci sono comunque». La maggioranza a Montecitorio ha numeri solidi e si sono anche già esaurite le poche votazioni segrete previste. «Non possiamo fermarci solo perché Forza Italia ci ha ripensato», ha insistito Boschi. Infatti il calendario dei lavori è serratissimo: «Lavoreremo - ha spiegato la ministra - dalle 9 alle 23 tutti i giorni, sabato compreso (fino alle 15, ndr) per cercare di arrivare al termine del percorso alla Camera e siamo già a buon punto. Mi auguro di completarlo il prima possibile per il passaggio definitivo al Senato».

Una data per il voto finale non è stata ancora fissata ma i tempi contingentati a disposizione dei gruppi stanno finendo. Restano da effettuare 1.600 votazioni (700 su emendamenti e articoli, 900 su subemendamenti) e i tempi a disposizione dei gruppi sono quasi esauriti. All'opposizione restano 3 ore, alla maggioranza 19 ore, al gruppo misto 3 ore e 20, 55 minuti per gli interventi a titolo personale. Gli articoli da affrontare sono una ventina: dal 10 al 20 sul procedimento legislativo e dal 31 al 40 sul Titolo V.

Danilo Toninelli, relatore di minoranza e deputato del Movimento 5 Stelle, fa sapere che il suo gruppo presenterà «qualche centinaio di subemendamenti ai nuovi emendamenti presentati dai relatori» e che i pentastellati daranno battaglia in particolare sull'emendamento che prevede che l'Italicum sia sottoposto al vaglio preventivo della Corte costituzionale. Il testo del governo stabilisce che le leggi elettorali approvate possano essere sottoposte al vaglio preventivo della Consulta se c'è la richiesta di una minoranza qualificata del Parlamento. «Ma siccome - osserva Toninelli - le riforme costituzionali saranno approvate dopo l'Italicum questo non verrà mai sottoposto al vaglio della Corte. Quindi faremo nostro un emendamento di Gorgis (minoranza Pd, ndr) che prevede che il vaglio preventivo possa essere fatto anche su leggi già approvate in corso di legislatura».