14 novembre 2019
Aggiornato 04:00

Il «signor NO» dice «NO» anche al PD

L'addio di Cofferati al Pd rischia di generare un maremoto proprio quando, in prossimità dell'elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica, i dem dovrebbero sforzarsi di ritrovare l'unità perduta da tempo. Ma nascondere i brogli delle primarie in Liguria, e soprattutto tappare la bocca all'ex amico Cofferati, sembra una missione impossibile.

ROMA - L'addio di Cofferati al Pd rischia di generare un maremoto proprio quando, in prossimità dell'elezione del tredicesimo Presidente della Repubblica, i dem dovrebbero sforzarsi di ritrovare l'unità perduta da tempo. Ma nascondere i brogli delle primarie in Liguria, e soprattutto tappare la bocca all'ex amico Cofferati, sembra una missione impossibile.

ME NE VADO CON DOLORE, IL PD NON ESISTE PIÙ - A vincere le primarie in Liguria é stata Raffaella Paita, ma il suo rivale dem, Sergio Cofferati, non ci sta. Dopo la grande partecipazione alle urne di un numerossimo gruppo di stranieri (di cui molti, dopo il voto, sono stati pizzicati a chiedere in giro dove poter trovare il compenso economico per il servizio prestato) e il cospicuo contribuito elettorale del centro-destra ligure, l'europarlamentare ha prima denunciato i brogli e le irregolarità delle primarie e poi ha dato il benservito al partito. Era stato tra i suoi quarantacinque fondatori, e il rammarico per aver dovuto prendere una decisione così drastica e impopolare non passa inosservato. Come pure non passano inosservate, anzi inascoltate, le sue parole, che riecheggiano dalla tv – questa mattina era ospite di Tiziana Panella a Coffe Break su La7 – ai giornali di tutti gli schieramenti. «Sta tutta qui la ragione delle mie dimissioni, la ferita politica che si è aperta nel Pd, e non solo in Liguria. Sono stati cancellati i valori stessi su cui è nato il Partito democratico. E io che ne sono stato uno dei 45 fondatori, e non c'era certo Renzi, me ne vado con dolore»: è l'accusa che lancia Cofferati, in un'intervista a La Repubblica.

SOSTEGNO DAL M5S: IN LIGURIA HANNO VINTO IL BURLANDISMO, LO SCAJOLISMO E LE IRREGOLARITÀ - Viene bollato come ipocrita e inopportuno, ma sta di fatto che dalla Direzione Nazionale hanno fatto marameo quando giungevano dalla Liguria le segnalazioni di una campagna elettorale dai contorni non del tutto chiari. E a dar ragione a Sergio Cofferati ci sono anche gli esponenti grillini del M5S: «Hanno vinto il «burlandismo» e lo «scajolismo», che sono figli della stessa malapolitica che ha distrutto la Liguria per anni. E hanno vinto anche le irregolarità, presunte o vere, che hanno portato questo risultato. A Savona c'è una cooperativa sociale che ha mandato messaggi sul telefonino ai suoi lavoratori a tempo determinato, per chiedere loro di votare la Paita. C'è stata chiaramente una forte mobilitazione», ha dichiarato il pentastellato Matteo Mantero, ed ha aggiunto: «Che avrebbe vinto la Paita, in Liguria lo sapevano già. Anche noi lo sapevamo, abbiamo chiesto a dei colleghi del Pd e loro ci han detto: «Vincerà la Paita». Le primarie, in questi partiti, sono semplicemente la foglia di fico per mostrare che i candidati vengono scelti democraticamente, ma in realtà il risultato è già scritto prima.» ha concluso.

LE ACCUSE DEGLI EX-AMICI DEM: COFFERATI, NON SAI PERDERE - Durissime, invece, le parole degli ex alleati. Per il braccio destro di Matteo Renzi, Debora Serracchiani: «Non si può far parte di una comunità politica dicendo «se vinco resto, se perdo me ne vado». Sono dispiaciuta, ma è grazie ai voti del Pd se Sergio siede nell'europarlamento.» Anche la dem Simona Bonafé rincara la dose, domandandosi se Sergio Cofferati lascerà anche il ruolo di europarlamentare. Perfino più lapidario, il tweet di Ernesto Carbone: «Bisogna saper perdere», ha scritto canzonando l'ex amico con il brano reso celebre dai The Rokes negli anni Sessanta. Il vicesegretario del Partito Democratico, Lorenzo Guerini, preferisce toni più sommessi, ma non rinuncia a mandare un messaggio forte: «Mentre il Pd è chiamato ad affrontare sfide nazionali come la scelta del capo dello Stato e locali come le elezioni regionali, bisogna mostrare il massimo attaccamento alla comunità: è il momento della responsabilità. La scelta di Cofferati non va in questa direzione e rischia di danneggiare il partito».

Al di là delle parole, più o meno ipocrite più o meno sincere, dei vari protagonisti della vicenda, non resta che osservare con attenzione l'indiscutibile malessere in cui versa l'intero partito di maggioranza in prossimità delle elezioni del Capo dello Stato. E nell'attesa di conoscere le prossime mosse di Cofferati, c'é da chiedersi se Matteo Renzi riuscirà a placare gli animi e a tenere uniti i suoi in vista di un appuntamento così importante.