13 novembre 2019
Aggiornato 03:00
Dopo l'arresto del comico francese Forza Italia mette i paletti

Chiarelli: «La libertà va bene, ma restino puniti la blasfemia e il vilipendio al Colle»

L'On. Gianfranco Chiarelli è un giurista e membro di Forza Italia dal novembre 2013. Ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb.it per parlarci dell'attentato francese a Charlie Hebdo e dell'importanza di tutte le libertà d'espressione.

ROMA – L'On. Gianfranco Chiarelli è un giurista e membro di Forza Italia dal novembre 2013. Ha rilasciato un'intervista a DiariodelWeb.it per parlarci dell'attentato francese a Charlie Hebdo e dell'importanza di tutte le libertà d'espressione.

Cosa ne pensa dell'attentato a Charlie Hebdo?
«E' un fatto grave che non va sottovalutato. Sono dei pazzi, perché di questo si tratta, che mettono a rischio le relazioni internazionali.»

Lei è un giurista: esiste, o dovrebbe esistere, un limite che vada rispettato da coloro che fanno satira?
«In Italia esiste ancora il reato di diffamazione, ma secondo me è una questione di civiltà più che una questione di normativa giuridica. Ritengo che determinate azioni, sotto l'aspetto umano, non solo non siano condivisibili, ma anche isolate perché vanno al di là di quella che può essere considerata un'offesa causata dalla satira.»

In Italia esistono ancora sia la sanzione amministrativa per la blasfemia che il reato di vilipendio nei confronti del Capo dello Stato: è importante che vengano mantenuti in essere o andrebbero tolti dal nostro ordinamento?
«Ritengo opportuno che vengano ancora mantenuti in essere, per chi si rende colpevole di questi reati.»

Questa mattina, in Francia, è stato arrestato il comico francese Dieudonné, accusato di essere antisemita. Alcuni ritengono che siano stati usati due pesi e due misure: perché si è permesso ai vignettisti di Charlie Hebdo di disegnare caricature contro Maometto, ma non è stata lasciata la stessa libertà di satira a Dieudonné nei confronti degli ebrei. Esistono due versioni della parola «liberté» in Francia?
«Francamente andrei molto cauto sulla questione. Non conosco in dettaglio la situazione francese, ma è ovvio che si tratti di un controsenso: dovrebbe esserci la stessa perseguibilità giuridica sia per chi fa carta stampata sia per chi fa spettacolo. Però non conosco la vicenda nel dettaglio, né conosco la giurisdizione francese.»

Tornando allora all'Italia: è opportuno prendere dei provvedimenti nei confronti della nostra satira, o possiamo stare relativamente sereni per quanto riguarda la paura di attentati terroristici come quello di Parigi?
«Ritengo che la libertà di espressione debba essere sempre consentita. In Italia c'è una disciplina abbastanza consolidata per quanto riguarda la materia in questione, per cui lascerei le cose come stanno perché non mi piace l'idea di limitare la libertà delle persone, purché questa naturalmente non diventi volgare né violenta.»

Un'ultima domanda: cosa ne pensa dello scontro culturale in corso tra il mondo arabo e quello occidentale?
«Ognuno ha la sua religione, ma quello a cui abbiamo assistito è stata un'esaltazione terroristica: non si tratta di fede o religione. Parliamo di persone che ritengono di dover vendicare il proprio Dio attraverso la morte altrui. Per cui ritengo sia un fatto di una gravità assoluta.»