20 ottobre 2019
Aggiornato 07:30
Riforme | Legge elettorale

Renzi: «L'Italicum è costituzionale»

Il Presidente del Consiglio: «Mai vista una legge così semplice e così chiaramente rispettosa dei principi anche della sentenza dell'anti-Porcellum come quella che noi abbiamo fatto»

ROMA - Non c'è alcun tipo di «preoccupazione» da parte del governo italiano sulla costituzionalità dell'Italicum. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la tradizionale conferenza stampa di fine anno, tenutasi alla Camera.
«Non abbiamo nessun tipo di preoccupazione rispetto alla costituzionalità della legge elettorale, si tratta semplicemente di capire... Se entra in vigore la riforma costituzionale prima e la legge elettorale dopo è del tutto evidente che la legge elettorale va al giudizio della Corte. Se è il contrario, non si può fare una legge retroattiva o un pasticcio costituzionale», ha spiegato il premier.
«Dopo di che, come sapete, le forme per andare alla Corte costituzionale rispetto alla legge elettorale», ha proseguito Renzi, «sono numerose, plurime e ben diverse, quindi non abbiamo alcun tipo di problemi o preoccupazioni circa il giudizio sulla costituzionalità».

Chi vince vince, chi vince governa
«Mai vista una legge così semplice e così chiaramente rispettosa dei principi anche della sentenza dell'anti-Porcellum come quella che noi abbiamo fatto», ha proseguito Renzi, secondo il quale «la riconoscibilità è chiara ed è un meccanismo semplice dove alla fine chi vince vince, chi vince governa e chi vince è responsabile delle cose che non fa».
Quanto alle candidature in più di un collegio, il presidente del Consiglio ha ricordato come sia «una caratteristica che va avanti da circa settant'anni nella storia italiana e che ha visto eleggere Moro, Berlinguer e Nenni». Un meccanismo che per sua stessa ammissione, nella veste di segretario del Pd, Renzi non userebbe mai, ma che è stato «utilizzato da tutti, non soltanto in quantità industriale dai leader della Prima Repubblica ma anche da quelli della Seconda Repubblica: lo hanno fatto Berlusconi, Bersani, potrei fare gli elenchi di quelli che si sono candidati in più di un collegio...».

Stop riforme dall'alto, ora coinvolgere tutti
Bisogna intervenire sulla scuola «non con una riforma dall'alto, ma con il coinvolgimento dal basso. E' più faticoso, ma più bello».
«Sulla scuola non voglio essere rapido», ha detto Renzi, aggiungendo: «Tutti i ministri dell'Istruzione precedenti hanno fatto una riforma che riformava la riforma precedente, ancora non entrata in vigore. La parola riforma va cancellata dalla scuola: sentiamo i cittadini, desindacalizzamo la scuola».