16 ottobre 2019
Aggiornato 06:00

Gentiloni: «Con l'India passo diplomatico a un punto dalla rottura»

Si alza il livello dello scontro diplomatico tra Italia e India dopo il rifiuto della Corte Suprema indiana di esaminare le istanze «di carattere puramente umanitario» per prolungare di quattro mesi la convalescenza in Italia di Latorre e consentire il ritorno a casa per le festività natalizie di Girone.

ROMA - Sul caso di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone sono in gioco «principi irrinunciabili di sovranità e diritto internazionale» e di fronte a «un atteggiamento inaccettabile» delle autorità giudiziarie indiane «l'Italia ha l'obbligo di reagire» in modo «fermo e unitario». Si alza il livello dello scontro diplomatico tra Italia e India dopo il rifiuto della Corte Suprema indiana di esaminare le istanze «di carattere puramente umanitario» per prolungare di quattro mesi la convalescenza in Italia di Latorre e consentire il ritorno a casa per le festività natalizie di Girone. I due marò italiani sono accusati di aver ucciso due pescatori del Kerala, scambiati per pirati nel febbraio 2012. «Il governo» italiano, ha detto oggi il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni in parlamento, «si riserva di effettuare tutti i passi necessari a partire dall'urgente richiamo per consultazioni dell'ambasciatore italiano a Nuova Delhi», Daniele Mancini.

Non ci sarà certo «una rottura delle relazioni diplomatiche», ma all'indomani della decisione della Corte Suprema l'Italia non nasconde la sua profonda «irritazione» e si dice pronta a «valutare tutte le opzioni». «Non c'è dubbio che tra le ulteriori decisioni su cui dobbiamo ragionare non possiamo affatto escludere il pratico avvio dell'arbitrato" internazionale "e dobbiamo sapere che questa ipotesi è molto chiaramente sul tavolo», ha sottolineato il titolare della Farnesina.

Intanto, Massimiliano Latorre, in Italia per quattro mesi di convalescenza dopo il grave malore accusato a Delhi, non farà ritorno in India. Le sue, ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti, «non sono condizioni che possono consentire una partenza dall'Italia, considerata anche la data ravvicinata» del previsto rientro, ovvero metà gennaio. Proprio per questo, per potere proseguire cure e riabilitazione ed eventualmente sottoporsi a un intervento chirurgico, il fuciliere di Marina aveva chiesto di prolungare la sua permanenza in Italia. Dunque, non si tratta di «un atto di sfida né della volontà di scontro», ma di «una serena e ferma presa d'atto di una situazione», ha commentato ancora Pinotti.

Il nodo, è evidente, non è solo giudiziario e diplomatico. In questa vicenda, ha ricordato Gentiloni, c'è molto in gioco anche «sul piano umano». Le autorità indiane richiedono attenzione per l'ordinamento giuridico nazionale e un «dialogo rispettoso tra le parti», ma dall'altra parte «vengono meno alla tutela dei diritti di natura umanitaria dopo avere accumulato una serie di ritardi e rinvii sul caso. Siamo non solo delusi ma anche irritati», ha detto Pinotti. «Ci eravamo consultati attentamente prima di presentare le istanze e ci aspettavamo un risultato diverso».

E adesso, se «la salute e il recupero di Massimiliano Latorre sono una priorità per il governo e nulla sarà fatto per mettere a rischio la situazione», la posizione di Girone resta di «angosciosa preoccupazione». Resta detenuto a Nuova Delhi, «è in cima ai nostri pensieri» e la sua condizione «rimane molto critica», ha confermato il ministro.