Pm: «Odevaine dalla cupola prendeva 5mila euro al mese»
Luca Odevaine, ex capo della polizia provinciale, arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulla 'mafia di Roma', ha compiuto atti contrari ai suoi doveri d'ufficio per l'assegnazione di migranti in precise strutture gestite da Buzzi e Coltellacci. In cambio Odevaine «riceveva una retribuzione di 5.000 euro mensili». Intanto è stato ritrovato il libro maestro della mafia romana.
ROMA - Pericolo di reiterazione dei reati stante «la gravità e il numero dei reati commessi, estesi per un periodo superiore ai tre anni, la sua capacità di penetrazione delle istituzioni, la sua pervicacia a piegare le funzioni che svolge all'interesse suo personale e quello dei suoi corruttori, quale evidenziato dai fatti contestati, che ricostruiscono solo una parte della sua illecita attività sono elementi che depongono per un'intensissima pericolosità sociale». Lo scrive il gip nel motivare le esigenze cautelari a carico di Luca Odevaine, ex capo della polizia provinciale, arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulla 'mafia di Roma'.
LA TRUFFA DEI MIGRANTI - Quanto alla sussistenza del pericolo di fuga il giudice ricorda che Odevaine «ha interessi in Venezuela, Paese in cui si reca spesso, la capacità economica per ivi recarsi, il movente alla fuga dato dalla pena assai grave che in concreto è ragionevole verrà irrogata». All'ex capo della polizia provinciale si contesta «nella sua qualità di appartenente al Tavolo di coordinamento nazionale sull'accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale» di aver compiuto atti contrari ai suoi doveri d'ufficio «al fine di creare le condizioni per l'assegnazione dei flussi di immigrati alle strutture gestite dai soggetti economici riconducili a Buzzi e Coltellacci (entrambi della società Eriches 29, ndr.)". In cambio Odevaine «riceveva una retribuzione di 5.000 euro mensili». Nello stesso capo d'imputazione è citato anche Mario Schina (responsabile del Decoro urbano del Comune dal 2005 al 2007 durante la giunta Veltroni) finito agli arresti domiciliari, ritenuto "intermediario" in cambio di 1.500 euro mensili.
GLI APPALTI PUBBLICI E GLI IMBROGLI - Franco Panzironi, ex amministrazione delegato Ama, indagato nell'ambito dell'inchiesta romana su mafia e appalti, avrebbe fornito al sodalizio guidato da Massimo Carminati «uno stabile contributo per l'aggiudicazione di appalti pubblici» in cambio di una ricompensa di 15.000 euro mensili. Panzironi, raggiunto ieri dall'ordinanza di custodia sulla cosiddetta 'mafia Capitale', è accusato dei reati di associazione di stampo mafioso, corruzione e turbativa d'asta. Secondo gli inquirenti, l'ex ad della municipalizzata, «assolutamente asservito alla'associazione, nella sua qualità funzionale, intervenendo sistematicamente a favore dell'associazione e compiendo una serie di atti contrari ai doveri d'ufficio», avrebbe ottenuto - oltre ad un mensile - «una serie di finanziamenti a favore della Fondazione della quale è socio fondatore, consigliere e segretario generale».
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