26 novembre 2020
Aggiornato 04:30
Boldrini a gamba tesa

«Non togliete i diritti ai lavoratori»

La presidente della Camera, Laura Boldrini, richiama i sindacati e chiede che non siano «sordi a quanto accade fuori dal Palazzo». Camera e Senato andranno avanti sui tetti agli stipendi dei dipendenti. Intanto il presidente del Consiglio, da New York, avverte: «Andiamo avanti. Siamo pronti a sfidare i poteri forti».

ROMA - La presidente della Camera, Laura Boldrini, fa sapere che Camera e Senato andranno avanti sui tetti e sottotetti agli stipendi dei dipendenti del Parlamento, durante un incontro con la stampa estera. Interpellata sulla diffida arrivata da alcuni sindacati dei dipendenti, la terza carica dello Stato ha risposto: «Abbiamo in tutti i modi cercato di coinvolgere le 11 sigle dei sindacati dei dipendenti e infatti rispetto allo schema iniziale più rigido c'è stata un'apertura, abbiamo accolto molti emendamenti dei sindacati in modo di avere tagli più drastici ai vertici e più moderati alle retribuzioni delle fasce intermedie. Mi spiace che i sindacati non abbiano rivendicato il successo ottenuto, sarebbe stata un'ottima occasione di dimostrare senso di responsabilità. Non possono essre sordi e impermeabili rispetto a quanto accade fuori dal Palazzo, non con me presidente della Camera».

BOLDRINI: SINDACATI FUORI DA REALTÀ «Io - continua a rassicurare la Boldrini - sarò equilibrata. L'Ufficio di Presidenza deciderà. Il nostro obiettivo non è penalizzare perché riconosciamo la grande professionalità del personale ma c'è una esigenza e se i sindacati non se ne rendono conto sono fuori dalla realtà. Noi andiamo avanti, ci assumeremo le nostre responsabilità». La presidente aggiunge in seguito: «Negli anni c'è stato un aumento degli stipendi del personale di Camera e Senato molto consistente, visto che non esistevano tetti, ma questo non è più sostenibile».Osserva la Boldrini andando avanti a parlare delle riforme: «Qunidi faremo una grande riforma e ci sarà un ruolo unico dei dipendenti del Parlamento, e non più di Camera e Senato, e una drastica riduzione delle retribuzioni. Oltre al tetto dei 240mila euro previsto dalla legge, stabiliremo dei sottotetti, altrimenti ci sarebbe un appiattimento delle retribuzioni». E conclude precisando che «si tratta di una operazione complessa, non da tutti accolta con favore».

IL PREMIER BATTAGLIERO - Intanto da New York il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante l'incontro con la comunità italiana al Consolato di New York, torna a parlare del suo impegno «per cambiare davvero il Paese», obiettivo raggiungibile solo con il sostegno anche degli italiani che vivono in America. E continua il premier: "Per tornare a fare l'Italia siamo pronti, se servirà, a fare battaglie in Parlamento e a sfidare i poteri forti. Anche se più dei poteri forti temo i pensieri deboli». I propositi già si conoscono: «Cambieremo la burocrazia, le regole del gioco sul lavoro, le istituzioni, e daremo tempi certi alla giustizia. E' come una bicicletta... Se si vuole restare in piedi si deve correre, stando fermi si cade».

L'OPPORTUNITÀ NELLA GLOBALIZZAZIONE - Uno l'invito rivolto agli imprenditori italiani di New York e in generale a tutto il Paese, è a «non rassegnarsi alla rassegnazione» ma ad essere «orgogliosi e gelosi del nostro passato ma anche del nostro futuro». Riconosce i problemi, Renzi e aggiunge: «Alcuni numeri non vanno, ma a fronte di un debito alto abbiamo una ricchezza privata più di altri paesi del mondo occidentale, aziende che crescono nonostante la politica e abbiamo la straordinaria capacità di essere innovatori e curiosi». Il premier invita poi «a non aver paura della globalizzazione, paura che ci ha portato a difenderci e a stare coperti, ma questo è sbagliato perché - conclude - la globalizzazione è una grande opportunità per l'Italia».

JOBS ACT: NIENTE PASTICCI - Sempre in occasione dell'incontro al Consolato con la comunità italiana, il presidente del Consiglio affronta il tema caldo della riforma del lavoro e, rispondendo ai giornalisti, afferma: «Non ci sarà alcun pasticcio, condivido alla lettera le parole del ministro Poletti. Faremo una riforma fatta bene che sarà degna di questo nome».

FASSINA: LE CONTRADDIZIONI DEL JOBS ACT - Sulla riforma del lavoro, in Italia, arriva il commento di Stefano Fassina (Pd), che parla in un'intervista a La Stampa, e afferma che nel Jobs Act «non c'è nessun intervento certo di disboscamento dei contratti precari, la delega parla solo di una eventualità. E poi gli ammortizzatori sociali per i precari: la delega parla di risorse invariate, quindi quelle che oggi non bastano nemmeno andrebbero redistribuite su una platea molto più ampia». E l'esponente del Pd continua: «Rispetto a tre milioni di disoccupati, se contiamo di coprirne soltanto 500mila con 6-700 euro al mese per 12 mesi, sono oltre 4 miliardi l'anno. Il governo è sicuro di trovare questi miliardi aggiuntivi? Dove? - si chiede Fassina - E vorrei capire che carattere hanno questi ammortizzatori e se, come mi pare di capire, è previsto un aumento contributivo a carico del lavoratore e del datore di lavoro». E conclude l'ex ministro dell'Economia: «Così com'è la delega è contraddittoria rispetto al mandato che noi del Pd abbiamo ricevuto perchè aggrava la precarietà - ha aggiunto Fassina - Spero si possa discutere e migliorare: così com'è per me è insostenibile». In relazione all'articolo 18 aggiunge: «Vorrei capire la connessione tra la sua eliminazione e la riduzione della precarietà».

NEW YORK E' CON RENZI - Intanto, sempre dalla grande mela arrivano i complimenti del neoeletto sindaco, Bill De Blasio, che elogia il capo del Governo del Belpaese: «Renzi è un esempio di leadership, una voce fondamentale per le riforme in Italia. Il suo successo in Italia è necessario. E dunque dico Forza Renzi». Augurio cui il premier ha risposto con una battuta: «Grazie Bill, basta che non dici Forza Italia...». Parole di lode anche da Cuomo, a giudizio del quale con Renzi «l'Italia ha trovato una leadership forte: è una giovane stella", assicurando il suo impegno per "rendere ancora più stretto il legame tra New York e l'Italia».