28 novembre 2020
Aggiornato 06:00
Fumo nero sulla Consulta

Dal PD accanimento terapeutico su Violante

Veti, sospetti, tradimenti: oggi riprende il tormentone parlamentare per la nomina dei giudici della Consulta e del Csm, che finora ha prodotto solo sfiducia nei confronti delle Istituzioni.

ROMA - Su quanto sta avvenendo in questi lunghi giorni intorno alla nomina di due giudici della Corte Costituzionale e su alcuni membri del Csm è stato scritto di tutto. Dalle pagine dei giornali sono uscite parole di fuoco da parte di costituzionalisti, studiosi ed editorialisti per bollare con i giudizi più severi lo scempio che il Parlamento sta facendo sia delle sue funzioni che di due istituzioni che rappresentano il cardine della democrazia.

OMBRE SULLA CONSULTA - Undici fumate nere sono però un'ombra troppo grigia proiettata sulla Consulta e sul Csm per essere liquidata come una manovra politica per mettere in crisi il patto Nazareno o per impedire la nomina di qualche avversario politico. Si è visto inoltre che anche la rinuncia di Antonio Catricalà, che era il prescelto da Berlusconi, non è comunque bastata a spianare la strada a Donato Bruno, a sua volta sponsorizzato dai malpancisti di Forza Italia.
Evidentemente dietro questo sbarramento, soprattutto per quanto riguarda la Corte Costituzionale ci deve essere dell'altro. E forse più che a tutti e due i candidati, dopo l'autoesclusione di Catricalà, bisogna puntare l'attenzione soprattutto su Luciano Violante, sul quale, al momento il Partito Democratico sembra voglia continuare con l'accanimento terapeutico nell'imporlo a quelle zone del partito che ne vogliono sapere di votarlo.

I FRANCHI TIRATORI CONTRO VIOLANTE - Di Violante si sa tutto. Dalla sua carriera in magistratura, a quella politica, fino alla presidenza della Camera. Ieri Grillo lo ha definito «lord protettore» di Berlusconi.Non a caso sul blog dell'ex comico spopola, ogni volta che viene riproposto, il video in cui, in una famosa seduta della Camera, dagli scranni del Pd, Luciano Violante si rivolse a Berlusconi per chiedergli come mai mantenesse un atteggiamento negativo dopo quanto in suo favore aveva fatto il Pd, dalla mancata applicazione di una legge sul conflitto di interessi, alla legge sulle Tv, a quelle ad personam.

LA SIMPATIA A DOPPIO TAGLIO DI BRUNETTA - E' indubbio che a Violante non ha giovato la simpatia sul suo nome sbandierata ai quattro venti da Renato Brunetta nelle ultimissime votazioni. «Violante ci rappresenta», si è addirittura sbilanciato a dire il capo gruppo di Forza Italia a Montecitorio. Tanto che qualcuno a sospettato che tanta benevolenza fosse esibita per mettere sotto il naso dei malpancisti del Pd la prova provata dell'inciucio Renzi-Berlusconi, così come il torero piazza davanti alle corna del toro il drappo rosso per farlo infuriare. Insomma Brunetta avrebbe lavorato per aizzare il voto contrario dei franchi tiratori del Pd al fine di dimostrare a tutto il mondo, ma soprattutto al premier stesso, la debolezza di Matteo Renzi davanti ai suoi deputati e senatori.

IL MESSAGGIO A RENZI - Naturalmente questa ricostruzione ha imprsso il timbro della dietrologia, ma lo stesso Brunetta, intervenendo la sera a Ballarò ha ripetuto al Sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Del Rio, la sua convinzione che Renzi non avrà mai in Parlamento i voti di una larga parte del suo partito indispensabili per fare le riforme. Concetto che Brunetta aveva già esposto il giorno precendente sul "Mattinale" condensandolo in un messaggio al premier in cui gli intimava : «o un governo di unità nazionale o le elezioni».
Ora con tutto questo fardello di sospetti, più o meno fondati, sul nome di Violante è lecito chiedersi che cosa induca il Pd ad insistere sul suon nome, visto che l'accanimento dei franci tiratori e perlomeno pari all'insistenza con la quale l'ex presidente della Camera continua a mantenere la sua candidatura.

UNA FITTA COLTRE DI FUMO - C'è infine da chiedersi se tanta perseveranza non nasconda invece altri patti o necessità che sfuggono all'alto grado di trasparenza richiesta nella scelta di un giudice della Corte Constituzionale. Arrivati comunque alla soglia della dodicesima chiamata delle Camere riunite, anche se tutte le supposizioni sopra elencate fossero frutto della fantasia di dietrologi, resterebbe l'opportunità che dalla corsa ad un incarico a cui è demandata la difesa della Costituizione fosse sollevato un esponente della politica già sottoposto all'estenuante tormentone messo in scena dal Parlamento in ben undici sedute contraddistinte da una fitta coltre di fumo nero.