6 giugno 2020
Aggiornato 16:30
Fumata nera per la Consulta

Franchi tiratori in azione: non passano Catricalà e Violante

«Abbiamo fatto una bella figura di m...», si sfoga amaro Berlusconi con tutti quanti gli vengono a tiro. Il suo candidato per la Consulta, Antonio Catricalà, è stato spazzato via dal voto di ieri. E pure quello di Renzi, cioè l’ex presidente della Camera Luciano Violante, non ha fatto una gran riuscita.

ROMA - E' sull'elezione dei giudici della Corte costituzionale che si è nuovamente arenata la partita per il rinnovo dei membri laici del CSM e degli stessi componenti della Consulta. Una partita che starebbe gestendo direttamente il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, tanto da suscitare la reazione della Lega Nord che oggi ha chiesto apertamente che si compia il patto del Nazareno e che i lavori del Parlamento siano sbloccati.
La nona votazione per i due giudici della Consulta da parte delle Camere si è risolta con il mancato raggiungimento del quorum: il candidato del Pd Luciano Violante ha ottenuto 458 voti, mentre quello di Forza Italia, Antonio Catricalà, ha incassato 368 preferenze. Il partito di Silvio Berlusconi ha però espresso un'altra preferenza, quella per il senatore azzurro Donato Bruno, confermando con 120 voti le voci circolate nei giorni scorsi su di una sua informale candidatura e di una spaccatura in Forza Italia.

Il ticket Violante-Catricalà sembrerebbe quindi sfumare. All'ex-presidente della Camera sono mancati 112 voti per arrivare alla Consulta e per qualcuno la sua candidatura potrebbe a questo punto considerarsi bruciata.
Per quanto riguarda invece l'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio sono mancati i voti di Forza Italia, alcuni dirottati su Donato Bruno, il quale però avrebbe incassato anche preferenze al fuori del suo partito, senza esclusione del PD.
L'ipotesi che si potrebbe prospettare è quella di una nuova coppia Violante-Bruno, a discapito di Catricalà, appoggiato in Forza Italia da Gianni Letta. Le congetture sviluppatesi nella giornata di oggi hanno visto riemergere per Forza Italia anche il nome di Niccolò Ghedini, l'avvocato di Berlusconi che buona parte del Pd non sarebbe disposta a votare e che ha smentito personalmente ogni indiscrezione.

Per il PD ipotesi Finocchiaro - Sul fronte democratico, per tutto il giorno è circolata la voce che a sostituire Violante possa essere la presidente della commissione Affari costituzionali del Senato Anna Finocchiaro, che proprio nel pomeriggio si è recata a palazzo Chigi, ufficialmente per parlare della legge elettorale. Ipotesi che, anche in questo caso, viene smentita categoricamente da una parte del Pd sottolineando che non si tratterebbe del profilo adatto. Rimane in sottofondo, senza tramontare definitivamente, il nome di Augusto Barbera, che potrebbe costituire il ticket con Bruno.

Leone (NCD) eletto al CSM - Per quanto riguarda il CSM, si può dire che l'elezione sta avvenendo «a spizzichi e bocconi». Oggi è stata la volta di Antonio Leone, candidato di NCD, dopo il via libera di ieri a Giovanni Legnini e Giuseppe Fanfani, entrambi per il Pd. Il Parlamento deve eleggere ancora cinque membri non togati e nessuno dei nomi più quotati usciti dallo scrutinio di oggi è andato sotto la soglia dei 420 voti.

Si vota lunedì - La prossima seduta congiunta di Camera è Senato è stata convocata per lunedì alle 15. Una decisione presa dai presidenti Laura Boldrini e Pietro Grasso dopo la richiesta dei gruppi di avere tempo per una riflessione, ma sottolineando l'assoluta urgenza di un esito positivo dello scrutinio affinchè il Parlamento possa ricominciare a lavorare.

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